Pensioni, ad aprile meno soldi rispetto a marzo. Ecco perché

Simone Micocci

5 Marzo 2026 - 09:57

Pensioni, in alcuni casi l’importo di aprile sarà più basso rispetto a quanto percepito a marzo. Ecco qual è la ragione.

 Pensioni, ad aprile meno soldi rispetto a marzo. Ecco perché

La pensione di aprile presenta tagli o aumenti? Dopo quanto accaduto a marzo, con un cedolino ricco di novità - dal taglio dell’Irpef al ritorno delle addizionali, fino all’incremento di 20 euro sulla maggiorazione sociale previsto dalla legge di Bilancio 2026 - è lecito chiedersi se anche sull’assegno in arrivo ad aprile ci saranno cambiamenti capaci di incidere sull’importo.

D’altronde, è facile immaginare che non mancheranno notizie in cui si annunciano fantomatici aumenti delle pensioni, facendo riferimento a rivalutazioni e alla nuova Irpef che, tuttavia, sono già entrate in vigore nei mesi scorsi. Per questo motivo è bene anticipare e fare chiarezza fin da subito.

È importante specificare, infatti, che per molti pensionati l’assegno di aprile potrà risultare più basso rispetto a quello di marzo, ma non per l’entrata in vigore di ulteriori novità. Semplicemente, la pensione lorda e netta di aprile viene calcolata allo stesso modo del mese precedente. Bisogna però ricordare che a marzo sono stati pagati anche gli arretrati riferiti a gennaio e febbraio per coloro che hanno beeficiato del taglio dell’Irpef o dell’aumento dell’incremento al milione.

Pertanto, salvo situazioni personali particolari, il sistema di calcolo della pensione resterà invariato: ecco cosa ci sarà quindi nel cedolino della pensione di aprile.

Cosa c’è nel cedolino di aprile

Nel cedolino della pensione di aprile, in pagamento mercoledì 1 aprile, non sono previste particolari novità rispetto a quanto già visto a marzo. Il sistema di calcolo resta infatti lo stesso, con l’applicazione delle nuove aliquote Irpef introdotte dalla legge di Bilancio 2026 e già entrate pienamente in vigore nel mese precedente.

Anche ad aprile continua quindi ad applicarsi la nuova struttura dell’imposta sul reddito, con l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro, quella del 33% per la quota di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro - ridotta rispetto al 35% in vigore fino al 2025 - e il 43% per la parte eccedente i 50.000 euro. La riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione resta dunque operativa anche per il rateo di aprile.

Accanto all’Irpef restano poi le consuete trattenute fiscali applicate ogni mese sulle pensioni. Nel cedolino continuano infatti a essere presenti le addizionali regionali e comunali Irpef relative al 2024, che vengono recuperate in undici rate da gennaio a novembre. Prosegue inoltre la trattenuta dell’acconto dell’addizionale comunale Irpef per l’anno in corso, pari al 30% dell’imposta dovuta, applicata da marzo a novembre.

Per alcuni pensionati può comparire ancora anche il conguaglio Irpef a debito relativo al 2025, nel caso in cui le trattenute effettuate nei primi mesi dell’anno non siano state sufficienti a recuperare l’intero importo dovuto. Per i pensionati con un reddito complessivo fino a 18.000 euro e con un conguaglio superiore a 100 euro, la rateizzazione viene comunque estesa fino alla mensilità di novembre.

Ricordiamo che non tutte le prestazioni sono però soggette a tassazione. Non subiscono trattenute fiscali, ad esempio, le prestazioni di invalidità civile, le pensioni o gli assegni sociali, così come alcune prestazioni che beneficiano di particolari regimi di detassazione, come nel caso dei pensionati residenti fiscalmente all’estero o delle vittime del terrorismo.

Perché l’importo ad aprile sarà più basso

Detto questo, se per molti pensionati l’importo della pensione di aprile risulterà più basso rispetto a quello percepito a marzo, il motivo non è legato a nuove trattenute o a cambiamenti nel sistema di calcolo. La spiegazione, come anticipato, è molto più semplice: nel cedolino di marzo erano stati pagati anche gli arretrati relativi ai mesi di gennaio e febbraio.

Come noto, la legge di Bilancio 2026 ha ridotto l’aliquota Irpef del secondo scaglione - quello che interessa i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro - dal 35% al 33%. Questa modifica è entrata in vigore dal 1° gennaio 2026, ma per motivi tecnici l’Inps non è riuscita ad applicarla subito nei primi cedolini dell’anno.

Per questo motivo a marzo l’Istituto ha provveduto a ricalcolare le imposte dovute nei mesi di gennaio e febbraio, restituendo quanto trattenuto in più nei primi due mesi dell’anno. Nel cedolino è comparsa infatti la voce “arretrati A.C.”, che indica proprio la restituzione dell’Irpef pagata in eccesso.

L’importo degli arretrati varia a seconda del reddito pensionistico. Ad esempio, con una pensione lorda annua di 40.000 euro il beneficio derivante dalla riduzione dell’aliquota è pari a 240 euro l’anno, cioè 20 euro al mese. Di conseguenza, con il cedolino di marzo sono stati riconosciuti 40 euro di arretrati per i mesi di gennaio e febbraio.

Per chi ha redditi più elevati il recupero può essere maggiore. Nel caso di pensioni con reddito annuo pari o superiore a 50.000 euro, il risparmio massimo è di 440 euro l’anno, cioè circa 36,67 euro al mese. In questo caso gli arretrati pagati a marzo per le prime due mensilità arrivano a circa 73 euro complessivi.

Diverso il caso dei pensionati con trattamenti molto bassi che beneficiano della maggiorazione sociale (incremento al milione). Per loro la legge di Bilancio ha previsto un aumento di 20 euro al mese, applicato per la prima volta nel cedolino di marzo insieme agli arretrati di 40 euro relativi a gennaio e febbraio.

Una volta pagate queste somme straordinarie nel cedolino di marzo, la pensione di aprile torna quindi all’importo ordinario calcolato con le nuove regole fiscali. È proprio l’assenza degli arretrati che può far risultare l’assegno di aprile leggermente più basso rispetto a quello percepito nel mese precedente.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.