Oro, nuovo record della Russia. Che adesso supera la Cina

Alessandro Nuzzo

6 Giugno 2026 - 15:00

Stando alle dichiarazioni del ministro russo, Mosca avrebbe superato la Cina nella produzione mondiale di oro. Peccato che i dati ufficiali dicono tutt’altro.

Oro, nuovo record della Russia. Che adesso supera la Cina

Mosca ha un nuovo obiettivo dichiarato: diventare il primo produttore di oro al mondo, superando il primato della Cina. Il ministro delle Risorse Naturali russo, Alexander Kozlov, ha annunciato all’agenzia di stampa statale TASS che la Russia avrebbe prodotto circa 480 tonnellate di oro nel 2024, con l’obiettivo di raggiungere le 500 tonnellate entro il 2025. Se questi numeri fossero corretti, Mosca supererebbe la Cina e si posizionerebbe al vertice della classifica mondiale. Il problema è che, stando ai dati disponibili a livello internazionale, la situazione sembrerebbe essere diversa.

Il World Gold Council, l’organizzazione internazionale considerata la principale fonte di riferimento per i dati sulla produzione aurifera mondiale, stima infatti che la Russia abbia prodotto nel 2024 circa 330 tonnellate d’oro, collocandosi al secondo posto dietro la Cina, che ne avrebbe estratte circa 380. Altre fonti parlano di 345 tonnellate, mentre altre ancora indicano una produzione vicina alle 360. In ogni caso, la discrepanza rispetto ai numeri forniti da Mosca è notevole. Le stime internazionali risultano inferiori rispetto alle dichiarazioni ufficiali russe. In termini assoluti si parla di un divario compreso tra 120 e 170 tonnellate, una quantità enorme che equivale all’intera produzione annuale di un Paese minerario di medie dimensioni come il Ghana. La Russia continua quindi a essere uno dei maggiori produttori mondiali di oro, ma resta dietro la Cina.

Perché c’è questa differenza tra i dati russi e quelli internazionali

Ma perché esiste una differenza così marcata tra le fonti internazionali e i dati comunicati da Mosca? La spiegazione è legata soprattutto alla trasparenza. Dall’inizio della guerra in Ucraina, nel 2022, la Russia ha infatti smesso di pubblicare statistiche dettagliate sulla produzione aurifera, diventando una delle giurisdizioni più opache al mondo sotto questo profilo. Gli analisti sono quindi costretti a lavorare su stime ricavate da fonti indirette, come dati doganali di Paesi terzi, dichiarazioni delle società minerarie quotate in Borsa e flussi commerciali verso i mercati esteri. Senza dati ufficiali verificabili, diventa impossibile confermare o smentire le cifre diffuse dal governo russo. Proprio per questo motivo le dichiarazioni del ministro non possono essere considerate una verità accertata.

Gli esperti hanno comunque cercato di individuare possibili spiegazioni per un eventuale aumento della produzione. Una delle ipotesi è che i prezzi record dell’oro abbiano incentivato il recupero di materiale riciclato e il riprocessamento di scarti minerari a bassa concentrazione che in passato non sarebbero stati economicamente convenienti. Tuttavia, il solo riciclo non sarebbe sufficiente a spiegare un incremento di oltre 150 tonnellate. Un’altra teoria riguarda l’apertura di nuove miniere, ma anche questa appare poco convincente, poiché negli ultimi anni non sono stati annunciati grandi progetti estrattivi in grado di giustificare un simile salto produttivo.

Il motivo che si cela dietro queste cifre

Dietro queste cifre potrebbe quindi esserci anche una motivazione geopolitica. Secondo Bloomberg, la Banca centrale russa avrebbe venduto 28 tonnellate d’oro delle proprie riserve, incassando circa 4 miliardi di dollari da destinare alle spese legate alla guerra e alla difesa. In questo contesto, Mosca ha tutto l’interesse a presentarsi come una potenza aurifera in crescita, sia per attrarre investitori nonostante le sanzioni occidentali, sia per trasmettere un’immagine di solidità economica all’interno del Paese.

Sia la Russia sia la Cina stanno utilizzando l’oro come risorsa strategica per rafforzare la propria posizione in un contesto internazionale sempre più instabile. In questo senso, le dichiarazioni del ministro russo hanno anche una funzione narrativa e politica: servono a rafforzare la percezione di una Russia economicamente forte e capace di espandere la propria influenza nonostante le difficoltà. Tuttavia, sulla base dei dati oggi disponibili, Mosca continua a occupare il secondo posto nella classifica mondiale della produzione aurifera, dietro la Cina e davanti ad altri grandi produttori come Australia, Canada e Ghana.

Nel lungo periodo non è impossibile che la Russia riesca a superare la Cina. Per farlo, però, sarebbero necessari nuovi investimenti e grandi progetti estrattivi che, almeno per il momento, non sono stati annunciati. Per ora, quindi, Mosca sostiene di aver raggiunto il vertice della classifica mondiale, ma il resto del mondo continua a guardare con scetticismo queste affermazioni, soprattutto considerando che dal 2022 i dati ufficiali sulla produzione di oro non vengono più pubblicati in modo trasparente.

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