Pensioni, ci vai prima dei 60 anni se hai iniziato a lavorare a questa età

Simone Micocci

19 Maggio 2026 - 09:56

Pensione prima dei 60 anni: con la legge Fornero è possibile. Ecco quanti contributi servono e a che età bisogna aver iniziato a lavorare.

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Andare in pensione prima dei 60 anni è possibile, ma solo a determinate condizioni. In particolare, serve aver iniziato a lavorare molto giovani e aver mantenuto una carriera contributiva lunga e pressoché continua, senza interruzioni significative.

La legge Fornero, infatti, “premia” chi può far valere una lunga anzianità assicurativa: in questi casi, per maturare il diritto alla pensione non conta tanto l’età anagrafica, quanto il numero di anni di contributi versati.

Il riferimento è alla pensione anticipata ordinaria, una delle poche misure che distingue ancora tra lavoratori uomini e lavoratrici donne, prevedendo per queste ultime uno “sconto” sul requisito contributivo. A prescindere dal genere, poi, un trattamento ancora più favorevole è riconosciuto a chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni, ossia ai cosiddetti lavoratori precoci. Per loro, infatti, il diritto alla pensione può maturare con un numero inferiore di anni di contributi.

Vediamo quindi come sia possibile andare in pensione prima dei 60 anni grazie alle forme di pensione anticipata previste dalla legge Fornero. In questa guida risponderemo soprattutto a una domanda: a che età bisogna aver iniziato a lavorare - o comunque a versare contributi, anche tramite riscatto degli anni di studio universitario - per poter smettere prima di compiere 60 anni?

In pensione prima dei 60 anni tenendo conto solo dei contributi

Per andare in pensione prima dei 60 anni bisogna aver iniziato a lavorare molto presto e, soprattutto, aver mantenuto una carriera contributiva continua. Prima di capire qual è l’età da cui bisogna aver iniziato a versare contributi, vediamo quali sono oggi i requisiti richiesti.

Come anticipato, le due strade principali sono la pensione anticipata ordinaria e la sua variante riservata ai lavoratori precoci. Questo significa che:

  • con la pensione anticipata ordinaria si accede alla pensione una volta maturati 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • con la Quota 41 per lavoratori precoci, invece, il diritto alla pensione si matura con 41 anni di contributi.

Con le regole attuali, quindi, un uomo deve aver iniziato a lavorare almeno a 17 anni: in questo modo, con una carriera senza interruzioni, può maturare il diritto alla pensione a 59 anni e 10 mesi, quindi poco prima del compimento dei 60 anni.

Per le donne il margine è leggermente più ampio, perché il requisito contributivo è inferiore di un anno: possono aver iniziato a lavorare anche a 18 anni e maturare comunque il diritto alla pensione a 59 anni e 10 mesi.

Per chi ha iniziato a lavorare prima del compimento della maggiore età esiste poi una seconda possibilità. Chi può far valere almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni viene considerato lavoratore precoce e, se rientra nelle categorie tutelate, può accedere alla pensione con 41 anni di contributi. In questo caso, chi ha iniziato a lavorare a 17 anni può smettere già a 58 anni.

Attenzione, però: Quota 41 non è una misura aperta a tutti. È riservata solo a chi, oltre a essere lavoratore precoce, appartiene a una delle categorie considerate meritevoli di maggiore tutela dalla legge, come disoccupati di lungo periodo, invalidi almeno al 74%, caregiver o addetti a mansioni gravose. E non solo, almeno un contributo settimanale deve risultare versato entro il 31 dicembre 1995, escludendo tutti i contributivi puri.

Va poi considerato un aspetto decisivo: i requisiti della pensione anticipata sono destinati ad aumentare per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Fino al 2026 l’adeguamento resta bloccato, ma dal 2027 il requisito contributivo aumenterà di 1 mese, per poi aumentare di altri 2 mesi nel 2028. In pratica, la pensione anticipata ordinaria salirebbe a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027, per arrivare poi a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese nel 2028.

E non finisce qui, perché secondo le stime legate all’evoluzione della speranza di vita il requisito potrebbe continuare ad aumentare anche negli anni successivi. Per il biennio 2029-2030 si prevede un ulteriore incremento di 2 mesi, con la conseguenza che serviranno sempre più contributi per accedere alla pensione anticipata.

Questo significa che, con il passare degli anni, per andare in pensione prima dei 60 anni non basterà più aver iniziato a lavorare a 17 o 18 anni: bisognerà aver cominciato ancora prima, oppure poter contare su strumenti come il riscatto degli anni di studio, sempre che questo consenta di anticipare effettivamente la maturazione del requisito contributivo.

Di fatto, salvo la possibilità riservata ai lavoratori precoci - anch’essa soggetta agli adeguamenti e comunque limitata a una platea specifica visto l’obbligo di avere almeno un contributo versato entro il 31 dicembre 1995 - andare in pensione prima dei 60 anni diventerà sempre più complicato. La pensione anticipata resta infatti una misura svincolata dall’età anagrafica, ma non dal numero di contributi richiesti: e se questi aumentano, si riduce automaticamente, e notevolmente, la possibilità di lasciare il lavoro prima dei 60 anni.

Come iniziare a lavorare più tardi e andare comunque in pensione prima dei 60 anni

Prima di concludere, bisogna considerare, però, che non sempre gli anni di contributi richiesti per accedere alla pensione devono coincidere con anni di lavoro effettivo. In alcuni casi è possibile valorizzare anche altri periodi, così da anticipare il raggiungimento del requisito contributivo.

L’esempio più semplice è il riscatto degli anni di laurea: chi ha frequentato un corso universitario può trasformare quel periodo in contributi utili ai fini pensionistici. In questo modo, anche chi inizia a lavorare subito dopo il conseguimento della laurea, riscattando fino a cinque anni, può avvicinarsi alla pensione intorno alla soglia dei 60 anni.

Lo stesso vale per chi ha iniziato a lavorare con un leggero ritardo rispetto alle età indicate sopra, ma può far valere altri periodi coperti da contribuzione, come contributi volontari o contributi figurativi.

Attenzione, però: come indicato dalla circolare Inps 180/2014, per la pensione anticipata servono comunque almeno 35 anni di contribuzione effettiva. Quindi questi strumenti possono aiutare ad anticipare l’uscita, ma non sostituiscono del tutto una carriera lavorativa lunga e continuativa.