Osservatorio Btp, il mercato tiene d’occhio corti e Btp€i

Lorenzo Raffo

24 Marzo 2025 - 16:34

Poco di nuovo rispetto a una settimana fa, con il decennale ancora ancorato al 3,8% di yield. Due titoli intanto hanno gli onori della cronaca. Perché bisogna stare all’erta?

Osservatorio Btp, il mercato tiene  d’occhio corti e Btp€i

Micro volatilità per il decennale italiano, che resta comunque ancorato al livello di rendimento del 3,8%.

Vediamo allora i riferimenti tecnici per valutare il quadro generale dei nostri titoli di Stato.

Parametro Valore
Yield del 10 anni (apertura seduta 24/3) 3,83% - quasi identico a quello di lunedì scorso
Forchetta yield su un anno Minimo 3,16% - Massimo 4,18%
Attuale posizionamento Distanza dal massimo 8,4%
Resistenze (in presenza di ribasso delle quotazioni) 3,93% e 4,07%
Supporti (in presenza di rialzo delle quotazioni) 3,80% e 3,74%
Future Btp long (apertura seduta 24/3) 117,24
Resistenza del future 118,56
Supporto del future 115,0

Movimenti marginali quelli evidenziatisi nell’ultima settimana. Il future Btp long term lo rileva muovendosi attorno al livello dei 117, che si può definire privo di particolari indicazioni direzionali. Dal 6 marzo sta procedendo in un’area di lateralità, compresa fra minimo a 116 e massimo a 117,4.

Il solitamente più sensibile Btp future short term – riferito alle scadenze corte – qualche indicazione in più la fornisce. Dallo stesso 6 marzo conferma infatti un trend di lenta progressività rialzista e – segnalazione tecnica importante – ha chiuso il gap ribassista determinatosi fra la chiusura del 5/3 e l’apertura del 6/3. Per chi non conosca questa particolare situazione si fornisce una semplice spiegazione: il gap è un salto nella curva dei prezzi fra due differenti sedute. Nel caso sia ribassista indica debolezza, in base alla sua maggiore o minore dimensione. Il fatto che ora sia stato richiuso dal movimento rialzista è positivo.

Due Btp da seguire

In un contesto in cui il mercato guarda con una certa trepidazione ai dati dell’inflazione e si rifugia in parte sulle scadenze corte, può sembrare un’occasione alquanto propizia il fatto che proprio in settimana (mercoledì 26) si avrà un’asta un po’ particolare, riferita appunto a riaperture di un Btp short term e di un Btp€i. Ecco di cosa si tratta.

Gli short term hanno sostituito i vecchi Ctz, scelta apprezzata da alcuni e criticata da altri. Con scadenze fra 18 e 30 mesi di fatto si inseriscono come prolungamento dei Bot (vite residue fino a 12 mesi) sulla parte breve della curva dei governativi italiani. L’asta riguarda in questo caso un titolo già quotato:

  • Btp 2,55% Fb2027: Isin IT0005633794– ammontare finora emesso di 7,2 miliardi di Eur – quotazione di apertura oggi a 100,98 e successiva debolezza con discesa alle 12.00 sui 100,32 Eur. Il rendimento si attesta quindi sul 2,4% ma tentare un ordine per alcune sedute sui 100 può essere una scelta valida nell’attuale fase di mercati. L’ha già toccato a inizio marzo. La curva indica uno yield per il biennale al 2,4% e il 2027 lo centra appieno, con potenziali margini, nel contesto in corso, di un possibile incremento verso il 2,5%.
  • Btp€i 1,5% Mg2029: Isin IT0005543803 – ammontare emesso 16 miliardi di Eur – quotazione di apertura oggi a 102 Eur.
    Questa tipologia di Btp – indicizzati all’inflazione europea – merita attenzione nella fase in corso e soprattutto ancor più proprio il 2029. Ecco perché.

1°) Meglio un titolo correlato all’inflazione Ue rispetto a uno collegato a quella italiana e quindi a un Btp Italia. L’indice dei prezzi dell’area euro è infatti strutturalmente più sensibile in confronto a quello di casa nostra, salvo in fasi particolari dell’economia.

2°) Consigliabile un titolo non troppo lungo, al fine di non esporsi a trend altalenanti dell’inflazione o addirittura a una deflazione. Una vita residua 2029 si adatta bene a tale regola, anche se il maggiore timore attuale è che nei prossimi anni si possa assistere a una fase di stagflazione, ovvero di stagnazione accompagnata a inflazione. Se così fosse avere in portafoglio un Btp€i, con capitale indicizzato appunto all’incremento del costo della vita, sarebbe una scelta proficua.

3°) I Btp€i si caratterizzano per il capitale rimborsato a scadenza incrementato sulla base dell’inflazione. Per la rivalutazione appunto si utilizzano appositi coefficienti moltiplicativi, che incrementano l’importo investito con il passare degli anni. Se il titolo ha una lunga storia alle spalle chi lo compra deve versare anche l’inflazione già accumulata, che poi verrà rimborsata al momento della vendita o del rimborso finale. Ecco perché è preferibile un Btp€i emesso da poco tempo. È il caso del Mg2029, che ha esordito sul mercato nel 2023.
Il suo rendimento in corso si attesta sul 3,3% ma si tratta di un’indicazione di cui tenere poco conto, poiché il fattore decisivo al proposito è appunto il coefficiente moltiplicativo, che si basa su una complessa formula strutturata sulla variabile dell’inflazione.

I cedola 4% sempre protagonisti

Se il contesto è incerto c’è tuttavia da notare che gli scambi di Btp su Borsa Italiana sono sempre incentrati sulle emissioni lunghe (dalla 2039 alla 2054) con cedola superiore al 4%. Su questo fronte le contrattazioni sono ancora molto elevate, con quotazioni in passato piuttosto volatili, adatte a chi fa trading veloce. In realtà nelle ultime due settimane tale “modus operandi” ha perso vigore, per la mancanza di una direzionalità, come già segnalato precedentemente. Il mercato attende tuttavia fiducioso qualche notizia che porti fluttuazioni. È probabile che entro qualche settimana ciò accadrà.

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