Pensione di reversibilità ex coniuge separato o divorziato: quando e quanto spetta

Simone Micocci

21/04/2022

21/04/2022 - 12:08

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La pensione di reversibilità, o indiretta, spetta anche all’ex coniuge: i requisiti, però, differiscono tra separazione e divorzio. Ecco una guida con le ultime novità in materia.

Pensione di reversibilità ex coniuge separato o divorziato: quando e quanto spetta

La pensione di reversibilità è, specialmente nell’ultimo periodo, oggetto di diverse sentenze della giurisprudenza, molte delle quali riferiscono alla figura del coniuge separato o divorziato.

Da normativa, la pensione di reversibilità (come pure la pensione indiretta nel caso in cui il defunto non avesse ancora raggiunto il diritto alla pensione ma aveva comunque un’anzianità contributiva di almeno 15 anni) spetta tanto al coniuge, o all’unito civilmente, quanto al:

  • coniuge separato, in qualsiasi circostanza;
  • al coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno di divorzio, che non sia passato a nuove nozze, e che la data d’inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza di divorzio.

Questi i requisiti a cui ancora oggi l’Inps si attiene per valutare quando la pensione di reversibilità spetta anche all’ex coniuge, sia se separato che in caso di divorzio. Recentemente, però, la normativa ha subito delle leggere modifiche, con l’estensione della platea dei beneficiari della pensione ai superstiti.

È dunque necessario un aggiornamento delle norme per il coniuge separato o divorziato che rivendica il diritto alla pensione dell’ex ormai defunto. Ecco una guida con tutto quello che c’è sapere a riguardo, con le dovute differenze tra separazione e divorzio nell’ambito del diritto alla pensione di reversibilità.

Pensione di reversibilità: quando spetta al coniuge separato

Il coniuge separato ha sempre diritto alla pensione di reversibilità. Nessun problema, dunque, quando la morte del coniuge titolare della pensione avviene durante il periodo di separazione e quindi prima della sentenza di divorzio.

Sulla questione, per molti anni la Corte di Cassazione ha ritenuto che la pensione di reversibilità spettasse solamente al coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento. Ma le cose sono cambiate: attualmente la pensione di reversibilità viene riconosciuta al coniuge separato a prescindere dal fatto che la separazione sia avvenuta con o senza addebito.

Il nuovo orientamento è stato affermato dalla circolare Inps n. 19/2022: invertendo la rotta rispetto al passato, viene riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità anche al coniuge separato con addebito e senza alcun diritto agli alimenti. Un cambio di passo necessario, in quanto la legge n. 903/1965 non prevede tra i requisiti l’essere a carico del titolare della pensione alla data della morte, in quanto è sufficiente l’esistenza del rapporto coniugale con il coniuge defunto pensionato o assicurato.

Ragion per cui l’Inps ha rivisto il proprio orientamento equiparando - come tra l’altro richiesto dalla Cassazione con le sentenze n. 2606/2018 e 7464/2019 - i separati tra vario titolo. Di conseguenza, tutti coloro che in passato si sono visti respingere la richiesta di pensione di reversibilità in quanto separati senza diritto all’assegno di mantenimento potranno richiedere il riesame della domanda (a patto che queste non siano già passate in giudicato).

Attenzione: anche in questo caso il diritto alla pensione di reversibilità viene meno nel caso in cui il coniuge separato contragga nuove nozze.

Ma per quale motivo la pensione di reversibilità spetta anche al coniuge separato? Nell’ordinanza n. 9649 del 2015, la Corte di Cassazione ha precisato che:

«La ratio della tutela previdenziale è rappresentata dall’intento di porre il coniuge superstite al riparo dall’eventualità dello stato di bisogno, senza che tale stato di bisogno divenga (anche per il coniuge separato per colpa o con addebito) concreto presupposto e condizione della tutela medesima».

Per maggiori informazioni a riguardo, di seguito potete scaricare il testo della circolare Inps n. 19/2022 recante le informazioni per il riconoscimento del diritto alla pensione ai superstiti in favore del coniuge separato per colpa o con addebito della separazione con sentenza passata in giudicato senza diritto agli alimenti.

Circolare Inps n. 19 del 1° febbraio 2022
Clicca qui per scaricare la circolare Inps n. 19/2022 recante le ultime novità in materia di pensione di reversibilità spettante al coniuge superstite separato.

Quanto spetta di pensione di reversibilità al coniuge separato

Il coniuge superstite separato ha diritto alla pensione di reversibilità nella misura del 60% del totale. Nel caso del coniuge, o ex coniuge, con un figlio la percentuale sale invece all’80%, mentre in presenza di due o più figli al 100%.

Tuttavia, se il coniuge superstite è beneficiario anche di altri redditi la pensione di reversibilità viene diminuita come segue:

  • del 25% per reddito superiore al triplo della pensione minima;
  • del 40% per reddito superiore al quadruplo della pensione minima;
  • del 50% per reddito superiore al quintuplo della pensione minima.

I tagli, tuttavia, si applicano solamente nel caso in cui la pensione di reversibilità sia ripartita anche con altri familiari, ad esempio in presenza dei figli.

Pensione di reversibilità: quando spetta all’ex coniuge divorziato

Anche l’ex coniuge divorziato ha diritto a percepire la pensione di reversibilità, ma solo se ricorrono tre presupposti:

  • deve percepire l’assegno di divorzio dal defunto;
  • non deve aver contratto nuove nozze;
  • l’anzianità contributiva da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio.

Quest’ultimo punto merita un ulteriore chiarimento: affinché il coniuge divorziato possa avere diritto alla pensione di reversibilità, è necessario che il defunto abbia iniziato a lavorare già prima della sentenza di divorzio. Non spetta, dunque, se il divorzio è avvenuto quando il coniuge defunto era ancora inoccupato.

Quanto spetta di pensione di reversibilità all’ex coniuge divorziato

Diverso il caso della pensione di reversibilità spettante al coniuge divorziato, in quanto in tale situazione il calcolo terrà conto del rapporto che intercorre tra la durata del matrimonio - in cui è compreso anche l’eventuale periodo di separazione legale - e il periodo di maturazione della pensione da parte del defunto.

Tenendo conto delle percentuali di ripartizione previste, dunque, saranno i giudici, una volta effettuato tale rapporto, a definire l’importo della pensione di reversibilità spettante al coniuge divorziato.

Ex coniuge divorziato, come si ripartisce la reversibilità

L’ex coniuge ha diritto all’integrale pensione di reversibilità solo se il defunto non si era risposato, anche nel caso in cui questo avesse intrapreso una sola convivenza di fatto. Invece, se l’ex coniuge era convolato a nuove nozze, la pensione di reversibilità spetta in parte all’ex coniuge divorziato e in parte al nuovo coniuge superstite.

La ripartizione delle quote viene fatta dal tribunale in considerazione della durata dei rispettivi dei matrimoni e delle condizioni reddituali ed economiche dei superstiti.

Come chiedere la reversibilità

Il diritto alla pensione di reversibilità non scatta automaticamente alla morte dell’ex coniuge ma deve essere richiesto espressamente.

Nel caso del coniuge separato la domanda va presentata telematicamente all’Inps. Diverso il caso del divorzio: per farlo, l’istante dovrà avanzare un apposito ricorso al tribunale, il quale - una volta investito della richiesta - ha il compito di verificare la sussistenza dei requisiti necessari o delle cause che escludono il diritto; se l’accertamento è positivo, al coniuge richiedente verrà riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto.

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