Patto di stabilità e nuovo fondo sovrano Ue, il piano di Italia e Francia per isolare la Germania

Giacomo Andreoli

08/03/2023

L’Italia di Meloni lavora dietro le quinte per ricucire con la Francia e isolare la Germania: si potrebbe così arrivare a un Patto di stabilità anti-austerity e a un nuovo fondo sovrano Ue.

Patto di stabilità e nuovo fondo sovrano Ue, il piano di Italia e Francia per isolare la Germania

Un “patto” dietro le quinte tra Italia e Francia per isolare la Germania e le sue posizioni più rigoriste sulla politica economica europea. Il governo di Giorgia Meloni, dopo le tensioni della fine del 2022 con Parigi sui migranti, grazie al lento e costante lavoro di diplomazia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sta cercando di ricucire i rapporti con l’esecutivo di Emmanuel Macron, per ottenere vantaggi in Europa.

Solo un mese fa Bruno Le Maire e Robert Habeck, i ministri dell’Economia di Francia e Germania, volavano insieme a Washington per chiedere agli Stati Uniti un trattamento di favore rispetto al piano Ira per l’industria green e contro l’inflazione (che rischia di mettere in difficoltà la competitività europea, soprattutto dell’automotive).

Contemporaneamente facevano fronte comune sulla riforma degli aiuti di Stato, frenando su un nuovo fondo europeo, mentre la Francia, in atteggiamento apparentemente accondiscendente rispetto a Berlino, non alzava la voce nella trattativa sul nuovo Patto di Stabilità per dire addio alla stagione dell’austerity.

Ora, però, le cose sembrano in parte essere cambiate e lo dimostrano le dichiarazioni del commissario Gentiloni sui passi avanti per un nuovo Patto in chiave “progressista”, assieme alle indiscrezione su un possibile avvicinamento delle posizioni rispetto alla strategia anti-Ira. Tutto questo, non a caso, a meno di una settimana da un incontro chiave tra Giorgetti e Le Maire sui dossier comunitari di politica economica.

Il disgelo diplomatico tra Italia e Francia

Durante l’incontro di settimana scorsa i due ministri hanno discusso delle regole della nuova governance europea, della risposta comune a piano Ira, della riforma del mercato europeo dell’energia e della revisione degli investimenti fondamentali per lo sviluppo. Entrambi hanno convenuto sul fatto che sia necessario evitare una frammentazione del mercato comune, creando divergenze tra gli Stati membri dell’Unione europea.

Poco dopo il governo Meloni e l’industria italiana hanno fatto un primo passo verso il nuovo nucleare, con un accordo tra Ansaldo ed Edison da una parte e Électricité de France (controllata all’84% dallo Stato francese) dall’altra. Al centro lo sviluppo del nucleare di 3ª e soprattutto 4ª generazione in Europa e in Italia, con l’obiettivo di inserirlo nella transizione energetica.

Un altro segnale, insomma, che il disgelo è in fase avanzata e questo produce risultati sul fronte delle trattative europee, isolando la Germania, che rimane ancora ancorata su posizioni in parte rigoriste, nonostante il governo liberal-socialista. Berlino, oramai, trova una sponda di rilievo nella sola Olanda.

Riforma del Patto di Stabilità, Germania isolata in Europa?

Dopo una lunga melina da parte del governo di Berlino che stava portando allo stallo, anche grazie al rafforzamento del rapporto Italia-Francia, i 27 Stati dell’Ue ora potrebbero arrivare a un accordo politico sul nuovo Patto di Stabilità. Un compromesso tra le posizioni dei Paesi del Sud e quelli del Nord, basato però sulla fine delle “vecchie logiche di austerità, come assicurato da Gentiloni.

Le nuove regole dovrebbero consentire aggiustamenti di bilancio più graduali, considerando le singole posizioni nazionali di partenza e permettendo piani individuali a medio termine. Certo, resterebbero i paletti del rapporto deficit/Pil al 3% e di quello debito/Pil al 60% e si dovrebbero portare avanti aggiustamenti concordati con la Commissione, ma sparirebbe il rientro obbligatorio di 1/20 l’anno e ci potrebbe essere spazio per lo scorporo di alcune voci dai parametri.

Il ministro italiano dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha auspicato che si possano togliere gli investimenti in istruzione e ricerca. Difficile, ma non impossibile. Più probabile, invece, è che si possano prevedere percorsi sostenibili e credibili per ridurre i debiti più alti, come quello italiano.

I tempi potrebbero essere lunghi: 4 anni dalla comunicazione della Commissione, più altri 3 in caso di riforme sulla sostenibilità dei conti o investimenti in difesa, tecnologia e transizione ecologica. Ci potrebbe poi essere una clausola di salvaguardia per sospendere il Patto a livello nazionale in circostanze eccezionali.

Quando entrerà in vigore la nuova governance europea

Le politiche di bilancio degli Stati Ue nel 2024, comunque, dovranno garantire sostenibilità del debito a medio termine e promuovere una crescita sostenibile e inclusiva. Nella primavere del prossimo anno, quindi, la Commissione tornerà ad avviare le procedure di disavanzo eccessivo sulla base dei conti di quest’anno.

Ora si attende una dichiarazione di convergenza tra i Paesi membri sulla riforma al prossimo consiglio europeo dei ministri dell’Economia di Bruxelles del 14 marzo. In questo modo ad aprile potrebbe arrivare la proposta legislativa della Commissione, così da avere un nuovo Patto entro la fine dell’anno.

Piano industriale green, i passi avanti dell’Ue

Per quanto riguarda l’altro tassello del puzzle, il fondo sovrano Ue, il piano prende forma, con target ambiziosi per spingere alla transizione ecologica puntando su fotovoltaico, eolico, batterie, pompe di calore e idrogeno pulito. Conversione e specializzazione della forza lavoro sono le chiavi, da abbinare a obiettivi di copertura delle tecnologie molto precisi, con soglie dal 40% all’85%.

Quello che si dovrebbe chiamare “Net-Zero Act” dovrebbe essere quindi un insieme di obiettivi da finanziare in parte con fondi nazionali (allentando le regole sugli aiuti di Stato), in parte con fondi comuni (sicuramente l’Innovation Fund e il programma InvestEu).

Sono nove le categorie di tecnologie pulite individuate, tra cui anche il nucleare di ultima generazione. Entro il 2030 la capacità industriale europea dovrebbe di soddisfare il 40% della richiesta annuale di pannelli solari, il 50% degli elettrolizzatori, il 60% di calore, l’85% della richiesta di tecnologia eolica e di batterie.

Ci sarebbero quindi procedure di autorizzazione più veloci per i piani energetici strategici, riducendo i tempi di attesa a un massimo di un anno per i grandi progetti e a nove mesi per quelli più piccoli. L’Italia e i Paesi del Sud spingono però per avere un nuovo fondo, più sul modello Sure che su quello Recovery, con prestiti agevolati anti-inflazione e anti-crisi energetica.