Ora Putin è nei guai. Arriva l’austerità, sfuma la vittoria contro l’Ucraina

Flavia Provenzani

6 Maggio 2025 - 12:51

Capovolgimento completo nella guerra Russia-Ucraina. Ora Vladimir Putin è nei guai. Arriva l’austerità.

Ora Putin è nei guai. Arriva l’austerità, sfuma la vittoria contro l’Ucraina

Il calo dei prezzi dell’energia su scala mondiale sta colpendo duramente le casse della Russia. A metà gennaio il prezzo di un barile di petrolio russo era di 77 dollari. Ora la quotazione viaggia sotto i 55 dollari, una contrazione di quasi il 30%.

Il Cremlino finanzia in gran parte la guerra contro l’Ucraina attraverso le esportazioni di petrolio. Il calo dei prezzi rende così l’equazione economica assai difficile da sostenere.

La situazione si è capovolta: improvvisamente ora è Vladimir Putin a trovarsi in difficoltà, mentre cerca di tenere insieme un’economia ormai esausta e di affrontare le conseguenze di una crisi economica globale che trascina l’intero settore delle materie prime in un mercato ribassista. Il colpo arriva mentre la Cina è impegnata ad ammaliare l’Europa, nell’urgente tentativo di prevenire una qualsiasi mossa dell’UE volta ad alzare le proprie barriere contro il flusso “diversivo” delle esportazioni cinesi a compensazione di quello con l’Amerca. Xi Jinping potrebbe dover ridimensionare la sua “amicizia senza limiti” con Putin e ridurre il suo aiuto celato alla guerra in Ucraino a favore della Russia.

Il peso dell’accordo sui minerali tra Stati Uniti e Ucraina

L’accordo sui minerali tra Stati Uniti e Ucraina firmato a Washington – in realtà un accordo sul gas – è radicalmente diverso da quanto chiesto originariamente da Donald Trump. È un boccone amaro da ingoiare anche per Kiev, ma almeno rende plausibile la costituzione dell’Ucraina e non ostacola la sua adesione all’UE. La vicepremier Yulia Svyrydenko ha specificato che l’Ucraina mantiene la piena proprietà di “tutte le risorse sul nostro territorio”.

E ora l’Ucraina potrà acquistare armi dagli Stati Uniti con un accordo simile a un prestito. La prima tranche da 50 milioni di dollari di sostegno militare è stata approvata a fine aprile. Il conto alla rovescia del debito ora finalmente scorre, verso la cancellazione completa dei 120 miliardi di dollari di aiuti americani totali ricevuti da Kiev dall’inizio della guerra, la maggior parte dei quali è stata spesa per la produzione all’interno degli Stati Uniti o in scorte semi-obsolete destinate allo smaltimento.

Nessuna delle due parti avrà il controllo sull’investimento. Gli Stati Uniti si impegnano ad aiutare l’Ucraina a mobilitare capitali tramite la Development Finance Corporation, il braccio geopolitico dei dipartimenti del Tesoro e del Commercio statunitensi.

Questo apre la strada a una valanga di investimenti nelle risorse di gas del giacimento di Yuzivska.

Perché Putin è nei guai

La macchina da guerra “keynesiana” russa è ora è ora nelle stesse condizioni di quella imperiale tedesca del 1917. La Germania era riuscita a preservare un’economia civile pressoché normale durante i primi anni della Prima Guerra Mondiale, ma il blocco alleato, gli approvvigionamenti scarsi, la mancanza di manodopera e soldi costrinsero l’esercito a prendere il controllo dell’intero apparato produttivo. Anche questo tentativo fallì, innescando l’incubazione dell’iperinflazione di Weimar.

La Russia ha esaurito le riserve liquide e utilizzabili del suo fondo di emergenza. La spesa militare supera quasi certamente il 10% del PIL, in un modo o nell’altro, e viene finanziata in nero, il che costringe le banche a prestare circa 250 miliardi di dollari agli appaltatori della difesa, gettando in crisi il sistema bancario.

È questo a cui faceva riferimento qualche giorno fa Anton Siluanov, ministro delle finanze russo, quando ha consigliato ai russi di leggere “Le anime morte” di Nikolaj Gogol’ (a tema finanza fraudolenta) e “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov (a tema debiti)? Nel 2025 la Russia ha già introdotto una serie di nuove tasse e sta ora elaborando nuove misure di emergenza.

Per la prima volta da quando Putin ha attaccato l’Ucraina è in arrivo l’austerità su territorio russo.

Mosca fa ancora affidamento sulle esportazioni di materie prime per finanziare un quarto del bilancio. Le esportazioni di petrolio finanziano la guerra ma la quotazione è in picchiata.

Pesa anche la discesa della quotazione di petrolio ai minimi febbraio del 2021 a seguito dell’annuncio dell’OPEC+ relativo alla decisione di incrementare l’offerta di petrolio per il secondo mese consecutivo, portando la produzione di giugno a salire di altri 411.000 barili al giorno, dopo l’aumento a sorpresa per il mese di maggio comunicato il mese scorso.

L’ultima offensiva russa si è in gran parte esaurita, con un terribile costo umano. La Russia non è vicina a conquistare le quattro oblast’ annesse. Gli ucraini non possono riprendersi il territorio perduto, ma non saranno nemmeno travolti dalla perdita di piccole porzioni di terra. Ed è così che quella tra Russia e Ucraina appare più una guerra di logoramento economico.

Trump potrebbe cambiare idea di nuovo. L’accordo sui minerali non offre all’Ucraina una garanzia di sicurezza finanziaria. L’Europa è frammentata e stanca. Ma Vladimir Putin potrebbe non riuscire a trasformare l’Ucraina in uno Stato vassallo sul modello della Bielorussia, come da lui sperato.

Potrebbe mantenere il territorio già conquistato ad oggi e ottenere il riconoscimento legale della Crimea, almeno da Washington. Ma la vittoria totale appare sfumare.