Pace fiscale, saldo e stralcio cartelle: calcolo importi sbagliati, lettere AdER in arrivo

Pace fiscale, grane in vista per chi ha aderito al saldo e stralcio delle cartelle: l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha sbagliato il calcolo dell’importo dovuto. In arrivo le comunicazioni con le somme aggiuntive da pagare, pena la decadenza dalla definizione agevolata.

Pace fiscale, saldo e stralcio cartelle: calcolo importi sbagliati, lettere AdER in arrivo

Pace fiscale, saldo e stralcio delle cartelle con importi sbagliati: l’errore è dell’Agenzia delle Entrate Riscossione che ora sta inviando le comunicazioni con la somma aggiuntiva da versare.

A riportare la notizia è il Sole 24 Ore. Si tratta di un “mero errore tecnico”, afferma la comunicazione dell’AdER, che tuttavia potrebbe portare al rischio di decadenza dalla misura cardine della pace fiscale.

Il saldo e stralcio delle cartelle prevede il versamento di una somma forfettaria del debito dovuto, calcolata in base al valore ISEE del soggetto richiedente. Un calcolo sul quale è inciampata l’Agenzia delle Entrate Riscossione, che ora bussa alla porta per chiedere il resto.

Pace fiscale, saldo e stralcio cartelle: calcolo importi sbagliati, lettere AdER in arrivo

Errare è umano, a patto di non scaricare sugli altri le conseguenze dei propri errori. Una regola di buon senso che a quanto pare non rientra tra quelle seguite dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Nelle comunicazioni relative al “mero errore tecnico” commesso nel calcolo degli importo dovuti a titolo di saldo e stralcio, si legge che nel caso di mancato, ritardato o insufficiente versamento della differenza si decadrà dalla definizione agevolata, e che la somma già corrisposta sarà considerata come acconto del totale del debito, senza sconti.

La domanda che ci si pone è: qual è il termine per versare la differenza tra importo già corrisposto, in misura inferiore, e nuova rata ricalcolata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione?

Il problema non si pone per le rate del 2020 (quella ordinariamente in scadenza a marzo e luglio), considerando che il termine ultimo di versamento è stato differito al 10 dicembre.

Diversi sono invece i dubbi per quel che riguarda la prima rata della pace fiscale: il primo versamento del saldo e stralcio delle cartelle doveva essere effettuato entro il 30 novembre 2019, scadenza automaticamente rinviata al 2 dicembre, cadendo di sabato.

Saldo e stralcio delle cartelle, quando pagare? Pace fiscale a rischio a causa del mero errore tecnico dell’AdER

Non è chiaro quale sarà il termine per il versamento della differenza tra rata versata e rata ricalcolata dall’AdER.

Secondo quanto diffuso dall’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore in data 14 luglio 2020 i bollettini allegati alla comunicazione sul “mero errore tecnico” riportano, tra l’altro, l’importo complessivo della rata dovuta, e non solo la somma integrata a seguito del ricalcolo dell’importo dovuto a titolo di saldo e stralcio delle cartelle.

Il singolo contribuente destinatario della lettera di ricalcolo dell’AdER dovrà quindi richiedere i nuovi bollettini, relativi esclusivamente alla differenza da pagare.

A logica, la regolarizzazione per tutte le rate dovute nel 2020 dovrebbe essere concessa fino al 10 dicembre 2020.

A tal proposito si ricorda che il decreto Rilancio ha previsto la possibilità di versamento a dicembre di tutte le rate della pace fiscale in scadenza nel 2020. Il pagamento oltre i termini ordinari non comporta la decadenza dai benefici della definizione agevolata (attenzione però: non si applica la “tolleranza” di 5 giorni).

Stesso discorso dovrebbe valere anche in caso di richieste di regolarizzazioni relative alla prima rata del saldo e stralcio delle cartelle, scaduta il 2 dicembre 2019. Non si può certo condannare il contribuente alla decadenza dalla pace fiscale a causa di un mero errore tecnico, verrebbe da pensare.

Considerando il “silenzio” dell’Agenzia della Riscossione, si consiglia tuttavia ai destinatari delle comunicazioni e dei bollettini corretti di contattare l’Ufficio territoriale, per evitare brutte sorprese. Un adempimento ulteriore, in un periodo bollente sul fronte fiscale.

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