Pagamenti in criptovalute: a che punto siamo in Italia?

Niccolò Ellena

24/10/2022

26/10/2022 - 09:56

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Oggi si è tenuto l’evento organizzato da Money.it, durante il quale gli ospiti del panel «La vita quotidiana con le crypto in tasca» hanno discusso dello stato dei pagamenti in criptovalute in Italia

Le criptovalute sono un argomento molto discusso negli ultimi anni: molte persone le reputano affidabili, le acquistano e le utilizzano; mentre molte altre sono ancora sospettose e pensano che sia in realtà una bolla destinata a scoppiare. Ma dove sta la verità? Per cercare di fare luce su questo argomento, Money.it ha organizzato l’evento Cashless e Criptovalute: al bar e al ristorante e non solo, in cui si è cercato di fare luce - tra le altre cose - sullo stato attuale dei pagamenti con criptovalute in Italia.

Criptovalute in Italia: a che punto siamo?

«Si può dire che il soffitto di cristallo per le crypto si sia rotto?» È così che Dario Colombo, moderatore e responsabile dall’area B2B di Money.it ha incalzato Fabiano Taliani, Chief Operation Officer di Coinbar, piattaforma italiana di exchange di crypto, durante il panel «La vita quotidiana con le crypto in tasca».

Il manager ha risposto in maniera affermativa, partendo dal dare i numeri: «quasi un miliardo di persone nel mondo usano le crypto, in Italia nel 2021 ci sono stati 114 miliardi di euro transati in criptovalute, in Europa circa 900 miliardi e nel mondo 14 mila milioni».

Partendo da questi dati, è impossibile non domandarsi a quale punto sia l’Italia nell’ambito dei pagamenti in criptovalute, domanda alla quale hanno cercato di rispondere, facendo un quadro generale, Stefano Cigarini, Ceo di Fico Eataly World e Cinecittà World, Mauro Finiguerra, commercialista esperto di fiscalità internazionale di Finiguerra e Associati, Roberto Gorini, imprenditore e autore di libri di successo come Matrix Economy e di Crypto Economy e il suddetto Fabiano Taliani.

Criptovalute in Italia: le persone vogliono usarle per pagare

Quello che, secondo Taliani, sta rendendo le criptovalute così appetibili è la possibilità di utilizzarle non soltanto come investimento, ma anche per pagare, cosa che sta diventando sempre più frequente.

Recentemente Coinbar, l’azienda di cui Taliani è COO, ha stretto un accordo con Doppelgänger, brand di abbigliamento da uomo, per consentirgli di far pagare i clienti in criptovalute, che hanno gradito la possibilità. In particolare, Coinbar consente ai clienti di pagare in criptovalute e ai commercianti di ottenere il corrispettivo direttamente cambiato in euro.

Questa scelta è stata remunerativa per la catena, in quanto Taliani ha affermato “il giorno successivo alla messa in pratica dell’accordo, un cliente è entrato nel loro negozio (di Doppelgänger) di Lodi e ha chiesto di pagare in criptovalute, il che è un’ottima notizia, specialmente poiché in precedenza egli non era loro cliente".

È quindi possibile auspicare che, come Doppelganger, anche altre aziende possano iniziare sempre maggiormente ad accettare pagamenti in criptovalute, così da andare incontro al desiderio dei loro possessori.

Se da un lato i clienti sono felici di poter utilizzare le criptovalute per pagare i loro conti, allo stesso tempo le aziende e i commercianti sono chiamati a tutelarsi: di questo ne ha parlato Mauro Finiguerra, commercialista esperto di fiscalità internazionale di Finiguerra e associati.

Criptovalute in Italia: guardare alla Svizzera per migliorare

Al dialogo ha partecipato anche Roberto Gorini, che ha offerto la sua testimonianza, basata sulla sua esperienza a Lugano poiché - tra le altre cose - si sta occupando, in qualità di responsabile tecnico, dell’entrata in uso di una criptovaluta creata da lui e dal suo team per il municipio di Lugano e i suoi commercianti, il nome della criptovaluta è Luga.

Partendo da questo aspetto, Gorini si è soffermato sui benefici che ci sono pagando con criptovalute invece che con le carte, definite obsolete.

Tra i vantaggi principali che si ottengono utilizzando le criptovalute come metodo di pagamento, secondo Gorini, ce n’è uno che merita particolare attenzione, ossia la sicurezza, poiché, ha affermato: «quando si paga con una carta, si stanno dando i propri dati al negoziante per farlo prelevare dal nostro conto. I dati che vengono diffusi possono portare a dei leak, ossia a delle perdite di dati e di conseguenza di denaro. Quando si paga in criptovalute, i soldi vengono inviati al negoziante, egli quindi non possiede i nostri dati, di conseguenza questi non possono essere dispersi. L’unico evento che può portare a una frode è quello di perdere o farsi rubare la password del proprio wallet

La diffusione in Italia dei pagamenti in criptovalute dunque potrebbe anche portare dei vantaggi in termini di sicurezza, poiché, grazie a questa nuova tecnologia si potrebbe combattere le truffe e le frodi connesse alle carte di credito.

Criptovalute in Italia: le opportunità imprenditoriali

Le criptovalute dunque, benché da molti non siano ancora comprese soprattutto per una questione culturale, rappresentano, per gli investitori interessati, una grande possibilità, poiché consentono loro, attraverso i wallet, di essere fisicamente proprietari di un asset che, al contrario del denaro, è destinato a perdere valore.

Ma come si pongono le aziende nei confronti delle criptovalute? Per loro rappresentano un asset valido? Per Fabiano Taliani la risposta è decisamente , in particolare, ai microfoni di Money.it egli ha affermato che: “è una questione di tempo, di educazione e formazione, che deve essere propagata che tutti devono avere su queste tematiche” A sostegno della sua teoria, ha aggiunto “Anche trenta anni fa le persone erano renitenti ad utilizzare la carta di credito e l’e-mail, perché preferivano il fax e il contante, ma ad un certo punto l’evoluzione non può essere contenuta, perché prima o poi riesce a farsi spazio”.

Criptovalute in Italia: necessità di maggiore consapevolezza

Grazie alle testimonianze degli ospiti del Panel “La vita quotidiana con le crypto in tasca”, è evidente che questa nuova tecnologia è destinata probabilmente a rivoluzionare il nostro modo di investire e pagare in Italia.

Il problema, secondo quanto affermato da Stefano Cigarini, è la mancanza di conoscenza diffusa sull’argomento perché, fintanto che le idee rivoluzionarie sull’applicazione delle criptoattività rimarranno ad appannaggio di pochi eletti, non potranno diffondersi, è adesso più necessario che mai quindi fare in-formazione e rendere chiare alle persone le possibilità che questa tecnologia porta con sé.

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