Obamagate: Trump accusa Obama del “reato più grave della storia”

Obama protagonista della politica USA. Trump, nel pieno della crisi epidemia e delle critiche sulla sua gestione, irrompe sui social con uno slogan dal forte impatto: l’ex presidente ha compiuto il reato più grande della storia. Di cosa si tratta?

Obamagate: Trump accusa Obama del “reato più grave della storia”

Negli Stati Uniti il focus, adesso, è sull’Obamagate. Di cosa si tratta?

Mentre gli USA continuano a restare nell’incertezza dell’epidemia, tra riaperture e aumento dei contagi, Donald Trump ha trovato un nuovo - vecchio - tema sul quale concentrarsi: il Russiagate. E, soprattutto, ha avanzato l’ipotesi di cospirazione contro di lui da parte dell’ex presidente Barack Obama.

Torna protagonista, quindi, la battaglia tra democratici e repubblicani su un fronte sempre caldo: quello del Russiagate e del presunto tentativo di Obama di incastrare l’attuale presidente.

Le accuse di Trump di cospirazione ai suoi danni arrivano proprio in un momento cruciale per la sua amministrazione: l’epidemia negli USA sembra fuori controllo, la Casa Bianca pare innervosita dall’emergenza sanitaria ancora in atto. E Obama ha appena criticato aspramente la gestione disastrosa del presidente.

Obamagate: perché Trump accusa Obama?

L’accusa è forte e spiegata con termini inequivocabili: “Il più grande crimine politico nella storia americana”. Le parole sono di Trump, indirizzate a Barack Obama.

Tutto è successo nella giornata di domenica 10 maggio, quando il presidente ha inondato il suo account Twitter di articoli e commenti sul caso di Flynn, molti dei quali hanno promosso l’affermazione secondo cui l’amministrazione Obama stava cercando di incastrare l’allora presidente eletto Trump.

Così, il termine Obamagate è diventato virale, accompagnato dalle accuse del tycoon secondo le quali l’ex presidente democratico “nelle sue ultime settimane in carica ha cercato di colpire i funzionari in arrivo e sabotare la nuova amministrazione”.

A cosa si riferisce nelle specifico Trump?

L’ultimo episodio della lunga storia del Russiagate risale a giovedì scorso, quando il dipartimento di giustizia ha annunciato di aver fatto cadere le accuse contro Flynn, con una mossa che ha suscitato preoccupazioni e incredulità.

Trump ha quindi potuto cavalcare l’idea di una cospirazione della precedente amministrazione, che avrebbe spinto per incastrare ingiustamente Flynn.

Il presidente in carica ha accusato i funzionari del dipartimento di giustizia dell’amministrazione Obama di “tradimento” per aver gestito il caso. Netta la sua condanna:

“Il dipartimento di giustizia dell’amministrazione Obama è stato una vergogna tradimento. È tradimento.

Russigate, Trump e Obama: cosa c’è da sapere

Trump ha licenziato Flynn, un generale in pensione, all’inizio del 2017, per aver mentito al vicepresidente Mike Pence sulle conversazioni con l’ambasciatore russo in merito a sanzioni imposte dall’amministrazione Obama in rappresaglia per interferenze nelle elezioni del 2016.

La comunità dei servizi segreti degli Stati Uniti ha a lungo sostenuto che tali sforzi avevano lo scopo di influenzare le elezioni presidenziali.

Flynn si è dichiarato colpevole di aver mentito all’FBI - cosa che Trump ha riconosciuto - e ha collaborato con Mueller, che è stato incaricato di assumere le indagini sulle interferenze russe dopo che Trump ha licenziato il direttore dell’FBI James Comey.

Mueller non stabilì una cospirazione criminale, piuttosto ampi legami tra Trump e Mosca e casi di possibile ostruzione della giustizia da parte del presidente.

Flynn ha cercato di svilncolarsi dalle accuse e nuove prove erano ermerse su un presunto tentativo di incastrare il generale durante i colloqui con l’FBI. Il presidente ha sostenuto il suo caso.

Giovedì, in un atto che ha sbalordito i media statunitensi, il procuratore generale William Barr ha dichiarato che il dipartimento di giustizia lascerà cadere completamente il caso.

Tanto è bastato a Trump per gridare al complotto e al tradimento: è Obamagate secondo il presidente in carica.

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