Pensioni, errore di calcolo nella reversibilità. L’Inps rivuole 26 mila euro

Simone Micocci

4 Marzo 2026 - 09:36

L’Inps sbaglia a calcolare la pensione di reversibilità. E chiede indietro i soldi. Ecco cosa dicono i giudici a riguardo.

Pensioni, errore di calcolo nella reversibilità. L’Inps rivuole 26 mila euro

Un errore di calcolo da parte dell’Inps può costare caro: lo sa bene un ex ufficiale dell’Esercito Italiano che, dopo 25 anni di pagamenti regolari della pensione di reversibilità, si è visto chiedere indietro ben 26 mila euro.

Una vicenda che dimostra come non si possa stare completamente sereni neppure dopo molti anni, perché l’inconveniente può sempre essere dietro l’angolo. Nessun accanimento: esiste infatti una norma ben precisa che consente all’Inps di intervenire nel caso in cui si accorga che, fin dall’origine, vi sia stato un errore di calcolo nella prestazione.

E poco importa se l’errore sia stato commesso proprio dall’Istituto: anche in questo caso può scattare la richiesta di restituzione delle somme. Richiesta che, tuttavia, non è automatica: come nel caso in oggetto, infatti, il pensionato ha avviato un contenzioso che - secondo le ultime notizie - gli ha dato ragione, confermando di fatto quello che è l’orientamento della giurisprudenza in materia di errori di calcolo della pensione commessi dall’Inps, che nella maggior parte dei casi tende a salvaguardare la posizione del pensionato.

Pensioni, errore nella reversibilità. L’Inps rivuole 26 mila euro

Tutto nasce dopo la morte della moglie, titolare di pensione, quando l’ex ufficiale dell’Esercito ha iniziato a percepire la pensione di reversibilità prevista dall’ordinamento previdenziale per il coniuge superstite. L’importo dell’assegno era stato determinato direttamente dall’Inps e per oltre 25 anni è stato erogato con regolarità, senza che venissero sollevate contestazioni o richieste di chiarimento.

La situazione è cambiata soltanto di recente, quando l’Istituto previdenziale ha avviato una verifica interna sulle prestazioni in pagamento. Proprio nel corso di questi controlli sarebbe emerso un errore nel calcolo originario dell’importo spettante: pertanto, secondo la ricostruzione riportata dal Messaggero Veneto, per oltre due decenni l’uomo avrebbe percepito una cifra superiore a quella effettivamente dovuta.

Da qui la decisione dell’Inps di intervenire, notificando al pensionato una richiesta di restituzione delle somme considerate indebitamente percepite. La cifra contestata ammonta a circa 26 mila euro, importo che rappresenterebbe la differenza tra quanto versato nel corso degli anni e quanto invece sarebbe spettato sulla base dei criteri corretti di calcolo.

Una richiesta che ha colto di sorpresa il pensionato, anche perché l’errore non riguarderebbe informazioni fornite dall’interessato o eventuali omissioni nella comunicazione dei dati personali, ma sarebbe legato esclusivamente al modo in cui l’assegno era stato determinato all’origine dall’ente previdenziale. Proprio questa circostanza ha portato all’apertura di un contenzioso tra l’ex militare e l’Inps.

La decisione della Corte dei Conti

Nel caso specifico la vicenda è arrivata davanti alla Corte dei Conti, competente per il contenzioso che riguarda alcune prestazioni pensionistiche pubbliche. L’ex ufficiale ha contestato la richiesta dell’Inps sostenendo di aver percepito la pensione di reversibilità sempre in buona fede, limitandosi a ricevere l’importo stabilito dall’Istituto senza aver mai fornito informazioni inesatte o omesso comunicazioni rilevanti.

Secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto, i giudici contabili hanno ritenuto fondata questa ricostruzione. La Corte dei Conti avrebbe infatti riconosciuto che l’errore nel calcolo dell’assegno era riconducibile all’Inps e non alla condotta del pensionato, escludendo quindi che quest’ultimo dovesse farsi carico delle conseguenze di un errore amministrativo commesso dall’ente previdenziale.

La decisione si inserisce in un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza secondo cui, quando l’indebito deriva da un errore imputabile esclusivamente all’amministrazione e il beneficiario ha agito in buona fede, la richiesta di restituzione delle somme può risultare illegittima. In altre parole, se il pensionato si è limitato a percepire quanto accreditato dall’Inps senza contribuire all’errore, non può essere chiamato a restituire quanto ricevuto.

Un principio ribadito anche da altre pronunce, come una recente sentenza del Tribunale di Roma che ha escluso l’obbligo di restituzione per un pensionato a cui erano stati chiesti oltre 50 mila euro per un errore di calcolo commesso dall’Istituto stesso. In tutti questi casi il punto centrale resta la buona fede del beneficiario e l’assenza di comportamenti che abbiano indotto l’ente previdenziale a sbagliare il calcolo della prestazione.

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