Bond: nuova emissione di Goldman Sachs in dollari

L’offerta di Goldman Sachs si arricchisce di una nuova obbligazione: si tratta di un Inverse Floater in dollari a 7 anni.

Bond: nuova emissione di Goldman Sachs in dollari

Nuova emissione targata Goldman Sachs in dollari. Il colosso statunitense ha arricchito la sua offerta di bond emettendo sul mercato Mercato Telematico delle Obbligazioni di Borsa Italiana (MOT), segmento EuroMOT, le nuove obbligazioni Goldman Sachs 3,5% Inverse Floater in Dollari Statunitensi a 7 anni.

I nuovi strumenti finanziari, che presentano codice ISIN XS2080969665, offrono agli investitori flussi cedolari annuali fissi particolarmente interessanti nei primi due anni (3,50%), e cedole annuali variabili dal terzo anno fino a scadenza (19 dicembre 2026).

I flussi variabili saranno calcolati tramite differenza tra il 3,50% e il tasso swap USD a 10 anni, con valore minimo fissato all’1% e un massimo del 3,5% (in uno scenario in cui il tasso di riferimento assuma un valore superiore o uguale al 2,50%, la cedola risulterà pari al suo valore minimo, 1%, mentre nel caso di tasso benchmark inferiore o uguale allo 0%, la cedola variabile si attesterà al livello massimo, 3,5%).

Il valore nominale di ogni singola obbligazione è fissato a 2 mila dollari, pari a circa 1.780 euro. A scadenza è previsto il rimborso integrale del valore nominale nella valuta di denominazione, il dollaro statunitense.

Goldman Sachs: rischi e opportunità della denominazione in dollari

Dato che il pagamento delle cedole ed il rimborso del capitale avvengono in dollari statunitensi, il rendimento complessivo delle obbligazioni espresso in euro è esposto al rischio di cambio tra i dollari e l’euro.

Nel caso di deprezzamento dei dollari statunitensi rispetto all’euro, l’investimento potrebbe generare una perdita mentre nel caso in cui il biglietto verde dovesse guadagnare terreno il rendimento complessivo, sia in termini di interessi che per quanto riguarda il capitale investito, è destinato ad aumentare.

Obbligazioni Goldman Sachs: i fattori che influenzano l’andamento del dollaro

Ovviamente fare previsioni su un arco temporale di 7 anni è praticamente impossibile. In linea generale, va considerato che l’andamento della divisa statunitense è direttamente correlato con l’avversione al rischio: nel caso di incertezze sull’outlook dell’economia globale, gli operatori tendono a rifugiarsi nel biglietto verde mentre quando c’è ottimismo diffuso si preferisce puntare sugli asset considerati più rischiosi.

In quest’ottica va anche tenuto presente il futuro atteggiamento della Federal Reserve. Dopo tre tagli dei tassi nel corso del 2019, il n.1 dell’istituto con sede a Washington, Jerome Powell, ha fatto saper di voler prendere una pausa.

In ottica Fed, un peggioramento della congiuntura è destinato a spingere ulteriormente al ribasso il costo del denaro, e di riflesso il biglietto verde, mentre indicazioni migliori delle stime potrebbero spingere la banca centrale a riprendere il percorso di normalizzazione monetaria, che nel 2019 ha fatto registrare una brusca inversione di rotta a causa delle tensioni legate alla guerra commerciale.

In questo caso il greenback potrebbe guadagnare terreno e aumentare il rendimento complessivo dell’investimento.

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