Oro a $6.000 non è utopia (secondo JPMorgan)

Claudia Cervi

16 Maggio 2025 - 11:50

Secondo gli esperti l’oro salirà a $6.000: la correzione è un’occasione? Analizziamo ETF, azioni e il ruolo del cambio EUR/USD per investire senza cedere al FOMO.

Oro a $6.000 non è utopia (secondo JPMorgan)

E se l’oro toccasse davvero i 6.000 dollari? JPMorgan lo considera uno scenario possibile entro il 2029, complici guerre commerciali, tensioni geopolitiche e rischio stagflazione. E con una correzione del 7% dai massimi del 7 maggio – che ha riportato le quotazioni a contatto con un supporto dinamico chiave, la trendline che sale dai minimi di inizio anno – il metallo prezioso è tornato più che mai al centro dell’attenzione.

Ma investire in oro non è così semplice. La paura di restare fuori spinge molti a muoversi d’impulso, senza considerare tutti i fattori in gioco. L’oro è un bene rifugio, sì, ma anche un asset volatile e oggi più che mai va letto nel contesto giusto. Ad esempio: gran parte dei prodotti sul mercato sono in dollari. E se l’euro continua a perdere terreno, anche un’operazione “giusta” sul prezzo del metallo potrebbe trasformarsi in una perdita in portafoglio.

In questo articolo facciamo chiarezza su come muoversi tra queste variabili, per capire se davvero ha senso esporsi oggi all’oro o se è solo l’effetto FOMO a dettare la strategia.

Comprare oro oggi. Ecco quando ha senso farlo davvero

L’oro è da sempre il bene rifugio per eccellenza. Ma nel 2025 lo scenario si è fatto particolarmente complesso. Il prezzo spot ha toccato i 3.500 dollari l’oncia e gli analisti delle principali banche d’affari, da JPMorgan a Goldman Sachs, vedono spazio per salite importanti: 4.000 dollari già nel 2026 e, in casi estremi, oltre 5.000 dollari. I driver di questo rally sono l’incertezza geopolitica, l’inflazione che non scende sotto a certi livelli e la tentazione, per molti Paesi, di ridurre la dipendenza dal dollaro.

Entrare sull’oro oggi non è una scommessa a rischio zero. I margini di crescita ci sono, ma il ritracciamento potrebbe ampliarsi, facendo scendere i prezzi sotto i primi supporti a 3.120 dollari. Pertanto, chi vuole investire sfruttando la debolezza dovrebbe comunque farlo con un orizzonte medio-lungo e tenendo conto della volatilità.

Grafico future oro Grafico future oro Fonte Tradingview

La scelta più efficiente per esporsi all’oro è quella degli ETF fisici in euro: offrono esposizione diretta al prezzo del lingotto senza costi di stoccaggio e maggiore liquidabilità. In alternativa, si possono prendere in considerazione gli ETF denominati in dollari. Ma se l’euro dovesse rafforzarsi nei prossimi mesi, il cambio potrebbe erodere parte dei guadagni derivanti da un rialzo dei prezzi del metallo giallo.

Meglio ETF, azioni o lingotti?

Gli ETF che replicano direttamente l’andamento dell’oro fisico sono ideali per chi cerca stabilità, ma non pagano dividendi. Le azioni di società minerarie (come Barrick Gold o Newmont), invece, offrono esposizione indiretta ma si muovono in modo più dinamico. Quando il prezzo dell’oro cresce, le quotazioni salgono velocemente e con maggiore volatilità: il loro prezzo non è legato solo al prezzo del metallo ma anche alla gestione aziendale, ai costi di estrazione e ai rischi geopolitici nei Paesi produttori.

C’è poi l’oro fisico (lingotti e monete da investimento). Non genera rendimenti, non paga interessi e conservarlo in sicurezza può avere un costo, specie se si opta per caveau o cassette di sicurezza. Però, a differenza di un ETF o di un titolo in portafoglio, lo si può toccare con mano. Le monete d’oro, come le classiche Sterline, sono anche più facili da rivendere rispetto ai lingotti, grazie a un mercato secondario abbastanza attivo. Tuttavia, il prezzo finale include quasi sempre un sovrapprezzo rispetto alla quotazione ufficiale dell’oro.

Per questo una strategia equilibrata può prevedere diverse opzioni: ETF sull’oro fisico e lingotti o sterline per la componente più difensiva, azioni minerarie per sfruttare eventuali rally. Meglio invece stare alla larga da strumenti troppo complessi o speculativi, come i prodotti a leva o quelli con scadenza, che rischiano di amplificare le oscillazioni in un mercato già nervoso.