Pensioni, come puoi avere fino a 770 euro anche senza contributi

Simone Micocci

20 Settembre 2026 - 10:01

Sai che puoi avere un assegno di 770 euro al mese anche senza contributi? Ecco come.

Pensioni, come puoi avere fino a 770 euro anche senza contributi

Per chi è nato nel 1959 e nel 2026 raggiunge i 67 anni senza aver maturato i contributi necessari per la pensione di vecchiaia, esiste comunque una forma di tutela economica. Va detto però che non si tratta di una vera pensione, ma dell’Assegno sociale, una prestazione assistenziale che può intervenire anche quando il requisito contributivo minimo non viene raggiunto.

Attenzione però a non fare confusione: l’importo spesso associato a questa misura - intorno ai 770 euro mensili - non spetta fin da subito. Nel 2026, infatti, la cifra base è pari a 546,24 euro al mese, mentre per raggiungere gli importi più elevati bisogna rispettare le condizioni previste per le maggiorazioni, generalmente riconosciute dai 70 anni.

Resta quindi un sostegno fondamentale per chi, arrivato all’età pensionabile fissata a 67 anni, non ha i contributi sufficienti per accedere alla pensione. In questi casi è lo Stato a intervenire, riconoscendo un assegno mensile legato ai limiti di reddito, pensato per garantire un minimo di sicurezza economica in una fase della vita in cui rientrare nel mercato del lavoro è sempre più difficile.

Cos’è l’Assegno sociale

Se sei nato nel 1959 e nel corso del 2026 raggiungi, o hai già raggiunto, i 67 anni, puoi presentare domanda per l’Assegno sociale, purché siano soddisfatti gli altri requisiti previsti. Si tratta della misura assistenziale con cui l’Inps sostiene chi, arrivato a questa età, si trova con redditi molto bassi o insufficienti.

È una situazione piuttosto diffusa tra chi non riesce ad andare in pensione a 67 anni perché non ha accumulato abbastanza contributi, magari a causa di carriere discontinue o periodi di inattività. Ma la platea non si limita a questi casi: l’Assegno sociale può spettare anche a chi percepisce già una pensione molto bassa, sempre che i redditi rilevanti restino entro le soglie previste.

Proprio per questo motivo, la prestazione rappresenta in molti casi una sorta di “rete di sicurezza” alternativa all’integrazione al minimo. Quest’ultima, infatti, non è riconosciuta a chi rientra interamente nel sistema contributivo, mentre l’Assegno sociale resta accessibile - nel rispetto dei requisiti richiesti - anche in queste situazioni.

Come si calcola e a chi spetta

Per accedere all’Assegno sociale bisogna prestare attenzione soprattutto a due condizioni: l’età e il reddito. Sul primo punto, nel 2026 è necessario aver compiuto 67 anni, motivo per cui i nati nel 1959 possono farne domanda proprio quest’anno.

Va però ricordato che questo requisito è destinato ad aumentare con gli adeguamenti alla speranza di vita, portando la soglia a 67 anni e 1 mese dal 2027 e a 67 anni e 3 mesi dal 2028. Restano inoltre da rispettare i requisiti di cittadinanza o titolo di soggiorno e quelli relativi alla residenza e al soggiorno legale continuativo in Italia.

Accanto al requisito anagrafico, è indispensabile trovarsi in una situazione economica svantaggiata. L’Assegno sociale, infatti, spetta solo a chi ha redditi molto bassi: per i non coniugati, il reddito personale deve essere inferiore all’importo annuo della prestazione. Se il richiedente è coniugato, invece, si tiene conto anche del reddito del coniuge, con una soglia complessiva che raddoppia.

Alla luce degli importi indicati per il 2026, il limite da rispettare è pari a 7.101,12 euro annui per i non coniugati, mentre per le coppie il tetto sale a 14.202,24 euro. Tuttavia, per ottenere l’importo pieno - pari a 546,24 euro al mese - il richiedente non coniugato non deve avere redditi rilevanti ai fini della prestazione; nel caso dei coniugati, il reddito complessivo non deve superare i 7.101,12 euro.

Il meccanismo di calcolo è infatti quello tipico di una prestazione integrativa: l’importo spettante viene determinato sottraendo dal valore annuo dell’Assegno sociale, o dal doppio per i coniugati, il reddito rilevante posseduto. La somma riconosciuta, che non può comunque superare l’importo pieno dell’Assegno sociale, viene poi suddivisa in 13 mensilità.

Quando sale a 770 euro

All’inizio abbiamo parlato di un importo che può arrivare a circa 770 euro al mese. Questo livello, però, non coincide con l’assegno di base: per raggiungerlo entra in gioco il cosiddetto incremento al milione, generalmente riconosciuto a partire dai 70 anni, nel rispetto di specifici limiti di reddito.

Nel 2026 il riferimento è quindi a chi percepisce l’Assegno sociale ed è nato nel 1956 o negli anni precedenti. Il requisito anagrafico può essere ridotto in presenza di contributi versati, secondo le regole previste dalla normativa. Non basta, in ogni caso, raggiungere l’età richiesta per avere automaticamente diritto all’importo massimo.

Con le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2026 - che ha previsto anche un aumento di 20 euro - l’importo può arrivare fino a 768,29 euro mensili, raggiungendo il livello previsto anche per le pensioni che beneficiano della stessa maggiorazione.
Il risultato è che, a parità di condizioni reddituali e di diritto alle maggiorazioni, la distanza tra chi percepisce una pensione molto bassa e chi non ha maturato i requisiti per una pensione può ridursi fino quasi ad annullarsi.

Un effetto che mette in evidenza il peso della componente assistenziale nel sistema, chiamata a garantire una tutela minima anche a chi ha una storia contributiva diversa.