Pensioni, come avere un aumento di oltre 2.000 euro l’anno? Ecco la guida per aggiungere l’incremento al milione all’integrazione al trattamento minimo.
Spesso siamo soliti guardare alla pensione minima, meglio detta integrazione al trattamento minimo di pensione, limitandoci alla soglia dei circa 610 euro, 611,85 euro per l’esattezza, fissata dalla normativa, dimenticandoci di tutte quelle maggiorazioni sociali che spettano a coloro che hanno una pensione molto bassa.
In particolare, va considerata la maggiorazione sociale conosciuta come incremento al milione, la quale consente alla pensione di passare da 610 a circa 770 euro netti al mese, con un incremento quindi di oltre 2.000 euro l’anno.
Una maggiorazione sociale molto importante che come ci racconta il nome scelto venne introdotta nel lontano 2001 con l’obiettivo di portare alcune pensioni a raggiungere la soglia del milione delle vecchie lire. Con il passaggio all’euro la misura è rimasta, tanto che con l’ultima legge di Bilancio è stata persino migliorata attraverso il riconoscimento di un aumento extra da 20 euro al mese, 260 euro annui.
Ma cosa serve di fatto per passare da 611,85 a poco meno di 770 euro al mese? Intanto che vengano soddisfatti i requisiti richiesti visto che l’incremento al milione spetta solamente al raggiungimento di una certa soglia di età che va dai 65 ai 70 anni in relazione agli anni di contributi maturati.
Dopodiché il riconoscimento non è automatico: serve farne domanda attraverso l’apposito servizio Inps, facilmente accessibile dall’area personale del sito Internet dell’Istituto.
Cosa sono l’integrazione al trattamento minimo e l’incremento al milione
Oggi in Italia è fissata una soglia minima di pensione pari a 611,85 euro, importo soggetto a rivalutazione annua in base al tasso d’inflazione (quindi possiamo già anticipare che ci sarà un incremento della soglia).
Ma cosa ci dice questo importo? Che nel caso dei pensionati che ne soddisfano i requisiti, come ad esempio l’aver maturato almeno un contributo settimanale prima del gennaio 1996 e il non percepire altri redditi tali da superare i limiti previsti, spetta un’integrazione che consente di raggiungere il suddetto importo.
Quindi, chi prende 300 euro di pensione, ad esempio perché ha lavorato per pochi anni e con retribuzioni non particolarmente elevate, può comunque arrivare a 611,85 euro al mese per tredici mensilità attraverso il riconoscimento dell’integrazione al trattamento minimo.
A questa misura, che a tutti gli effetti possiamo catalogare tra quelle di natura assistenziale, se ne aggiunge un’altra: l’incremento al milione. Si tratta di una maggiorazione sociale introdotta dal governo Berlusconi con la legge n. 448 del 2001, con decorrenza dal 1° gennaio 2002, con l’obiettivo di portare alcune pensioni basse alla soglia del milione delle vecchie lire.
Oggi l’incremento al milione consente di riconoscere un aumento ulteriore a chi si trova sotto una determinata soglia reddituale. Per il 2026, il limite di reddito personale indicato è pari a 9.727,77 euro annui: ciò significa che il beneficio viene riconosciuto solo se, sommando pensione e altri redditi rilevanti, non si supera tale importo. Per i pensionati coniugati, inoltre, rileva anche il reddito complessivo della coppia (ma in quel caso il valore da non superare è di circa 16.700 euro).
Di regolal’incremento al milione viene riconosciuto al compimento dei 70 anni, ma l’età può essere ridotta fino a un massimo di 5 anni in presenza di contribuzione: in pratica, il requisito può scendere fino a 65 anni, in base agli anni di contributi maturati.
Va poi specificato che il beneficio riguarda oltre che i titolari di pensioni previdenziali, comprese quelle ai superstiti, anche alcune prestazioni assistenziali, come l’assegno sociale, la pensione sociale e le prestazioni riconosciute agli invalidi civili totali, ai ciechi civili assoluti e ai sordomuti. Per alcune categorie, come invalidi civili totali, ciechi civili, sordomuti e titolari di pensione di inabilità previdenziale, il requisito anagrafico è stato ridotto a 18 anni a seguito dell’intervento normativo arrivato dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 152 del 2020.
È importante precisare che l’incremento al milione non richiede necessariamente che la pensione sia già integrata al trattamento minimo. Anche chi percepisce un assegno superiore alla pensione minima può, infatti, averne diritto, purché rispetti i limiti di reddito previsti. Allo stesso tempo, però, se la pensione o i redditi posseduti sono già troppo elevati, la maggiorazione non spetta oppure viene riconosciuta solo in misura parziale.
Come passare da 611,85 euro a 768,29 euro al mese
Con l’incremento al milione spetta una maggiorazione pari a 156,44 euro al mese, quindi circa 2.028 euro netti l’anno, visto che non è tassata. Va però fatta una distinzione: 136,44 euro sono la quota originaria, a cui si aggiungono altri 20 euro riconosciuti con l’ultima legge di Bilancio.
Di fatto, per merito di questa misura si può passare da 611,85 euro a 768,29 euro mensili, che per quanto siamo ancora lontani dalla soglia ideale di 1.000 euro al mese rappresenta comunque qualcosa in più rispetto a quanto sarebbe stato liquidato dall’Inps senza maggiorazioni. Pensiamo ad esempio a chi prende solo 300 euro di pensione: grazie all’integrazione al trattamento minimo e all’incremento al milione, l’importo può più che raddoppiare.
Ma come fare per arrivare a una tale soglia? Va presentata all’Inps una domanda di ricostituzione reddituale, rivolgendosi a un patronato oppure direttamente tramite il sito dell’Inps. Qui, una volta comunicati i propri redditi, l’Istituto verifica se ci sono le condizioni per riconoscere la maggiorazione e, in caso di esito positivo, adegua l’importo della pensione.