Non farti ingannare da questo boom degli utili delle azioni

Tommaso Scarpellini

21 Aprile 2025 - 16:51

Utili bancari in crescita e risultati record: quindi l’S&P 500 tornerà a salire? Ecco perché i risultati delle aziende del Q1 potrebbero trarre in inganno trader e investitori.

Non farti ingannare da questo boom degli utili delle azioni

Gli utili del primo trimestre 2025 sembrano raccontare una storia molto diversa rispetto al tono cupo dei mercati finanziari. Il settore bancario, emblema della salute dell’economia americana, sta riportando risultati superiori alle attese, eppure gli indici azionari continuano a perdere terreno.

È l’apparente paradosso di questo inizio anno: gli utili crescono, ma le borse scendono.

Una lettura superficiale potrebbe portare a pensare che il mercato stia sbagliando, ma in realtà sta facendo esattamente ciò per cui esiste: anticipare il futuro, non premiare il passato.

Goldman sorprende, ma il titolo cade

La pubblicazione dei risultati di Goldman Sachs è un esempio perfetto di questo scollamento tra fondamentali e quotazioni. Nel primo trimestre, la banca d’investimento ha riportato un utile netto di $4,74 miliardi, con un EPS di $14,12 contro i $12,33 attesi dagli analisti. Anche i ricavi hanno superato le previsioni, attestandosi a $15,06 miliardi contro una stima di $14,77. Nonostante l’ottima trimestrale, da inizio anno Goldman Sachs perde il 14%, sottoperformando persino l’S&P 500, che nello stesso periodo è in calo dell’8,6%.

Il paradosso dell’economia forte ma mercati deboli

Non si tratta di un caso isolato. In generale, gli utili dell’S&P 500 sono attesi in crescita del 7,3% anno su anno per il primo trimestre. Se questa previsione verrà confermata, si tratterebbe del settimo trimestre consecutivo con utili in crescita. Inoltre, è ben noto che molte aziende tendono a battere le stime sugli EPS, il che può portare la crescita effettiva oltre il 10%. Eppure, nonostante questo quadro apparentemente solido, i mercati restano orientati al ribasso. Perché?

La risposta è nel timing. I numeri del Q1 sono ottimi, ma si riferiscono a un passato recente. Sono dati lagging, che non incorporano ancora le dinamiche più recenti e più incerte legate alla politica economica, alla geopolitica e alla risposta delle aziende a queste pressioni. Gli investitori, e in particolare i gestori istituzionali, sanno che il mercato non premia ciò che è successo, ma ciò che accadrà.

Le stime vengono tagliate, e il mercato lo sa

È proprio qui che si manifesta la vera debolezza del sistema. Secondo i dati FactSet, la stima bottom-up per l’EPS dell’S&P 500 per il Q1 2025 è scesa da $62,89 a $60,23, con una contrazione del 4,2%. Si tratta di un taglio superiore alla media degli ultimi 15 anni. Questo significa che il pessimismo sulle prospettive future non è solo percezione: è un fatto concreto. Le aziende stanno revisionando le proprie aspettative al ribasso. E il mercato, razionalmente, lo incorpora.

Il quadro è aggravato dal crescente numero di guidance negative da parte delle società quotate: il 64% delle aziende (le prime 100 ha espresso guidance negativa). Un valore significativamente superiore alla media quinquennale del 57% e a quella decennale del 62%. A preoccupare è soprattutto il comparto tecnologico, un segnale chiaro che anche i settori tradizionalmente resilienti stanno adottando un approccio più cauto.

Non confondere utili forti con outlook solido

Il grande errore, in questa fase, sarebbe interpretare i numeri del Q1 come indicativi di un trend stabile. Al contrario, questi risultati potrebbero rappresentare il punto più alto prima di un rallentamento. E in alcuni casi, il rallentamento potrebbe persino essere autoindotto. Per quanto gli utili del primo trimestre siano stati positivi, così come i dati macroeconomici, con l’inflazione in calo e la disoccupazione stabile, non è affatto detto che la tendenza si confermi nei trimestri successivi. Ed è proprio questa la questione centrale: la mancanza di visibilità.

In un contesto così incerto e instabile, come può un attore economico espandersi o impegnarsi in investimenti significativi? Semplicemente, non può. È come guidare in una strada avvolta dalla nebbia: non si può procedere a piena velocità, al massimo si avanza con prudenza. Questo è il nodo critico del momento. Nessuno sa davvero come evolveranno le politiche economiche nei prossimi mesi, né quale sarà l’impatto finale sui margini aziendali. Di fronte a questa incertezza, le aziende tagliano le loro guidance, e i mercati, di conseguenza, rivedono al ribasso le valutazioni dei titoli.

Anche l’eventuale ritorno alla normalità, ad esempio attraverso la rimozione definitiva dei dazi, potrebbe non bastare. Il mercato potrebbe aver già subito uno shock di fiducia tale da rendere più difficile un ritorno rapido a una fase espansiva prolungata. E la ripresa di un sentiment positivo, fondato su aspettative di crescita sostenibile, non è un processo che si risolve nell’arco di un trimestre.

Il mercato ha ragione a preoccuparsi?

In definitiva, i mercati non stanno sbagliando. Stanno semplicemente facendo quello che sanno fare meglio: anticipare. Non sono gli utili del Q1 a determinare la traiettoria futura, ma la direzione che le aziende e l’economia prenderanno nei prossimi trimestri. E su questo, oggi, regna la massima incertezza. Per questo motivo, non bisogna farsi ingannare dall’euforia dei risultati attuali. Sono un riflesso di un contesto passato, non una garanzia per il futuro.

L’eventuale recupero del mercato, sarà quindi giustificato da un cambio di prospettiva futura, non la conferma di uno scenario positivo passato.