Si torna a parlare della flat tax sulla tredicesima. Fino a 500 euro in caso di aliquota del 10% fino a 30.000 euro di reddito; vantaggi anche sulla pensione.
Fino a 500 euro l’anno: è questo il vantaggio fiscale massimo che potrebbe esserci nel caso in cui, nella prossima legge di Bilancio, venisse effettivamente introdotta una flat tax sulla tredicesima mensilità, come anticipato da Marco Osnato al Meeting di Rimini.
Osnato, pur ricordando che, in qualità di presidente della Commissione Finanze della Camera, non ha il potere di decidere quali misure dovrà introdurre il governo, ha comunque posto l’attenzione sulla necessità di un provvedimento che possa ridurre la pressione fiscale sulla tredicesima di fine anno, tanto per gli stipendi quanto per le pensioni. D’altronde, anche la tredicesima dei pensionati è oggi soggetta a regole fiscali meno vantaggiose rispetto ai ratei mensili, vista la mancata applicazione delle detrazioni per reddito da pensione. È per questa ragione che, nonostante un importo lordo più o meno simile a quello della pensione di dicembre, solitamente si registra una differenza nel netto.
Ecco quindi che una flat tax sulla tredicesima, intesa come una sorta di aliquota unica fino a una determinata fascia di reddito, rappresenterebbe un modo per ottenere un ulteriore “bonus” sulla pensione di dicembre, sotto forma, appunto, di una minore Irpef da pagare.
Una misura che, per il momento, fa parte delle discussioni sulla più ampia riforma fiscale, che dovrebbe prevedere anche un taglio dell’Irpef per i redditi superiori a 50.000 euro, e la cui realizzazione dipenderà dalle risorse a disposizione del governo. Proprio per questo, Osnato ha presentato una serie di ipotesi su come potrebbe funzionare la flat tax sulla tredicesima di stipendi e pensioni: la più vantaggiosa, quella con un’aliquota del 10% fino a 30.000 euro di reddito, potrebbe garantire un aumento fino a 500 euro l’anno, erogati tutti in un’unica soluzione.
Una tredicesima con meno tasse per dare più soldi ai pensionati
Oggi la tredicesima è tassata allo stesso modo del rateo ordinario della pensione, con la differenza che sulla gratifica di fine anno - che, ricordiamo, viene calcolata come per gli stipendi, maturando 1/12 per ogni mese di pensione percepito - non si applicano le detrazioni per reddito da pensione.
Il valore della tredicesima entra quindi nell’imponibile complessivo e viene tassato applicando l’aliquota Irpef prevista per lo scaglione di riferimento: il 23% fino a 28.000 euro, il 33% tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% sopra i 50.000 euro.
Da tempo l’obiettivo è rendere meno severa questa tassazione, ma finora le proposte avanzate si sono sempre tradotte in interventi temporanei, ossia in bonus sulla tredicesima riconosciuti per un solo anno e poi mai rifinanziati.
Adesso il governo vorrebbe lasciare in eredità - ricordiamo che la prossima sarà infatti l’ultima manovra prima delle prossime elezioni - una misura strutturale che ridurrebbe notevolmente le tasse da pagare sulla gratifica di fine anno.
L’ipotesi prevede di applicare un’aliquota unica fino a una determinata soglia e, sulla parte che la supera, l’aliquota prevista per lo scaglione di riferimento. Per definire percentuali e limiti di reddito, però, bisognerà prima fare i conti con le risorse a disposizione.
Un suggerimento arriva comunque da Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, secondo il quale la proposta minima, che tuttavia riconoscerebbe un vantaggio limitato, sarebbe quella di fissare un’aliquota del 15% per i primi 15.000 euro di reddito. Per poter parlare di un intervento quantomeno sufficiente, però, Osnato suggerisce di alzare l’asticella: un’aliquota anche del 10% fino a 30.000 euro di reddito.
Fino a 500 euro in più di tredicesima della pensione con la flat tax
Ma di quanto potrebbe aumentare la tredicesima dei pensionati? Restando nell’ambito delle ipotesi avanzate da Osnato, con un’aliquota del 15% applicata ai redditi fino a 15.000 euro il vantaggio sarebbe piuttosto contenuto. Considerando un reddito imponibile annuo di 15.000 euro distribuito su 13 mensilità, la tredicesima sarebbe pari a circa 1.154 euro: il passaggio dall’attuale aliquota del 23% a quella del 15% garantirebbe quindi un risparmio di circa 92 euro.
Più consistente sarebbe invece il beneficio assicurato dalla seconda proposta, ossia l’applicazione di un’aliquota del 10% sui redditi fino a 30.000 euro. In questo caso, prendendo sempre come riferimento un reddito imponibile distribuito su 13 mensilità, il vantaggio sarebbe di circa 150 euro per un pensionato con un reddito annuo di 15.000 euro, salirebbe a circa 200 euro con 20.000 euro di reddito e a 250 euro con 25.000 euro. Per chi percepisce 28.000 euro l’anno, il risparmio sarebbe di circa 280 euro, mentre in presenza di un reddito di almeno 30.000 euro potrebbe raggiungere i 500 euro.
Quindi, qualora venisse approvata l’ipotesi più favorevole, la pensione di dicembre potrebbe aumentare fino a 500 euro netti, corrisposti in un’unica soluzione insieme alla tredicesima.