Outlook 2019: crescita e rischi globali previsti in calo

Gli analisti di UBP vedono un rallentamento nella crescita dell’economia mondiale e un aumento delle disuguaglianze tra i vari Paesi durante il prossimo anno. Tuttavia il ciclo economico espansivo non giungerà alla fine

Outlook 2019: crescita e rischi globali previsti in calo

Il 2018 è ormai ai titoli di coda, così l’attenzione di gran parte degli investitori internazionali è già proiettata verso il 2019, anno che secondo molti inizierà all’insegna dell’incertezza. Dopo due anni in cui le maggiori economie mondiali, in particolare gli Stati Uniti, sono cresciute molto, lo scenario globale inizia ad essere frammentato, con le disuguaglianze tra i vari Paesi che si faranno sempre più protagoniste nel corso dei prossimi mesi.

Dopo essere usciti dalla crisi del 2008, si presentano nuovi fattori che potrebbero far rallentare la macchina dell’economia globale. In particolare si deve tener conto delle tensioni politiche e monetarie, sempre meno accomodanti.

Questi sono solo alcuni dei fattori che peseranno sulla crescita mondiale, che secondo gli analisti di UBP diminuirà al 3,5% dal 3,7% previsto dal Fondo Monetario Internazionale.

Le prospettive di crescita delle diverse aree del mondo

Union Bancaire Privée vede un leggero rallentamento negli U.S.A., dove la domanda interna e gli investimenti sono appoggiati dalla riforma fiscale delle imprese e dai vari incentivi dati alle imprese atti alla creazione di lavoro. L’inflazione è invece attesa tra il 2 e il 2,5%.

Dal punto di vista del mercato azionario, l’outperformance del mercato statunitense rispetto a quello europeo è destinata ad attenuarsi. L’espansione di questo 2018 è per gran parte dovuta alla crescita dei P/E americani, soprattutto per quanto riguarda il comparto tecnologico.

Su quest’ultimo settore, gli analisti di UBP vedono un allentamento che potrebbe dare modo ai listini del Vecchio continente di ridurre il gap a livello di performance con gli U.S.A.

Diversa la situazione nell’Eurozona, dove il tasso di crescita è atteso in calo dal 2,1 al di sotto del 2%. A pesare in questo caso sono le tensioni commerciali con l’America, che penalizzano in particolar modo il settore auto.

Inoltre, economie sostanzialmente ferme e sotto la morsa dei conti pubblici come quelle di Italia e Grecia mettono in difficoltà le possibilità di crescita potenziale dell’intera Europa. Al netto di eventuali shock sulle materie prime e sulle valute, qui il tasso di inflazione dovrebbe restare al 2%, in linea con l’obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE.

In Gran Bretagna invece tutto dipenderà dal Parlamento inglese: se questo dovesse accettare i termini fissati dall’accordo tra Regno Unito e Unione Europea, la crescita è attesa al 2%. Viceversa, se si dovesse procedere per una hard Brexit, le prospettive peggiorano notevolmente, muovendosi tra un -5% ad un ben più pesante -10% di Pil.

Passando ora all’Asia, in Giappone gli esperti vedono una crescita poco superiore all’1%. In questo caso a pesare su uno sviluppo così modesto pesano i consumi poco vivaci, l’invecchiamento della popolazione e la riduzione degli investimenti pubblici. Questi fattori metteranno in difficoltà il Governo, che dovrebbe comunque riuscire nel portare a buon fine il processo di trasformazione di economia e società.

Ben più sostenuta la crescita della Cina che è prevista al +6% per il 2019. Qui gli analisti di Union Bancaire Privée si aspettano una serie di “periodiche fiammate” nel caso in cui il Governo cinese e quello americano riescano a trovare un’intesa che stabilisca un equilibrio tra le due superpotenze.

Nei mercati emergenti invece a mettere in difficoltà la crescita già durante quest’anno è stato il forte deprezzamento delle loro valute. Basti pensare a quanto è successo in Argentina o in Turchia, dove per calmierare questo problema sono state adottate politiche monetarie ultra-restrittive. Questi due Paesi sono i più a rischio per quanto riguarda una possibile nuova recessione. Va meglio in India e Indonesia, che potrebbero vedere una ripresa più sostenuta.

A livello inflattivo il tasso dovrebbe riprendere a salire dopo il pesante deprezzamento delle monete emergenti, per poi stabilizzarsi quando le politiche adottate dalle banche centrali diventeranno via via meno accomodanti per tenere a freno la domanda.

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