La prima metà di agosto viene spesso considerata una fase di transizione per Piazza Affari. Le presenze nelle sale operative diminuiscono, molti investitori istituzionali riducono l’attività e i volumi tendono ad assottigliarsi. Ma proprio per questo ciò che accade nelle settimane centrali dell’estate può essere particolarmente interessante: quando gli scambi rimangono elevati nonostante il calendario, significa che il mercato continua a esprimere convinzioni precise su alcuni titoli.
Nel 2026 tre grandi nomi del listino milanese si sono distinti per quantità di azioni passate di mano: Intesa Sanpaolo, Stellantis ed Enel. Tre società appartenenti a settori completamente diversi, che nella prima metà di agosto hanno però concentrato complessivamente oltre un miliardo di azioni scambiate.
Ferragosto rappresenta ora uno spartiacque. La questione non riguarda soltanto la possibile direzione delle quotazioni, ma anche un elemento spesso trascurato: quando torneranno volumi paragonabili a quelli di luglio? L’analisi delle serie storiche permette di confrontare ciò che sta accadendo nel 2026 con il comportamento osservato negli ultimi decenni.
Tre titoli, oltre un miliardo di azioni scambiate
Tra il 3 e il 14 agosto 2026 Intesa Sanpaolo ha scambiato complessivamente circa 438,6 milioni di azioni, Stellantis 432,7 milioni ed Enel 184,3 milioni.
In appena dieci sedute sono quindi passati di mano oltre 1,05 miliardi di titoli.
Il dato assoluto, però, non basta. Per comprendere se l’attività sia stata realmente intensa occorre confrontarla con quella del mese precedente, evitando di utilizzare come riferimento la stessa prima metà di agosto, già condizionata dalla stagionalità estiva.
Per Intesa Sanpaolo la media giornaliera delle prime due settimane di agosto è stata di circa 43,86 milioni di azioni contro 50,86 milioni di luglio. Gli scambi sono quindi scesi all’86,2% della media del mese precedente.
Situazione opposta per Stellantis. I 43,27 milioni di azioni scambiati mediamente ogni giorno hanno superato dell’8,5% i 39,88 milioni medi di luglio.
Anche Enel ha mantenuto un’attività superiore alla norma recente: 18,43 milioni di pezzi giornalieri contro 17,21 milioni di luglio, pari a un incremento del 7,1%.
Sono quindi tre situazioni differenti. Intesa è già entrata nella tradizionale fase di rarefazione estiva degli scambi, mentre Stellantis ed Enel hanno raggiunto Ferragosto con volumi ancora superiori a quelli del mese precedente.
Anche le quotazioni si sono mosse in direzioni diverse. Tra la chiusura del 31 luglio e quella del 14 agosto Intesa è salita da 6,539 a 6,917 euro, con un progresso di circa il 5,8%. Stellantis è invece scesa da 4,962 a 4,620 euro, perdendo il 6,9%, mentre Enel è passata da 9,799 a 9,495 euro, con una flessione di circa il 3,1%.
Cosa accade storicamente dopo Ferragosto
Per misurare la stagionalità è stata considerata, anno per anno, la performance compresa tra l’apertura della prima seduta successiva al 15 agosto e la chiusura dell’ultima seduta del mese.
Per i volumi è stato adottato un criterio più rigoroso. Come termine di confronto è stata utilizzata la media giornaliera dell’intero mese di luglio dello stesso anno. Per evitare che un singolo picco di contrattazioni venisse interpretato come ritorno alla normalità, è stata inoltre considerata la media mobile dei volumi su tre sedute.
Il risultato è piuttosto netto: la liquidità non ritorna automaticamente dopo Ferragosto. Per alcuni titoli la normalizzazione tende ad arrivare soltanto negli ultimi giorni del mese; per altri, storicamente, agosto termina prima che il recupero diventi stabile.
Intesa Sanpaolo: la liquidità torna soprattutto a fine mese
Intesa dispone della serie storica più lunga tra quelle considerate.
Nella seconda metà di agosto il volume medio si attesta al 94,8% della media di luglio. La mediana è però decisamente più bassa, pari all’80,1%.
La differenza è significativa. Alcuni anni caratterizzati da fortissimi scambi spingono verso l’alto la media, mentre nell’anno statisticamente più rappresentativo il mercato rimane molto meno liquido rispetto a luglio.
La media mobile su tre sedute mostra bene il processo di recupero. Alla terza seduta successiva al 15 agosto i volumi si attestano mediamente intorno all’85,6% della media di luglio. Alla sesta seduta sono ancora all’85,3%, per poi salire al 95,9% alla settima e al 98,7% all’ottava.
È soltanto alla nona seduta successiva a Ferragosto che la media supera realmente il riferimento di luglio, arrivando al 106,1%.
Nel calendario questo punto tende a collocarsi indicativamente intorno al 28 agosto.
Non significa, tuttavia, che ogni anno il 28 agosto segni automaticamente il ritorno della piena liquidità. Soltanto nel 50% degli anni analizzati si osserva almeno una sequenza di tre sedute consecutive con volumi medi pari o superiori a quelli di luglio.
Il 28 agosto rappresenta quindi una tendenza media, non una regola.
La performance dei prezzi racconta una storia altrettanto interessante. Dalla prima seduta successiva al 15 agosto alla fine del mese Intesa registra una performance media del +0,37%, ma la mediana è negativa per l’1,60%.
Soltanto il 44,4% degli anni termina in rialzo.
La media positiva deriva quindi da alcuni episodi particolarmente favorevoli. Il migliore è stato il 2006, quando il titolo guadagnò il 14,22%, mentre nel 1998 la perdita raggiunse il 17,17%.
Limitando l’analisi al periodo comune 2000-2025, la performance media sale al +1,35%, ma la mediana resta negativa per l’1,03% e gli anni positivi rappresentano soltanto il 46,2% del totale.
Non esiste dunque un vero effetto rialzista post-Ferragosto.
E il rendimento finale dice poco sulla volatilità attraversata durante il percorso. L’escursione massima media rispetto all’apertura della prima seduta successiva al 15 agosto è stata del +5,47% sul lato rialzista e del -5,34% su quello ribassista.
Intesa, gli analisti restano positivi
Il quadro delle raccomandazioni pubblicate dal 1° luglio è decisamente più favorevole rispetto alla semplice stagionalità di agosto.
Oddo BHF, il 28 luglio, ha confermato il giudizio Outperform aumentando il target price da 7,10 a 7,40 euro.
Il giorno successivo Jefferies ha ribadito Buy e prezzo obiettivo a 7,20 euro dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. La valutazione è stata sostenuta soprattutto da ricavi del core business superiori alle aspettative, migliore controllo dei costi e contributo positivo dell’attività di trading.
Rispetto alla quotazione di 6,47 euro utilizzata come riferimento nella raccomandazione, il target di 7,20 euro implicava un potenziale teorico dell’11,3%.
Il 30 luglio RBC Capital Markets ha mantenuto Outperform e aumentato il prezzo obiettivo da 7 a 7,25 euro, contestualmente a una revisione al rialzo delle stime sull’utile ante imposte 2027.
Prendendo come riferimento i 6,41 euro indicati al momento della valutazione, il target di 7,25 euro implicava una distanza positiva di circa il 13,1%.
Le revisioni sono arrivate dopo risultati trimestrali superiori alle aspettative. Intesa ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto vicino a 2,8 miliardi di euro, superiore ai circa 2,5 miliardi attesi dal mercato, portando il risultato del primo semestre a circa 5,6 miliardi. Contestualmente il gruppo ha indicato per il 2026 un utile netto superiore a 10 miliardi.
Anche osservando il consensus complessivo emerge un’impostazione prevalentemente positiva.
Un campione delle revisioni pubblicate a luglio evidenziava tre giudizi equivalenti a Buy e un target medio di circa 7,15 euro. Rapportato a una quotazione di riferimento di 6,529 euro, significava un margine teorico di circa il 9,5%.
Allargando invece l’osservazione a 15 analisti, il giudizio medio rimaneva Buy, con un target price medio di 6,981 euro. L’obiettivo più elevato era 7,60 euro, quello più prudente 6,07 euro.
Rispetto a una quotazione di riferimento di 6,514 euro, il target medio rappresentava un potenziale del 7,2%. La dispersione completa delle valutazioni andava però da circa -6,8% a +16,7%.
Il messaggio è quindi abbastanza chiaro: la stagionalità di agosto non offre indicazioni rialziste particolarmente robuste, mentre le più recenti valutazioni fondamentali degli analisti mostrano un orientamento nettamente più favorevole.
Stellantis: volumi alti durante il ribasso
Stellantis rappresenta probabilmente il caso più particolare dei tre.
Durante la prima metà di agosto i volumi sono rimasti superiori dell’8,5% alla media di luglio, mentre le quotazioni hanno perso quasi il 7%.
Il movimento ribassista è quindi avvenuto in presenza di un’attività elevata, non in un mercato semplicemente svuotato dalle ferie estive.
Storicamente, nella seconda metà di agosto i volumi di Stellantis si attestano mediamente all’89,8% della media di luglio, mentre la mediana è dell’82,3%.
La media mobile a tre sedute raggiunge il 90,3% alla terza giornata successiva al 15 agosto, il 97,1% alla sesta e il 99,2% alla settima, cioè indicativamente intorno al 24 agosto.
Successivamente, però, tende nuovamente a diminuire.
Non esiste quindi un momento preciso nel quale si possa parlare di un ritorno stabile alla liquidità normale. In circa il 59% degli anni si verifica almeno una sequenza di tre sedute in cui i volumi raggiungono o superano quelli di luglio, ma spesso l’aumento non è persistente.
Anche la performance dei prezzi è difficile da sintetizzare.
Dalla prima seduta successiva a Ferragosto alla fine del mese Stellantis presenta una performance media del -1,43%, ma una mediana leggermente positiva dello 0,16%. Gli anni conclusi in rialzo rappresentano il 51,4% del campione.
La media negativa è quindi condizionata da alcuni episodi particolarmente pesanti. Il miglior risultato del campione è stato +17,13% nel 2017, mentre il peggiore è stato -19,30% nel 1998.
Considerando soltanto il periodo 2000-2025, la media migliora a -0,59%, la mediana sale a +0,40% e la quota di anni positivi raggiunge il 57,7%.
Anche in questo caso non emerge un vantaggio stagionale abbastanza uniforme da consentire una conclusione direzionale.
L’escursione interna al periodo è invece considerevole: mediamente +4,82% sul lato rialzista e -5,85% su quello ribassista. Tra i tre titoli, Stellantis presenta la maggiore escursione negativa media.
Stellantis, da luglio una lunga serie di tagli ai target
Il comportamento degli analisti è molto diverso da quello osservato su Intesa.
Dal 1° luglio si è infatti sviluppata una serie particolarmente intensa di revisioni al ribasso.
A inizio luglio BM Pekao ha migliorato il giudizio portandolo a Buy, pur riducendo contemporaneamente il proprio target price. È stata una delle poche valutazioni in controtendenza.
Il 3 luglio HSBC ha declassato Stellantis da Hold a Reduce, tagliando contemporaneamente il prezzo obiettivo da 5,50 a 4 euro.
Rispetto alla chiusura precedente di circa 5,11 euro, il nuovo target implicava un potenziale ribasso vicino al 21,7%.
Tra i motivi della revisione figuravano l’accumulo delle scorte presso i concessionari statunitensi, arrivate a livelli equivalenti a circa 93 giorni di vendita, e il rischio di dover ricorrere a maggiori incentivi commerciali o riduzioni della produzione.
Pochi giorni dopo JPMorgan ha ridotto la valutazione da Overweight a Neutral e contemporaneamente ridimensionato in maniera significativa il prezzo obiettivo, portandolo nell’area dei 6 euro dai precedenti livelli superiori ai 10 euro.
Anche Citi ha mantenuto un’impostazione prudente, riducendo il target europeo da 7,20 a 5,50 euro.
Banca Akros ha a sua volta abbassato il giudizio da Buy a Neutral e rivisto il prezzo obiettivo.
A metà luglio TD Cowen ha confermato Hold ma ridotto il target sull’ADR statunitense da 9 a 6 dollari.
Bernstein ha mantenuto Hold con un obiettivo nell’area di 6,20 euro.
Deutsche Bank ha quindi confermato Hold riducendo il target europeo da 7 a 5,50 euro.
RBC risultava anch’essa su una valutazione equivalente a Hold con target a 7 euro, mentre Goldman Sachs manteneva un giudizio prudente con prezzo obiettivo nell’area di 6,10 euro.
La revisione più severa è arrivata nella seconda parte di luglio da Piper Sandler. La banca d’affari ha portato la raccomandazione sulla linea statunitense a Underweight, riducendo il target da 14 a 4 dollari.
Tra gli elementi di preoccupazione figuravano la concorrenza dei produttori cinesi, la pressione sui costi del lavoro, i cambiamenti tecnologici dell’industria automobilistica e i dubbi sui tempi necessari al nuovo management per completare il turnaround.
La pressione degli analisti è proseguita anche ad agosto.
Il 3 agosto UBS ha declassato Stellantis da Buy a Neutral e ha ridotto il target europeo da 9,50 a 5,80 euro.
Il ridimensionamento è stato accompagnato da valutazioni prudenti sul rilancio del mercato statunitense, sul livello ancora elevato delle scorte e sull’andamento della domanda.
UBS ha inoltre abbassato le proprie stime sull’adjusted operating income a circa 3 miliardi di euro per il 2026, equivalente a un margine dell’1,9%, e a 4,7 miliardi nel 2027, con margine previsto del 2,9%.
Il consensus deve quindi essere interpretato con cautela.
Una fotografia di metà luglio mostrava 26 analisti con un giudizio medio equivalente a Hold e un target price medio intorno a 7 euro, contro quotazioni poco superiori a 5 euro.
A prima vista il potenziale appariva molto elevato, superiore al 35%.
Il problema è la dispersione. I target oscillavano approssimativamente tra 4 e 12,50 euro.
In presenza di una forbice così ampia e di numerosi tagli simultanei dei prezzi obiettivo, la semplice media del consensus perde buona parte della propria capacità informativa.
Per Stellantis il dato più importante non è quindi il target medio, ma la direzione delle revisioni: nelle ultime settimane molti analisti hanno ridotto aspettative, valutazioni o entrambe.
Enel: attività insolitamente elevata prima di Ferragosto
Enel ha scambiato nella prima metà di agosto circa il 7,1% in più rispetto alla propria media giornaliera di luglio.
Particolarmente interessante è stata la seduta del 14 agosto, quando i volumi hanno raggiunto circa il 146% della media di luglio.
Si tratta di una configurazione molto diversa rispetto alla stagionalità storica.
Nella seconda metà di agosto il volume medio di Enel è infatti appena l’81,5% di quello registrato mediamente a luglio, con una mediana dell’83,5%.
È il valore più basso tra i tre titoli analizzati.
La media mobile a tre sedute resta intorno all’82,3% alla terza seduta successiva a Ferragosto, all’80,2% alla quinta e all’81,1% alla settima. Intorno alla nona e decima seduta scende addirittura sotto l’80%.
Non emerge una vera normalizzazione stabile neppure verso la fine del mese.
L’eccezione è rappresentata dal 31 agosto. Quando coincide con una giornata di Borsa aperta, il volume della singola seduta raggiunge mediamente circa il 101,5% della media di luglio, con una mediana del 97,6%.
Esiste quindi un possibile effetto di fine mese, ma troppo concentrato per poter parlare di una normalizzazione dell’intero periodo.
La performance dei prezzi post-Ferragosto è quasi neutrale: -0,15% in media, -0,99% in mediana e 46,2% di anni positivi.
Il miglior episodio è stato il +8,74% del 2019, il peggiore il -7,80% del 2022.
Anche la volatilità è inferiore rispetto agli altri due titoli: l’escursione media massima è stata del +3,09% sul lato rialzista e del -3,69% sul lato ribassista.
Enel, consensus positivo ma non unanime
Le raccomandazioni pubblicate da luglio mostrano un quadro meno uniforme rispetto a Intesa ma decisamente meno problematico rispetto a Stellantis.
All’inizio di luglio il target medio indicato dagli analisti si collocava nell’area di 10,30 euro.
Tra le valutazioni più positive figuravano AlphaValue, con un target che raggiungeva 12,80 euro, Kepler Cheuvreux ed Equita a 11 euro, Barclays a 11 euro con giudizio Overweight, Intesa Sanpaolo a 10,70 euro, UBS a 10,65 euro e Jefferies a 10,60 euro.
JPMorgan indicava un target di 10,40 euro con impostazione positiva.
Sul versante più prudente Bernstein si collocava a 9,30 euro, Morgan Stanley a 9,20 euro e RBC a 8,80 euro.
Già questa distribuzione mostra quindi una differenza sostanziale rispetto a Stellantis: esiste dispersione nelle valutazioni, ma la maggior parte degli obiettivi rimane concentrata in un intervallo relativamente più ristretto.
A metà luglio Deutsche Bank ha confermato una valutazione neutrale, con target nell’area dei 10 euro.
AlphaValue/Baader Europe ha invece ridotto il proprio giudizio ad Add, mantenendo comunque una valutazione moderatamente positiva.
Dopo la pubblicazione dei risultati semestrali sono arrivate nuove conferme.
Jefferies ha mantenuto Buy e target price a 10,60 euro. Tra gli elementi apprezzati figuravano risultati trimestrali superiori alle attese, soprattutto nel retail elettrico e nella generazione, oltre a un contributo fiscale favorevole.
Rispetto a una quotazione di riferimento di circa 9,89 euro, il prezzo obiettivo di 10,60 euro implicava un potenziale teorico del 7,2%.
JPMorgan ha mantenuto una valutazione positiva e un target di 10,40 euro.
Bernstein ha invece confermato un’impostazione Neutral con prezzo obiettivo a 9,30 euro. Rispetto a quotazioni nell’area di 9,84 euro, significava un potenziale negativo di circa il 5,5%.
Ancora più prudente RBC Capital Markets, che ha reiterato Underperform e target price a 8,80 euro.
Rispetto ai circa 9,87 euro utilizzati come riferimento, il target rappresentava un potenziale ribasso di circa il 10,8%.
La valutazione prudente è stata mantenuta nonostante un utile netto semestrale leggermente superiore alle aspettative e le indicazioni aziendali di un risultato per azione 2026 orientato verso la parte alta della guidance.
Barclays è rimasta invece su una posizione positiva, mantenendo Overweight e un target nell’area di 11 euro.
La fotografia complessiva del consensus a fine luglio comprendeva circa 23 analisti, con giudizio medio equivalente ad Accumulate/Outperform e target medio vicino a 10,24 euro.
Rispetto a una quotazione di riferimento di 9,842 euro, il potenziale medio risultava intorno al 4%.
La dispersione rimaneva comunque significativa: il target più elevato si collocava nell’area dei 12 euro, circa il 22% sopra la quotazione di riferimento, mentre quello più basso, 8,80 euro, implicava un margine negativo di circa il 10,6%.
Tre storie diverse verso la fine di agosto
Intesa, Stellantis ed Enel arrivano alla seconda metà del mese da condizioni molto differenti.
Intesa è stata la migliore per andamento dei prezzi nelle prime due settimane di agosto, ma i suoi volumi sono già scesi rispetto alla normalità di luglio. La storia suggerisce che il recupero degli scambi diventi più evidente soltanto nell’ultima settimana del mese, indicativamente intorno al 28 agosto. Le valutazioni degli analisti pubblicate dalla fine di luglio sono però decisamente positive e comprendono diverse revisioni al rialzo dei target.
Stellantis presenta probabilmente la configurazione più delicata. La forte discesa delle quotazioni è avvenuta con volumi superiori alla media di luglio, mentre numerosi broker hanno contemporaneamente ridotto prezzi obiettivo e giudizi. La stagionalità della seconda metà di agosto non offre un’indicazione direzionale sufficientemente robusta per compensare questa incertezza.
Enel si colloca in posizione intermedia. I volumi della prima metà di agosto sono stati superiori alla media di luglio, ma storicamente l’attività tende a ridursi sensibilmente dopo Ferragosto e a recuperare soprattutto nelle ultimissime sedute del mese. Anche il consensus degli analisti è più equilibrato: prevalgono valutazioni positive o neutrali, ma sono presenti anche target inferiori alle quotazioni correnti.
Nelle prossime sedute sarà quindi particolarmente interessante osservare insieme prezzi e volumi.
Un rialzo o un ribasso accompagnato da scambi progressivamente vicini alla media di luglio avrebbe un significato diverso rispetto allo stesso movimento maturato in un mercato caratterizzato dalla tipica rarefazione di liquidità della seconda metà di agosto.
Le statistiche storiche e le valutazioni degli analisti non permettono naturalmente di prevedere con certezza l’andamento futuro dei tre titoli. Possono però offrire termini di confronto utili per interpretare ciò che accadrà nelle prossime sedute, distinguendo i movimenti sostenuti da una partecipazione significativa del mercato da quelli sviluppati in condizioni tipicamente estive.