Pensioni, per la nuova riforma tutto tace: perché non è una bella notizia

Simone Micocci

15 Giugno 2021 - 18:00

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Pensioni: il Ministro Orlando aveva promesso l’avvio del confronto in tempi brevi. Per la prossima riforma, tuttavia, ancora tutto tace.

Pensioni, per la nuova riforma tutto tace: perché non è una bella notizia

Sulla riforma delle pensioni, tutto tace.

In realtà sono diverse ogni giorno le notizie riguardanti le pensioni e le novità per il futuro, in particolare per il prossimo anno visto l’addio in programma di Quota 100. Di concreto, però, poco o nulla.

Nonostante i sindacati abbiano da tempo presentato le loro proposte di riforma, che come spiegato più volte si riassumono in una flessibilità in uscita con 62 anni di età o 41 anni di contributi - da parte del Governo non sembrano esserci cenni a riguardo.

È vero che dietro a questo “silenzio” c’è anche il fatto che per la riforma delle pensioni sembra esserci ancora tempo, in quanto questa entrerà comunque in vigore non prima del 1° gennaio 2022, ma allo stesso tempo si tratta di un tema talmente delicato che richiede comunque molti confronti prima di poter arrivare a un accordo comune. Sempre se c’è la volontà politica nel farlo, quella che ad oggi sembra mancare.

Ecco perché il silenzio che caratterizza la prossima riforma delle pensioni, semmai ci sarà, non è una buona notizia.

Perché il silenzio sulla riforma delle pensioni è preoccupante

Ogni giorno leggiamo di qualche differente proposta per il dopo Quota 100. La Lega ha depositato un disegno di legge riguardante una Quota 41 per tutti, con un ricalcolo contributivo dell’assegno, mentre il Presidente dell’Inps ha proposto un doppio assegno liquidato in due diverse tranche, una al momento del pensionamento e l’altra (la parte calcolata con il retributivo) solo al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Chi non si è ancora espresso a riguardo, invece, è il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, colui che effettivamente dovrà sciogliere il nodo su come sarà la prossima riforma.

In realtà il Ministro ha parlato e lo ha fatto lo scorso 19 maggio nel corso del Question Time alla Camera. Qui Orlando ha spiegato che - dopo aver messo le basi per la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive - si può anche pensare ad avviare un confronto sulle pensioni.

Un confronto che tuttavia, almeno secondo quelle che sono le informazioni in nostro possesso, non c’è ancora stato e questa non può essere una bella notizia.

Semmai ci dovesse essere una riforma delle pensioni che vada a introdurre una misura di flessibilità che sostituisca Quota 100, questa dovrà essere finanziata dalla prossima Legge di Bilancio (della quale, comunque, si comincerà a discutere dopo l’estate). Bisognerà già capire oggi, però, quanto si intende riservare al tema pensioni, visto che inevitabilmente ci sono misure che costano più di altre.

Il silenzio di questi giorni, con Orlando che durante il Question Time aveva promesso novità entro giugno, dimostra che da parte del Governo Draghi non c’è fretta nel discutere di cosa ne sarà delle pensioni. Si tratta di un tema non di prioritaria importanza (e questo non è un segreto visto che lo stesso Orlando lo dichiarò in tempi non sospetti) per il Governo Draghi, e anche dal punto di vista economico non ci aspettiamo chissà quali sforzi.

Questo significa che semmai un dopo Quota 100 ci sarà, e questo non sarà semplicemente un ritorno a quanto previsto dalla Legge Fornero, non dovremo comunque aspettarci misure che andranno a stravolgere l’attuale impianto. Per intenderci, niente pensione a 62 anni, niente Quota 41 per tutti (eccetto il caso in cui questa dovesse prevedere delle penalizzazioni in uscita).

Riforma pensioni: cosa sta aspettando il Governo?

Indicazioni su cosa sta aspettando il Governo prima di avviare il confronto sulle pensioni ci arrivano sempre dal Question Time del mese scorso. In questa occasione, Orlando ha spiegato di voler prima attendere i dati raccolti dalle Commissioni di studio istituite presso il Ministero del Lavoro, ossia:

  • Commissione sulla classificazione e comparazione, a livello europeo e internazionale, della spesa pubblica nazionale
  • Commissione sulla gravosità delle occupazioni

Va detto che in queste commissioni già ci sono i rappresentati delle parti sociali, quindi c’è comunque un dialogo costante.

Solo una volta concluso il lavoro di approfondimento di queste due commissioni avremo le informazioni utili per capire qual è il peso e la composizione della spesa pensionistica e assistenziale, dato necessario anche per capire quanto si può spendere per la riforma.

Risorse che, spiega Orlando, serviranno anche a risolvere il problema delle “future generazioni”, non escludendo quindi l’ipotesi di una pensione di garanzia.

Non sappiamo, però, come il Governo intende risolvere il problema del dopo Quota 100. Alcuni indizi li ha dati Orlando, parlando di misure “non a carattere sperimentale e transitorio” (come appunto è stata Quota 100) e comunque orientate in termini di “sostenibilità ed equità”.

Una riforma che sia sostenibile e non crei disparità (mentre Quota 100 fu penalizzante per le donne); un obiettivo che non sarà semplice da raggiungere ed è per questo motivo che servirebbe velocizzare il più possibile il confronto.

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