Parlamento europeo approva l’AI Act: stop a riconoscimento facciale, social scoring e polizia predittiva

Enrica Perucchietti

16 Giugno 2023 - 08:00

È il primo testo di legge al mondo per regolamentare l’uso dell’IA. La bozza di legge proposta mira a un approccio precauzionale nell’utilizzo dell’IA, tutelando i diritti umani e la privacy.

Parlamento europeo approva l’AI Act: stop a riconoscimento facciale, social scoring e polizia predittiva

«Abbiamo vinto al Parlamento e siamo riusciti a mantenere una chiara salvaguardia per evitare ogni rischio di sorveglianza di massa».

Commenta così detto l’eurodeputato del Pd, Brando Benifei, correlatore al Parlamento europeo per il regolamento sull’IA, l’approvazione da parte dell’Eurocamera dell’AI Act, volto alla regolamentazione di tale tecnologia.

Questo primo atto normativo è frutto di intensi negoziati protrattisi per mesi e mira a garantire un uso corretto e responsabile delle IA, preservando i cosiddetti “foundation models”, ovvero blocchi di conoscenza primaria che costituiscono la base di tale tecnologia.

L’iter dell’AI Act

Il Parlamento europeo ha dato il suo sostegno alle modifiche proposte per regolamentare l’intelligenza artificiale nella bozza di legge presentata dalla Commissione europea. Con 499 voti a favore, 28 contrari e 93 astenuti, i deputati europei hanno aperto la strada a negoziati con gli Stati membri per finalizzare questo importante testo, che mira a limitare i rischi associati all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, come ad esempio ChatGPT.

Nel caso dei sistemi di AI generativa come ChatGPT si devono rispettare requisiti di trasparenza: in tal senso diventa obbligatorio dichiarare che il contenuto è stato generato dall’intelligenza artificiale. Massima attenzione anche ai deepfake e alla necessità di fornire strumenti atti a distinguerli dalle immagini reali.

Proibito il riconoscimento facciale e il social scoring

Una delle principali novità introdotte dal Parlamento europeo riguarda il divieto dei sistemi automatici di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, come ricordato da Benifei: «Siamo riusciti a mantenere un chiaro divieto al riconoscimento facciale in tempo reale».

La Commissione europea, al contrario, aveva proposto di autorizzarne l’uso da parte delle forze dell’ordine nella lotta contro la criminalità e il terrorismo. Questa questione sarà oggetto di dibattito e negoziati con gli Stati membri, alcuni dei quali si oppongono al divieto, poiché l’applicazione di questa tecnologia è oggetto di controversie e preoccupazioni legate alla privacy e ai diritti individuali.

Il testo dell’AI Act impone una serie di divieti categorici sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Innanzitutto, si proibisce il “social scoring”, la pratica di classificare i comportamenti sociali attraverso algoritmi. Allo stesso modo, sono vietati gli algoritmi capaci di leggere le emozioni in contesti lavorativi e scolastici, così come i sistemi di polizia predittiva, basati su profilazioni personali o comportamenti passati.

L’importanza dell’AI Act

L’obiettivo principale dell’AI Act è quello di addestrare gli algoritmi che plasmeranno il nostro futuro, affinché operino a servizio dell’umanità e prevenendo ogni forma di discriminazione digitale.
Mentre l’atto non impone un divieto assoluto sull’uso delle IA, stabilisce una serie di linee guida e regole che devono essere rispettate per garantire un impiego responsabile delle tecnologie, affinché la tecnologia «sia conforme con i diritti e i valori dell’Unione, ad esempio in materia di supervisione umana, sicurezza, privacy, trasparenza, non discriminazione e benessere sociale e ambientale».

La decisione di preservare i «foundation models» è di fondamentale importanza poiché costituiscono la base di conoscenza su cui le tecnologie IA si sviluppano. Questi modelli rappresentano un patrimonio di informazioni che ha il potenziale di accelerare il progresso e l’innovazione in molti settori. La protezione di tali modelli mira a impedire che siano monopolizzati o utilizzati in modo dannoso per la società.

È importante sottolineare che l’AI Act non rappresenta un bando completo delle IA, ma piuttosto un tentativo di regolamentazione che si rende necessario per qualsiasi nuovo strumento entri a far parte della vita del genere umano. La regolamentazione delle IA è essenziale per affrontare le sfide emergenti e per garantire che queste tecnologie siano utilizzate per il bene comune, in linea con i valori fondamentali dell’Unione Europea.

I divieti dell’AI Act

Rispetto alle bozze precedenti, i deputati europei hanno esteso i divieti ai seguenti punti:

  • sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale e a posteriori in aree pubbliche
  • sistemi di categorizzazione biometrica
  • sistemi di polizia predittiva
  • sistemi di riconoscimento delle emozioni
  • «estrazione non mirata» di dati biometrici da internet o da video di telecamere a circuito chiuso

L’importanza della regolamentazione dell’IA

La rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale ha sollevato interrogativi sulla necessità di norme e regolamentazioni adeguate. Mentre l’IA può offrire benefici e opportunità in diversi settori, è essenziale mitigarne i rischi e garantire che venga utilizzata in modo etico e responsabile. La bozza di legge proposta dalla Commissione europea e sostenuta dal Parlamento europeo mira a porre limiti e ad adottare un approccio precauzionale nell’utilizzo dell’IA, tutelando la trasparenza, i diritti umani, la privacy e la sicurezza dei cittadini.

Il cammino verso una regolamentazione completa e comprensiva delle IA è ancora lungo, ma l’approvazione dell’AI Act segna un punto di partenza significativo. È necessario continuare il dialogo e il confronto tra legislatori, esperti di IA e la società civile per garantire che le regole siano aggiornate e rispondano alle sfide in evoluzione.

Solo attraverso una regolamentazione responsabile possiamo plasmare un futuro in cui le tecnologie IA siano uno strumento al servizio dell’umanità, e non uno strumento di controllo e sorveglianza volto a incrementare le diseguaglianze già presenti nella nostra società.