Obiettivo nord-est: così Putin e Xi rafforzano i rapporti Cina-Russia

Federico Giuliani

24 Maggio 2024 - 06:57

Il rafforzamento della cooperazione tra Mosca e Pechino passerà anche dalla città di Harbin, situata nel nord-est della Cina e soprannominata «piccola Mosca».

Obiettivo nord-est: così Putin e Xi rafforzano i rapporti Cina-Russia

C’è un particolare dell’ultimo viaggio effettuato in Cina da Vladimir Putin che è sfuggito a molti. Il presidente russo ha fatto tappa a Pechino, certo, nel cuore del potere politico del Dragone. Qui ha incontrato il suo omologo cinese, Xi Jinping, e insieme a lui ha rilasciato dichiarazioni congiunte sulla necessità di rafforzare la partnership sino-russa.

Nel secondo giorno della sua trasferta istituzionale Putin si è tuttavia spostato verso nord-est, visitando Harbin, la capitale della provincia cinese nordorientale dello Heilongjiang, al confine con la Russia. Il capo del Cremlino ha deposto fiori in memoria dei soldati sovietici morti durante la liberazione di questa regione dai giapponesi negli anni ’40, e partecipato all’Expo Russia-Cina, una fiera commerciale che ha lasciato intendere quale fosse il motivo della presenza del leader russo in loco.

“Questa è la mia prima volta qui, e la città è davvero impressionante”, ha dichiarato Putin, aggiungendo di essere rimasto colpito dal fatto che la parte storica della “città conserva un sentimento russo”. Non potrebbe essere altrimenti visto che Harbin, un centro chiave per il commercio transfrontaliero e lo scambio culturale tra Cina e Russia, viene comunemente soprannominata «Piccola Mosca» a causa della sua numerosa popolazione russa e dell’architettura in stile ortodosso.

La cooperazione tra Russia e Cina passa da nord-est

Il rafforzamento della cooperazione tra Russia e Cina passerà dunque anche – e soprattutto – da questa regione. Mentre Harbin, dove tra l’altro il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) aprirà presto un ufficio, fungerà da hub di connessione tra i due partner.

Il direttore generale del RDIF, Kirill Dmitriev, ha parlato a grandi linee di cinque progetti che lo stesso fondo svilupperà insieme ai partner cinesi. I settori di riferimento? La nebbia è ancora fitta ma dovrebbero includere quello dell’energia, della farmaceutica e della produzione hi-tech.

Dmitriev ha tratteggiato soltanto i contorni di un progetto: la costruzione del primo terminal marino russo per il trasbordo di GPL in Estremo Oriente, per un costo stimato di 30 miliardi di rubli (7 miliardi dei quali derivanti da investimenti cinesi). All’orizzonte troviamo anche una partnership tra il fondo e un’azienda cinese che sviluppa parchi tecnologici, investimenti russi in società cinesi innovative, nonché joint venture per la realizzazione di farmaci e vaccini.

Per il resto Putin ha affermato, sempre da Harbin, che “l’alleanza strategica della Russia con la Cina nel settore energetico si rafforzerà ulteriormente” e che ciò “garantirà la sicurezza energetica” della Cina.

La chiave energetica

Putin ha approfittato della posizione di Harbin – al confine tra i due Paesi dove i rapporti tra i due vicini non sono sempre stati pacifici - per parlare dei crescenti legami economici sino-russi e fare un cenno speciale al gas e al petrolio, la grande ancora di liquidità per la Russia dopo oltre due anni di guerra in Ucraina.

“Sono fiducioso che la nostra alleanza strategica nel settore energetico, che è diventata un supporto affidabile per l’intero mercato energetico globale, continuerà a rafforzarsi”, ha detto il leader russo. Al momento è insomma l’energia una delle chiavi che tiene unite Russia e Cina.

Detto altrimenti, Putin sta cercando di sostenere l’economia (di guerra) della sua nazione vendendo più gas a Pechino per compensare i mercati che Gazprom ha perso in Europa. Il problema, dal punto di vista di Mosca, è che, oltre ai combustibili fossili e ad altre materie prime, non c’è molto altro prodotto dalla Federazione Russa che la Repubblica Popolare Cinese realmente voglia.

In attesa di capire che cosa accadrà al gasdotto Power of Siberia-2, che è in trattativa da anni e che pomperebbe gas in Cina attraverso la Mongolia, Putin sta dunque pensando a come far crescere il flusso di olio nero diretto verso Pechino. In aggiunta, il Cremlino cercherà di accelerare la cooperazione in campo tecnologico.

L’Istituto di Tecnologia di Harbin visitato dal presidente russo è stato sede di scambi e ricerche congiunte tra Mosca e Pechino per più di un secolo, ed è anche una delle più importanti università di ricerca militare della Cina. L’istituzione fa parte dei cosiddetti «sette figli della Difesa nazionale», un’etichetta governativa cinese per indicare le università che fanno capo al Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione (un dicastero che controlla anche l’industria della Difesa cinese).