Ora o mai più. La strategia di Ikea per sopravvivere alla concorrenza cinese

Giorgia Paccione

21 Gennaio 2026 - 09:28

Il colosso svedese affronta la sfida per riconquistare il mercato che l’ha messa in crisi: la Cina. Ecco cosa prevede il piano per resistere alla concorrenza, tra nuovi format e alleanze strategiche.

Ora o mai più. La strategia di Ikea per sopravvivere alla concorrenza cinese

Il mercato cinese sta mettendo alla prova l’intero modello Ikea come mai prima d’ora. Mentre i giganti dell’e-commerce locale come Temu e Alibaba riescono a consegnare mobili e complementi d’arredo in giornata a prezzi stracciati, il colosso svedese mostra tutti i suoi limiti all’interno del Paese.

La risposta del gruppo alla concorrenza agguerrita del Dragone arriva non a caso con una manovra che segna una rottura netta con i suoi oltre ottant’anni di tradizione: sette grandi magazzini chiuderanno i battenti il prossimo 2 febbraio, tra cui le storiche sedi di Shanghai e Guangzhou. Una decisione che, a prima vista, può sembrare una ritirata.

In realtà, dietro la chiusura dei megastore asiatici si nasconde una strategia di riposizionamento molto più ambiziosa. Ecco cosa prevede.

Negozi piccoli dove servono davvero

Invece di uscire dal mercato, Ikea sta cercando di adattarsi a come e dove i consumatori cinesi acquistano oggi. Nei prossimi due anni, il gruppo aprirà infatti oltre dieci punti vendita di piccolo formato concentrati su Pechino e Shenzhen, le due metropoli che rappresentano il futuro della classe media cinese.

Si tratterà di veri e propri hub ibridi dove progettazione digitale, consulenza personalizzata e logistica si fonderanno in spazi compresi tra i 1.000 e i 10.000 metri quadrati.

La filosofia alla base di questa trasformazione è portare Ikea vicino ai nodi di trasporto pubblico e alle aree residenziali, dove i consumatori vivono in appartamenti più piccoli e preferiscono acquisti frequenti e mirati. Questo formato denominato “Lada” e già testato con successo nel Regno Unito, Polonia e Texas, diventerà quindi il modello di riferimento per questa espansione capillare.

A differenza dei tradizionali megastore che richiedono investimenti miliardari e anni di pianificazione, questi punti vendita compatti possono infatti essere insediati rapidamente in edifici esistenti e diventare operativi in tempi brevi.

Consegne veloci (anche grazie all’alleanza con JD.com)

La vera sfida, però, si gioca sul terreno dove i competitor cinesi sono più forti: la logistica. Per colmare il divario, Ikea ha stretto una partnership strategica con JD.com, il secondo marketplace del Paese dopo Alibaba, attivando consegne rapide in sette grandi città.

L’obiettivo è competere direttamente con gli standard del mercato locale, dove l’85% dei prodotti viene consegnato in giornata. Su JD.com, Ikea ha inaugurato nell’estate 2025 un negozio digitale che espone oltre 6.500 prodotti attraverso 168 categorie, sfruttando la rete logistica del gigante cinese che conta 200 magazzini e oltre 5.000 punti di ritiro in tutto il Paese.

Dal 2018, Ikea Cina sta rafforzando lo sviluppo omnicanale e migliorando la propria offerta”, ha dichiarato Pontus Erntell, CEO e Chief Sustainability Officer di Ikea Cina. La strategia non si limita alla piattaforma JD.com: l’azienda svedese aveva già aperto uno store su Tmall di Alibaba nel marzo 2020.

Questa presenza multipla sui principali canali digitali cinesi testimonia la volontà di raggiungere il miliardo di consumatori che il gruppo dichiara di servire attraverso i suoi 34 negozi fisici rimasti e le piattaforme e-commerce.

Cosa aspettarsi dalla strategia di Ikea in Cina: ostacoli e opportunità

Le difficoltà che Ikea affronta nel Paese asiatico riflettono una crisi più ampia che ha colpito il colosso svedese a livello globale. La concorrenza di Temu, Shein e Amazon ha contribuito a far crollare del 26% l’utile operativo di Inter Ikea nell’ultimo esercizio, spingendo il gruppo a tagliare i prezzi medi del 10% negli ultimi due anni.

In Cina, questa pressione è amplificata dalla crisi immobiliare che ha raffreddato la domanda di arredi e dal cambiamento delle abitudini dei consumatori urbani, sempre più orientati verso acquisti online rapidi e convenienti.

Nonostante questo scenario complesso, la Cina rimane tra i primi dieci mercati di Ikea, rappresentando circa il 3,5% delle vendite globali. Il gruppo ha dimostrato il proprio impegno a lungo termine investendo oltre 6,3 miliardi di yuan (circa 800 milioni di euro) da destinare entro il 2027 sia al rafforzamento dei canali digitali sia all’apertura di nuovi punti vendita. Tra le inaugurazioni recenti figurano Xi’an, Shanghai e Shenzhen, oltre al primo punto di ritiro attivato proprio a Shenzhen.

Sul fronte della sostenibilità, la Cina rappresenta il mercato leader di Ingka Group per l’implementazione della logistica a basso impatto: il 92% delle consegne avviene tramite veicoli elettrici e 17 città sono già completamente servite da flotte elettriche. Un segnale che, nonostante le difficoltà finanziarie, Ikea non intende compromettere i valori che hanno costruito il suo brand.

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