Pensioni, aumento 2026. Fino a 155 euro netti in più per chi è nato in questi anni

Simone Micocci

28/12/2025

Nel 2026 l’incremento al milione aumenta l’assegno pensionistico e coinvolge una nuova fascia di pensionati: ecco chi rientra e di quanto cresce la pensione.

Pensioni, aumento 2026. Fino a 155 euro netti in più per chi è nato in questi anni

Nel 2026 il sostegno ai pensionati con assegni molto bassi viene rafforzato su due fronti. Da un lato c’è la rivalutazione dell’1,4%, che fa salire la pensione minima a 611,85 euro; dall’altro arriva un ulteriore intervento sull’incremento al milione, la maggiorazione pensata per tutelare gli anziani con redditi particolarmente contenuti.

La legge di Bilancio 2026 introduce infatti un aumento aggiuntivo di 20 euro, che si somma alla quota già riconosciuta nel 2025. In questo modo la maggiorazione mensile complessiva raggiunge circa 155 euro netti, con un effetto significativo sull’importo finale percepito da chi soddisfa i requisiti richiesti.

Per i pensionati che accedono all’aumento pieno, la combinazione tra nuova pensione minima e incremento al milione porta l’assegno a sfiorare i 770 euro mensili. Un livello che resta comunque legato a condizioni precise, sia dal punto di vista anagrafico sia reddituale.

Va ricordato, infatti, che l’incremento al milione non è automatico e segue regole diverse rispetto all’integrazione al trattamento minimo. La maggiorazione scatta solo al raggiungimento di una determinata età, con un meccanismo di riduzione legato alla storia contributiva, ed è riconosciuta anche su prestazioni assistenziali come assegno sociale e pensione di inabilità civile.

Nel 2026, l’aggiornamento dei requisiti anagrafici consente l’accesso all’aumento a una nuova fascia di pensionati, che finora ne era rimasta esclusa. Prima di individuare chi rientra in questa platea, è utile ripercorrere nel dettaglio come funziona l’incremento al milione, quali sono i nuovi importi e cosa cambia rispetto al 2025.

Cos’è l’incremento al milione

L’incremento al milione (così chiamato perché, al momento dell’introduzione nel 2001, permetteva ai trattamenti più bassi di raggiungere l’equivalente di un milione di lire) continua a rappresentare uno strumento essenziale per garantire un sostegno aggiuntivo a chi percepisce pensioni molto limitate. La misura, prevista dall’articolo 38 della legge n. 448/2001, affianca l’integrazione al trattamento minimo offrendo un aiuto più incisivo ai pensionati con redditi particolarmente ridotti, soprattutto nelle fasce di età più avanzate.

Nel 2026 questo incremento risulta più alto rispetto agli anni precedenti: la quota fissa sale infatti a circa 155 euro al mese, grazie ai 20 euro aggiuntivi introdotti dalla legge di Bilancio e alla rivalutazione collegata all’aumento della pensione minima. Come in passato, la maggiorazione può essere riconosciuta non solo sulle pensioni previdenziali ma anche su alcune prestazioni assistenziali, come l’assegno sociale e la pensione di inabilità civile al 100%.

Il funzionamento resta immutato: l’importo si aggiunge alla pensione base fino a raggiungere un valore complessivo di poco inferiore ai 770 euro mensili, con possibilità di riconoscere l’incremento anche in misura parziale qualora la pensione superi la soglia minima aggiornata.

A chi spetta l’incremento al milione

Per avere diritto a questa maggiorazione serve essere titolari di una pensione di importo inferiore al minimo, che nel 2026 sale a 611,85 euro per effetto della rivalutazione. Ed è bene ricordare che non è necessario beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo per ottenere l’aumento: l’incremento al milione spetta infatti anche a chi rientra interamente nel sistema contributivo, purché l’importo della pensione sia al di sotto della soglia prevista.

Prendiamo come esempio due pensionati: il primo percepisce 500 euro di pensione più la relativa integrazione al minimo, il secondo riceve lo stesso importo di base ma non ha diritto all’integrazione perché la sua pensione è calcolata interamente con il sistema contributivo.

Entrambi, però, hanno diritto alla nuova maggiorazione di 155 euro circa introdotta nel 2026: il primo arriverà così a una prestazione complessiva prossima ai 770 euro, mentre il secondo salirà a circa 655 euro.

Va precisato che chi percepisce una pensione superiore a 611,85 euro ma inferiore alla nuova soglia di riferimento (pari a circa 770 euro) ha comunque diritto all’incremento, ma in misura parziale. Attraverso la formula di seguito riportata si assicura un’integrazione tale da raggiungere l’importo complessivo previsto per il 2026:

770 - Importo della pensione

Per beneficiare dell’incremento al milione è inoltre necessario rispettare determinate soglie reddituali, considerando anche altre entrate del pensionato. Le soglie 2026, aggiornate con la rivalutazione, risultano leggermente superiori a quelle dell’anno precedente (l’Inps pubblicherà l’ufficialità a inizio anno).

Incremento al milione nel 2026 solo per chi è nato in questi anni

L’incremento al milione continua a essere riservato a chi ha raggiunto una determinata età anagrafica. Anche nel 2026 il limite ordinario resta fissato a 70 anni, ma può essere ridotto di 12 mesi ogni 5 anni di contribuzione.

Ad esempio, chi ha maturato 20 anni di contributi ha diritto all’aumento già a 66 anni.

In ogni caso, l’incremento non può mai essere riconosciuto sotto i 65 anni, a eccezione dei titolari di pensione di inabilità civile, per i quali resta valida la soglia dei 18 anni.

Considerando che l’incremento al milione è previsto anche per il 2026, il prossimo anno verrà riconosciuto per la prima volta ai nati tra il 1955 e il 1960, sempre in base al numero di anni di contributi maturati e alla conseguente riduzione del requisito anagrafico.

Ricordiamo infine che l’aumento non è automatico: è il titolare della pensione a dover presentare domanda, rivolgendosi a un patronato o utilizzando il servizio “Consulente digitale delle pensioni” disponibile nell’area personale MyInps.

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