Cambia Opzione donna, dall’età più bassa al criterio dei figli: tutte le novità

Giacomo Andreoli

07/03/2023

Dopo le polemiche per la stretta in legge di Bilancio il governo Meloni pensa a delle modifiche per Opzione donna, mandando in pensione le donne anche senza figli e abbassando l’età.

Cambia Opzione donna, dall’età più bassa al criterio dei figli: tutte le novità

Opzione donna 2023, a solo un mese dall’avvio delle domande, potrebbe cambiare. Dopo le polemiche per la stretta in legge di Bilancio, infatti, il governo Meloni sta pensando a delle modifiche per eliminare il criterio dei figli e abbassare l’età minima per accedere a questa forma di pensione anticipata. D’altronde l’esecutivo si era detto disposto a discutere su alcuni ritocchi già a gennaio e ora la riforma potrebbe diventare realtà.

In questo modo la platea di beneficiarie potrebbe salire di molto e addirittura essere quattro volte superiore a quella stimata per il 2023. Non è ancora chiaro, però, se le modifiche entreranno subito in vigore oppure bisognerà attendere il 2024. Se ne saprà di più con il prossimo decreto del ministero del Lavoro che modificherà il Reddito di cittadinanza, all’interno del quale, secondo il quotidiano La Repubblica, potrebbe trovare spazio anche la modifica di Opzione donna.

Opzione donna 2023, le possibili modifiche

La riforma su cui sta ragionando il ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone, prevederebbe l’abbassamento dell’età standard per accedere a Opzione donna da 60 a 59 anni, che potrebbero scendere a 58 anni per alcune lavoratrici che soddisfano requisiti molto specifici.

Si tratterebbe in particolare delle donne con disabilità al 74%, di quelle che sono diventate caregiver per un familiare da almeno sei mesi, di quelle licenziate o delle dipendenti di un’azienda in crisi. Verrebbe poi eliminato il tanto discusso criterio dei figli. Stando alle regole attuali, infatti, si può scendere dai 60 ai 59 o 58 anni solo in presenza di uno, due o più figli.

Resterebbe comunque il criterio di almeno 35 anni di contributi e il ricalcolo contributivo dell’assegno pensionistico, che significa un taglio dello stesso molto importante (fino al 30% rispetto alla pensione ordinaria con il sistema misto).

Quante donne potranno andare in pensione nel 2023?

Se la riforma entrasse in vigore già per il 2023 potrebbero andare in pensione circa 13.200 donne contro le 2.900 che lascerebbero il loro lavoro quest’anno secondo i criteri attuali. La platea, quindi, sarebbe quattro volte superiore e di poco inferiore alle 20mila donne che sono andate in pensione lo scorso anno con Opzione donna. Si potrebbe inoltrare la nuova domanda a fine marzo o aprile.

Pensione anticipata, quando entra in vigore la riforma per le donne

Tuttavia rimane il problema delle risorse: fare una modifica del genere costa ora circa 80 milioni di euro, ma dal 2024 anche 300 ogni anno. Sono soldi non facili da trovare in un momento del genere, in cui l’inflazione ancora galoppa e continuano a salire i tassi di interesse per volere della Bce.

La volontà del governo Meloni, come chiarito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è preservare i conti pubblici e mettere il debito a riparo dalle speculazioni.

La copertura finanziaria, però, potrebbe essere trovata se si riducessero in maniera sostanziale gli aiuti in bolletta, anche se questo significherebbe un potenziale aggravio per il portafoglio degli italiani da centinaia di euro all’anno.

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