Pensione a 62 anni per tutti: è davvero possibile?

Riforma pensioni: i sindacati spingono per un’età pensionabile pari a 62 anni per tutti, ma il Governo respingerà la proposta.

Pensione a 62 anni per tutti: è davvero possibile?

Riforma pensioni: cresce l’attesa per l’incontro in programma tra il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e i sindacati, in programma per lunedì 27 gennaio.

All’incontro prenderà parte anche il segretario della CGIL Maurizio Landini, il quale presenterà la sua proposta riguardante l’abbassamento dell’età pensionabile fino a 62 anni. Una riforma delle pensioni che superi quanto previsto dalla Legge Fornero del 2011, consentendo al lavoratore di andare in pensione a partire da 62 anni.

Resta da capire, però, se una proposta di questo genere possa avere delle possibilità di attuazione; così come spiegata dal leader della CGIL, infatti, questa misura di flessibilità avrebbe un costo attualmente non sostenibile dal nostro sistema economico.

Potrà essere certamente una base di partenza, ma onestamente non riteniamo ci siano possibilità di avere, già nei prossimi anni, un’età pensionabile pari a 62 anni; vediamo perché.

Pensione a 62 anni: la proposta dei sindacati

I sindacati hanno un piano ben preciso riguardo alla riforma delle pensioni: abbassare l’età pensionabile a 62 anni e consentire ai lavoratori l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica (Quota 41).

Proprio in questi giorni il leader della CGIL, Maurizio Landini, è tornato a parlare della prima proposta, ossia quella concernente l’abbassamento dell’età pensionabile a 62 anni. Lo ha fatto in un’intervista rilasciata a La Stampa, con la quale ha ribadito la necessità di una “vera riforma pensionistica”, in quanto è “evidente che la Legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze senza risolvere i problemi”.

Urge una riforma delle pensioni che preveda regole uguali per tutti e durature nel tempo (a differenza di Quota 100 che invece scadrà a breve).

Secondo Landini la pensione a 62 anni sarebbe sostenibile per il nostro sistema, in quanto in molti potrebbero comunque decidere di restare a lavoro per aumentare l’importo dell’assegno pensionistico. A tal proposito il leader della CGIL ha dichiarato che la sua proposta non prevede penalizzazioni; questo, quindi, è contrario all’ipotesi - rilanciata dal Presidente dell’Inps - di un ricalcolo contributivo dell’assegno per coloro che decidono di anticipare l’accesso alla pensione.

Secondo Landini, infatti, si tratterebbe di un “sistema molto penalizzante, mentre un sistema pubblico dovrebbe contenere elementi solidali”.

Pensione a 62 anni: perché difficilmente si farà

Nonostante i buoni propositi dei sindacati, difficilmente il Governo accetterà una proposta di questo genere, se non altro per i costi elevati che la misura prevede.

Secondo le prime stime dell’Esecutivo, infatti, la proposta dei sindacati sulle pensioni avrebbe un costo veramente eccessivo, pari a 20 miliardi di euro. Insomma, una riforma di questo avrebbe un costo che va dall’1% all’1,5% del PIL, per nulla conforme a quelle che sono le indicazioni che arrivano dall’Unione Europea riguardo alla spesa previdenziale.

Ecco perché, seppur non ancora ufficialmente, la proposta dei sindacati sembra essere stata già respinta. Ci si potrà lavorare sopra, ma solo qualora le parti sociali si dicano favorevoli ad un ricalcolo contributivo totale dell’assegno, come proposto dal Presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

In questo modo non ci sarebbero particolari oneri per le finanze pubbliche, in quanto il lavoratore andrebbe a percepire esclusivamente quanto versato nel corso degli anni di lavoro. Per il lavoratore (al quale si applica ancora il sistema di calcolo misto) ci sarebbe però una riduzione dell’assegno previdenziale fino al 25%-30%, una penalizzazione che i sindacati non sembrano essere disposti ad accettare.

Per questo motivo la pensione a 62 anni sembra essere una proposta irrealizzabile; salgono invece le quotazioni della misura presentata dal senatore PD Tommaso Nannicini, che prevede l’accesso alla pensione con 64 anni di età e 20 di contributi, ma con un ricalcolo contributivo dell’assegno.

Insomma, la strada che il Governo sembra voler intraprendere è piuttosto chiara flessibilità sì, ma solo se sarà il lavoratore a farsi carico del costo previsto.

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Pensione Sindacati

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