I primi giorni dell’anno si sono caratterizzati per una certa volatilità sul fronte dei titoli di Stato in euro e quindi anche dei BTP.
Il decennale italiano ha di nuovo sfidato il rendimento del 3,6%, per poi scendere sotto il 3,5%. Niente di inatteso. Intanto il mercato conferma la scelta di ribilanciare i portafogli già vista nel corso degli ultimi mesi del 2025. Prima di spiegare come ciò avviene è il caso di fare la radiografia del momentum dei nostri governativi.
| Yield del 10 anni (apertura seduta 7/1) | 3,496% |
|---|---|
| Trend yield nell’ultimo mese | Altalenante nella forchetta 3,4-3,6% |
| Forchetta yield su un anno | Minimo 3,33% - Massimo 3,99% |
| Attuale posizionamento | Distanza dal massimo 12,4% |
| Resistenze dello yield (in presenza di ribasso delle quotazioni) | 3,60% e 3,82% |
| Supporto dello yield (in presenza di rialzo delle quotazioni) | 3,40% |
| Future Btp long term scadenza marzo 2026 (apertura seduta 7/1) | 120,33 |
| Prima resistenza del future | 120,54 |
| Primo supporto del future | 119,53 |
| Media mobile a 200 sedute (riferita al future) | 120,33 |
Il quadro resta sostanzialmente immutato, con però la media mobile a 200 periodi – nel caso del Future - risalita sopra le singole quotazioni daily, il che avviene dall’8 dicembre. Il vero prima segnale di normalizzazione si verificherebbe proprio con un ritorno al di sopra, ovvero nell’area dei 120,5-121. Oggi si è avuto un contatto fra m.m. e quotazione del derivato. La situazione va quindi monitorata con una certa continuità.
Meno lunghi e più medio-corti
Torniamo al tema dei bilanciamenti. Di che si tratta? Di spostarsi sui vari tratti della curva per contenere un’eccessiva volatilità delle quotazioni. Nella fase in corso il nuovo fattore destabilizzante (l’ennesimo) si chiama Venezuela o, meglio, prezzo del petrolio. In base all’andamento non si ipotizzano tensioni da questo punto di vista ma si vive in un quadro di “chi va là”, con immediato effetto sulle quotazioni dei titoli di Stato.
Al momento si riconferma quindi la tendenza di spostarsi dai trentennali e oltre, che hanno contraddistinto gli scambi per buona parte del 2025, a scadenze nettamente più corte, non oltre i 5-7 anni. Questi i Btp più trattati in tale ambito nelle ultime sedute:
- BTP 3,45% Lg2031 (Isin IT0005595803)
Quota sui 103 Eur ma riesce a garantire un rendimento a scadenza sul 2,9% con una volatilità accettabile. Quando si parla di bilanciamenti, occorre valutare anche gli aspetti fiscali. In un contesto di azionario in continua salita, l’opzione creazione di minus dall’obbligazionario è al momento decisiva, seppur si debba tenere conto delle diverse aliquote cui i due asset sono soggetti.
- BTP 0,95% Ag2030 (Isin IT0005403396)
Quota sui 92,5-92,6 Eur, con un rendimento a scadenza del 2,7% ma con un’esposizione opposta logicamente dal punto di vista fiscale. Da marzo 2025 il titolo si sta muovendo in ottica di convergenza verso il prezzo di rimborso, con una volatilità media-bassa.
- BTP 2,8% Gn2029 (Isin IT0005495731)
Quota sui 101 Eur, con rendimento a scadenza del 2,5%, logicamente il minore dei tre. Lo scarso appeal in termini di gestione fiscale lo porta a classificarsi un po’ indietro come scambi, ma è questo il titolo preferibile per chi voglia abbassare la rischiosità media di un portafoglio andando direttamente a scadenza.
Niente inflation?
Il mercato non sembra invece interessato – nella fase in corso – a esporsi in bilanciamenti fra tassi fissi e inflation linked, ma su questo fronte le reazioni sono spesso convulse e correlate evidentemente all’andamento delle notizie sul costo della vita in Italia e in Europa.
L’attenzione rivolta a una gestione attiva di un portafoglio obbligazionario sta certamente crescendo e potrebbe confermarsi del tutto vincente anche nei prossimi mesi in un’ottica di riequilibrio del rischio/rendimento, data l’incertezza che caratterizza questo fronte.
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