Pensione a 62 anni con quota 41 per tutti, è davvero questo il piano del governo Meloni?

Simone Micocci

27 Ottobre 2022 - 14:27

Pensione con quota 41 per tutti, ma solo a 62 anni: sarà questa la soluzione last minute per la riforma nella legge di Bilancio 2023? Ecco come stanno davvero le cose.

Pensione a 62 anni con quota 41 per tutti, è davvero questo il piano del governo Meloni?

Sulla stampa nazionale si insiste sull’ipotesi di una quota 41 per tutti già nel 2023, nonostante la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia dichiarato che con la prossima legge di Bilancio ci si limiterà a rinnovare le misure in scadenza alla fine dell’anno, come ad esempio l’Ape sociale e quota 102, oltre all’estensione della platea delle beneficiarie di Opzione donna.

I problemi che sembrano impedire la realizzazione di una riforma delle pensioni che mette quota 41 per tutti al centro del progetto sono essenzialmente due: il poco tempo a disposizione per elaborare la legge di Bilancio 2023 e la mancanza di sufficienti risorse a disposizione.

Ecco perché Giorgia Meloni è stata prudente nel discorso fatto davanti alla Camera dei Deputati, non annunciando grandi novità per il 2023 in tema di riforma delle pensioni. Ma qualora dovesse esserci uno spiraglio per introdurre fin da subito una misura di flessibilità che oltre a permettere di andare prima in pensione risulti anche compatibile con i conti pubblici, fattore che - come ribadito dalla presidente del Consiglio stessa - è imprescindibile, il governo non si tirerà indietro, anche solo per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.

Ecco perché si guarda con attenzione all’ipotesi di una quota 41 per tutti ma con tetto di età, proposta da Matteo Salvini. Il leader della Lega, come dichiarato in un recente intervento televisivo, ritiene che ci siano tutti i presupposti per realizzarla fin da subito, in quanto le risorse si potrebbero recuperare da una sospensione più lunga del reddito di cittadinanza.

Cos’è quota 41

Quota 41 è una misura che già oggi consente il pensionamento anticipato a una piccola parte di lavoratori. Nel dettaglio, i cosiddetti precoci, ossia coloro che prima del compimento dei 19 anni di età hanno maturato 12 mesi di contributi, possono andare in pensione indipendentemente dall’età qualora:

  • abbiano maturato 41 anni di contributi;
  • facciano parte di una delle categorie dei fragili, ossia disoccupati, invalidi, caregiver e usuranti.

Di fatto, quindi, quota 41 è una sorta di pensione anticipata, con la differenza che anziché 42 anni e 10 mesi di contributi ne sono sufficienti 41. Per il resto non ci sono differenze, in quanto anche per la quota 41 è prevista una finestra mobile di 3 mesi che ritarda la decorrenza dell’assegno.

Perché si parla di quota 41 per tutti

Da tempo l’obiettivo di una parte del centrodestra, la Lega soprattutto, è di eliminare o comunque superare la legge Fornero. Per farlo si punta a rivedere il requisito contributivo della pensione anticipata, portandolo dunque a 41 anni non solo per alcuni ma per tutti i lavoratori.

D’altronde, chi è in favore di quota 41 ritiene che 41 anni di lavoro siano sufficienti per andare in pensione, indipendentemente da quella che è l’età del lavoratore. Ma c’è un problema costi, poiché secondo le recenti stime della Ragioneria di Stato estendere a tutti la possibilità di andare in pensione con quota 41 costerebbe 5 miliardi di euro l’anno.

Quota 41 per tutti, il piano del governo Meloni

Il piano del governo Meloni, almeno stando a quanto riportato dalla stampa nazionale, sembra essere quello di estendere quota 41 a tutti ma fissando un limite di età così da restringere la platea dei potenziali beneficiari e limitare i costi.

Nel dettaglio, l’età minima per poter andare in pensione con quota 41 potrebbe essere 62 anni, diventando così una sorta di quota 103.

Il vantaggio è che in questo modo il costo della misura verrebbe ridotto e non servirebbe neppure prevedere una penalizzazione in uscita. Va detto, infatti, che la proposta di legge depositata dalla Lega nella scorsa legislativa consentiva sì a tutti i lavoratori di poter andare in pensione con 41 anni di contributi, ma allo stesso tempo prevedeva un ricalcolo contributivo. Sì alla pensione in anticipo quindi, ma solo accettando una penalizzazione sull’assegno.

Una condizione che i sindacati non sono disposti ad accettare, ragion per cui hanno bocciato anche Opzione uomo, ed è per questo che quota 41 con limite di età potrebbe essere un buon compromesso.

Quota 41 per tutti già nel 2023?

Tuttavia, al momento le possibilità di veder realizzata una tale proposta già nel 2023 appaiono remote. Le priorità sono altre e le risorse poche, e non è un caso se la stessa Meloni abbia fatto riferimento al solo rinnovo delle misure in scadenza a fine anno, dall’Ape sociale a Opzione donna, con l’incognita Quota 102 (per la quale la proroga di un anno sarebbe alquanto inutile).

Quota 41 però potrebbe essere un tema caldo per il 2024, quando il dibattito si sposterà, come ammesso da Meloni stessa, anche sul riconoscimento di una pensione di garanzia per i contributivi puri.

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