Il giorno di Pasquetta (Lunedì dell’Angelo) è festivo o feriale? Si tratta di una festività riconosciuta dal nostro ordinamento, ma tanti lavorano
Pasquetta è il giorno delle gite fuori porta, solitamente i primi assaggi di primavera, per qualcuno la possibilità di inaugurare la stagione al mare mentre per altri l’occasione di visitare un borgo, una città d’arte o, semplicemente, rilassarsi con amici e famiglia. Ma non tutti sono esenti da impegni lavorativi, anzi.
Sebbene il Lunedì di Pasqua (religiosamente, Lunedì dell’Angelo) sia una festività ufficialmente riconosciuta dal nostro ordinamento statale, si sa che per tanti lavoratori non è sinonimo di ferie ma, anzi, magari l’occasione per prendere qualcosa in più in busta paga. Ecco come funziona la Pasquetta tra lavoro, giorni di riposo e retribuzione.
Cosa si festeggia a Pasquetta e perché è un giorno festivo in Italia
Il Lunedì dell’Angelo affonda le sue radici nella tradizione cristiana e rappresenta il giorno successivo alla resurrezione di Cristo. I Vangeli raccontano che alcune donne, tra cui Maria di Magdala, si recarono al sepolcro trovandolo vuoto e ricevendo l’annuncio della resurrezione da un angelo: è proprio questo episodio a dare il nome alla ricorrenza. Dal punto di vista liturgico, si tratta del secondo giorno dell’Ottava di Pasqua, un periodo simbolicamente unitario che prolunga la celebrazione della resurrezione.
In Italia, però, il significato religioso si intreccia con una dimensione civile ben precisa. La Pasquetta è infatti riconosciuta come giorno festivo dallo Stato a partire dalla legge n. 260 del 1949. Prima di allora, il lunedì successivo alla Pasqua era un normale giorno lavorativo. La sua introduzione come festività nasce anche da un’esigenza pratica: creare un “ponte” dopo una festività che cade sempre di domenica, come già avveniva in altri Paesi europei.
La Pasquetta è, quindi, a tutti gli effetti una giornata festiva nel calendario italiano; ciò significa che, salvo diverse disposizioni contrattuali o esigenze produttive, i lavoratori hanno diritto al riposo.
Pasquetta e lavoro: chi lavora?
Se sulla carta la Pasquetta è un giorno festivo, nella pratica milioni di italiani lavorano regolarmente. Prendendo come base le stime dello scorso anno, oltre 5 milioni di persone sono impegnate tra Pasqua e Lunedì dell’Angelo in Italia.
I settori più coinvolti sono quelli che, per natura, non possono interrompere le attività. In cima alla lista ci sono turismo e ristorazione: alberghi, ristoranti, bar e stabilimenti balneari registrano proprio nei giorni festivi i picchi di lavoro più alti. Non a caso, oltre il 70% degli addetti del comparto è operativo anche durante le festività.
Segue il comparto sanitario, dove medici, infermieri e operatori sociosanitari garantiscono continuità assistenziale senza interruzioni. Allo stesso modo, forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale della sicurezza pubblica sono regolarmente in servizio.
Anche il commercio resta protagonista, soprattutto dopo la liberalizzazione degli orari: supermercati, centri commerciali e negozi, in molte città, restano aperti. A questi si aggiungono trasporti (autisti, ferrovieri, personale aeroportuale), informazione (giornalisti, operatori radio-tv), intrattenimento e cultura (cinema, musei, eventi).
Non mancano poi le attività produttive a ciclo continuo, come alcune industrie, e il vasto mondo del lavoro autonomo: ambulanti, ristoratori, tassisti. In sostanza, la Pasquetta è festiva per legge, ma per almeno 1 italiano su 5 (in età lavorativa) resta una normale giornata lavorativa.
Come funziona il trattamento in busta paga della Pasquetta
Dal punto di vista retributivo, la Pasquetta ha una caratteristica fondamentale: è una festività riconosciuta dalle normative e, quindi, ha effetti diretti sulla busta paga. Anche se il lavoratore non presta servizio, ha comunque diritto alla normale retribuzione giornaliera.
Il discorso cambia per chi lavora. In questo caso, i contratti collettivi nazionali (CCNL) prevedono una maggiorazione della retribuzione oppure, in alternativa, un riposo compensativo. Per i lavoratori retribuiti a ore, il compenso della giornata festiva viene generalmente calcolato come un sesto dell’orario settimanale, oltre alle eventuali maggiorazioni.
Va fatto necessariamente il confronto con la domenica di Pasqua. Quest’ultima, infatti, non è considerata una festività “aggiuntiva” perché cade sempre di domenica. Di conseguenza, chi non lavora non riceve una retribuzione extra rispetto alla normale paga mensile. Chi invece lavora ha diritto alle maggiorazioni previste per il lavoro domenicale, ma non a quelle tipiche delle festività infrasettimanali.
Diverso ancora il caso del Venerdì Santo, che non è riconosciuto come giorno festivo in Italia: si tratta di una ricorrenza religiosa, ma senza effetti automatici sulla retribuzione o sul diritto al riposo. Le scuole, invece, sono chiuse solitamente già dal giovedì.
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