Pensione con Ape Sociale per smettere di lavorare in anticipo: via alle domande

L’Inps ufficializza l’Ape Sociale 2020: domande entro il 31 marzo per smettere di lavorare in anticipo.

Pensione con Ape Sociale per smettere di lavorare in anticipo: via alle domande

Pensioni: anche nel 2020 si può smettere di lavorare con largo anticipo richiedendo l’Ape Sociale, la misura di flessibilità introdotta nella scorsa legislatura dal Governo di Centrosinistra.

Una misura che riconosce a coloro che soddisfano determinati requisiti (che potete approfondire qui) il diritto ad un’indennità sostitutiva (pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione e comunque non superiore ai 1.500€ mensili) pagata per 12 mensilità l’anno fino a quando non viene raggiunto il diritto alla pensione.

La Legge di Bilancio 2020 ha prorogato per un altro anno la scadenza dell’Ape Sociale, alla quale si potrà ancora accedere fino al 31 dicembre di quest’anno. A tal proposito l’Inps, recependo quanto disposto dalla manovra finanziaria, ha comunicato che sono aperti i termini per fare domanda di accesso all’Ape Sociale 2020.

L’avviso è stato dato con il messaggio 163/2020 dell’Inps con il quale sono stati confermati i termini previsti negli anni scorsi.

Anche nel 2020, quindi, coloro che entro la fine dell’anno ritengono di maturare i requisiti per beneficiare dell’Ape Sociale dovranno presentare la prima domanda (quella per il riconoscimento delle condizioni di accesso) preferibilmente entro il 31 marzo 2020.

Pensione con Ape Sociale: entro quando va fatta la domanda?

Come anticipato, possono fare domanda per l’Ape Sociale solo coloro che soddisfano determinati requisiti. Nel dettaglio, bisogna soddisfare tutte le seguenti condizioni:

  • far parte di una delle seguenti categorie: disoccupati (che hanno smesso di percepire la Naspi da almeno tre mesi), invalidi al 74%, caregivers (da almeno 6 mesi) o addetti a mansioni gravose;
  • età anagrafica pari o superiore a 63 anni compiuti;
  • non essere titolari di alcuna pensione diretta;
  • aver maturato almeno 30 anni di contributi (o 36 anni nel caso dei lavoratori addetti a mansioni gravose).

Prima di fare domanda di accesso all’Ape Sociale bisognerà chiedere il riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio. Questa richiesta va effettuata entro il termine del 31 marzo 2020.

Tuttavia ci sono altri due termini per coloro che non riusciranno a presentare l’istanza entro questa data. Nel dettaglio, si potrà fare domanda - qualora ci siano ancora risorse a disposizione - tra il 1° aprile e il 15 luglio 2020; la terza tranche scatterà invece dal 16 luglio al 30 novembre, ma anche in questo caso il buon esito della richiesta dipenderà dalla presenza dei fondi necessari per il riconoscimento dell’anticipo pensionistico.

Il consiglio, quindi, è di inoltrare la richiesta di riconoscimento dei requisiti per l’accesso all’Ape Sociale il prima possibile, così da essere certi di avere diritto all’anticipo pensionistico.

Ricordiamo che in caso di accoglimento della richiesta non si avrà direttamente diritto al beneficio; l’interessato, infatti, dovrà comunque fare domanda per l’Ape Sociale una volta ottenuto il via libera dall’Inps.

Solo il soggetto già in possesso di tutti i requisiti previsti - compresa la cessazione di qualsiasi attività lavorativa - potrà presentare la domanda di riconoscimento dei requisiti e quella per il riconoscimento dell’Ape Sociale nello stesso momento.

Ricapitolando, per avere diritto all’Ape Sociale bisogna presentare due diverse domande:

  • la prima per il riconoscimento dei requisiti, che dovranno essere maturati entro il 31 dicembre 2020. Questa va consegnata entro i termini suddetti, ossia 31 marzo, 15 luglio e 30 novembre;
  • la seconda per il riconoscimento dell’Ape Sociale stessa.

Entrambe le domande, sia quella per il riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’Ape Sociale che quella di accesso al beneficio, vanno presentate in modalità telematica tramite il sito dell’Inps (per coloro che sono in possesso del PIN dispositivo) o utilizzando gli altri consueti canali istituzionali (ad esempio rivolgendosi a CAF e patronati).

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