Questa settimana l’oro è crollato ancora. Da gennaio ha perso il 30%. La BCE ha alzato i tassi dal 2% al 2,25%, notizia negativa per il metallo.
Eppure JPMorgan e BofA lo vedono 30-50% più alto entro dicembre, con target tra 5.000 e 6.000 dollari.
Il paradosso è evidente: una stretta monetaria rende l’oro poco attraente. Come è possibile?
Ecco gli scenari che determinano dove andrà l’oro nei prossimi sei mesi.
Perché l’oro scende nel breve
A marzo il crollo è stato violento: -10,5% in meno di una settimana. È stata la peggiore settimana dal 1983. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 l’oro aveva fatto +60%, toccando cinquanta massimi storici. A marzo 2026 i fondi hanno iniziato a vendere di colpo. I market maker hanno liquidato oro fisico per coprire le posizioni su opzioni, con liquidazioni a cascata proprio mentre scoppiava lo scontro tra USA e Iran per lo Stretto di Hormuz.
Guerre, tensioni e incertezza fanno salire l’oro. Questa volta, però, la guerra ha portato inflazione, alimentando le aspettative di tassi al rialzo. Tassi di interesse più alti danneggiano l’oro perché chi acquista oro non riceve rendimenti. Se le obbligazioni offrono rendimenti positivi, il costo opportunità di detenere oro aumenta e gli investitori iniziano a spostare i soldi verso asset che pagano: il Treasury è salito da 4,41% a 4,56%. I BTP italiani da 3,27% a 3,80%. Con l’inflazione USA al 4,2% e quella europea al 3,2% i tassi reali sono positivi e l’oro perde appeal.
Da inizio anno il Dollar Index è passato da quota 95 a 100. Chi aveva comprato oro in euro nel 2025 ha visto un doppio guadagno: il prezzo dell’oro era salito e contemporaneamente l’euro si era indebolito rispetto al dollaro. A giugno, con l’oro in crollo verso 4.094 e il dollaro rimasto forte, sono partite di colpo prese di profitto. I fondi che avevano accumulato posizioni in euro hanno realizzato i guadagni prima del rialzo tassi e prima che il trend al ribasso continuasse ed erodesse i margini.
Perché le banche vedono target a $5.000-$6.000
Le banche d’investimento non operano come i trader. I target a 5.000 e 6.000 dollari dipendono da uno scenario strutturale.
In particolare, da due fattori: da quanto l’economia regge il rialzo dei tassi e quando riapre il canale di Hormuz.
La BCE ha fatto la sua prima mossa. Entro settembre potrebbero esserci altri rialzi, ma Lagarde ha detto che la BCE è data-dependent. Anche Goldman Sachs vede spazio per altri rialzi, ma sempre in base ai dati macroeconomici.
Tassi alti hanno però un costo: scoraggiano investimenti e prestiti alle imprese e i consumatori riducono la spesa.
Se l’economia rallenta, la disoccupazione sale o il credito si contrae, la BCE ha un problema e non può continuare ad alzare i tassi. Quando il mercato inizia a prezzare questa aspettativa, i rendimenti delle obbligazioni scendono. I tassi reali, oggi positivi, crollano verso lo zero o il negativo. A quel punto l’oro rimbalza: un asset senza cedole torna ad essere appetibile perché il costo opportunità scompare.
Se Hormuz riapre entro giugno il petrolio crolla in pochi giorni e l’inflazione rallenta. Allora la BCE non ha ragione di continuare a rialzare durante l’estate. I tassi reali scendono e l’oro rimbalza in 2-3 settimane verso 4.800-5.000, poi prosegue verso 5.400-5.600 entro settembre/dicembre.
C’è però un terzo scenario, che costringe a ignorare i target degli analisti: con un’economia resiliente e Hormuz chiuso, l’inflazione resta alta. I tassi reali rimangono positivi e continuano a salire e la BCE continua la stretta. In quel caso l’oro potrebbe scendere verso i 3.800-3.900 dollari. A quel punto le banche d’affari potrebbero essere costrette a rivedere le analisi.
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