Patrimoniale sulla casa e aumento IVA: l’Europa chiede più tasse all’Italia

Patrimoniale sulla casa, con la reitroduzione dell’IMU sull’abitazione principale e aumento dell’IVA su alcuni beni che ora godono dell’aliquota agevolata: l’Europa chiede all’Italia più tasse, ma in parallelo di ridurre il costo del lavoro.

Patrimoniale sulla casa e aumento IVA: l'Europa chiede più tasse all'Italia

Patrimoniale sulla prima casa e aumento IVA su alcuni beni: sembra paradossale ma l’Europa chiede all’Italia di aumentare le tasse.

Se il Governo è al lavoro per evitare la stangata fiscale del 2020, le Raccomandazioni UE mettono l’accento sulla necessità di spostare il peso del fisco dal lavoro ai patrimoni ed ai consumi.

Il che si traduce nella richiesta di reintrodurre l’IMU sulla prima casa e nel ridurre le agevolazioni ad oggi esistenti, anche in materia di IVA, facendo passare alcuni beni che ad oggi godono dell’aliquota del 4% o del 10% a quella più elevata, pari ad oggi al 22%.

Un discorso che fila, e che spinge il Governo ad intervenire per ridurre le tasse sul lavoro spostandole su basi imponibili meno penalizzanti per la crescita. Il rischio patrimoniale, però, continua a spaventare gli italiani.

Patrimoniale sulla casa e aumento IVA: l’Europa chiede più tasse all’Italia

Il sistema fiscale italiano non piace all’Europa. Troppe tasse sul lavoro e poche sui patrimoni e sui consumi sono uno dei fattori che gravano sulla crescita economica.

È questo uno dei punti sottolineato nelle raccomandazioni UE pubblicate a margine della riunione dell’Ecofin del 9 luglio 2019.

Quando si parla di patrimoniale in materia di immobili si fa riferimento all’IMU sulla prima casa, abolita dal 2015, ma sulla quale il parere dell’Europa è da sempre critico.

L’eliminazione della tassa sulla casa non è stata introdotta differenziando i contribuenti per classi di reddito, ma anche i contribuenti più abbienti ad oggi sono esonerati dall’IMU sull’abitazione principale (salvo che si tratti di immobili di lusso).

La patrimoniale sulla casa è il tarlo dell’Europa e non è certo la prima volta che ne viene richiesta una reintroduzione. In parallelo, la critica dell’UE è anche sul mancato aggiornamento dei valori catastali di terreni e beni, che costituiscono la base per il calcolo dell’imposta sui beni immobili.

La riforma del catasto è ritenuta prioritaria: è necessario allineare i valori catastali a quelli di mercato correnti.

L’Europa chiede l’aumento IVA e la riduzione delle tasse sul lavoro

La reintroduzione dell’IMU sulla prima casa dovrebbe essere accompagnata, secondo l’Europa, dalla riduzione del numero e dell’entità delle agevolazioni fiscali.

Si parla anche di IVA, l’imposta al centro dell’attenzione del Governo (ma anche dei consumatori) per via dell’aumento vertiginoso previsto dal 2020 e sul quale è ancora un’incognita come saranno reperiti di 23 miliardi di euro necessari per evitarlo.

L’Europa punta il dito contro l’IVA ridotta, ovvero su quei beni per i quali ad oggi si applica l’aliquota del 4% o del 10%. Rientrano nell’elenco beni come prodotti alimentari (tra cui il tartufo), case non di lusso, o i lavori di ristrutturazione edilizia.

Troppe aliquote e troppi beni agevolati, sottolinea l’Europa, che chiede all’Italia una riforma che razionalizzi le regole in materia di IVA.

La raccomandazione UE sottolinea inoltre che

“Vi è inoltre margine per alleggerire l’onere sulle imprese e le famiglie in regola con il pagamento delle imposte, riducendo la complessità del regime tributario e aumentando il livello complessivo di adempimento degli obblighi fiscali”

Un sistema fiscale meno contorto, insomma.

Non è clemente neppure sulla flat tax l’Europa, o meglio dire dell’intervento attuato dal Governo nel 2019 per ridurre le tasse alle imprese, mediante la riforma del regime forfettario.

La Legge di Bilancio 2019 ha ridotto la pressione fiscale sui lavoratori autonomi e sulle piccole imprese, ma l’ha temporaneamente aumentata sulle imprese a livello aggregato, in particolare sugli istituti finanziari.

Lotta all’evasione, una priorità per l’Italia

Le lunghe raccomandazioni europee all’Italia si concludono con una nota positiva: bene la fatturazione elettronica, passo fondamentale per contrastare l’evasione.

Il divario dell’IVA dell’Italia (ossia la differenza tra il gettito dell’IVA teorico e quello effettivamente incassato) è tra i più elevati dell’Unione. L’evasione fiscale è uno dei problemi principali del Bel Paese e, secondo l’Europa, è necessario proseguire nel percorso intrapreso.

Bene lo scontrino elettronico, partito dal 1° luglio e che si applicherà a tutti i commercianti dal 2020.

Male invece l’aumento del limite per i pagamenti in contanti,

“misura che potrebbe scoraggiare l’uso dei pagamenti elettronici, la cui promozione, invece, potrebbe incentivare l’emissione di fatture e scontrini fiscali, migliorando in tal modo l’adempimento degli obblighi tributari.”

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