Il nuovo Patto di stabilità non piace a nessuno, così l’Italia può sfidare la Germania: vincerà la flessibilità o l’austerity?

Stefano Rizzuti

10/05/2023

Al Parlamento Ue quasi tutti i partiti hanno bocciato la riforma del Patto di stabilità: il malcontento generale può aiutare il governo Meloni a sfidare la Germania e ottenere più flessibilità?

Il nuovo Patto di stabilità non piace a nessuno, così l’Italia può sfidare la Germania: vincerà la flessibilità o l’austerity?

Austerità contro flessibilità. Rigore finanziario contro investimenti più liberi. Ancora una volta, Germania contro Italia. La riforma del Patto di stabilità vede, da settimane, contrapposte due diverse fazioni. Nulla di nuovo all’orizzonte, verrebbe da dire. Ma stavolta una novità c’è: la proposta della Commissione europea sul nuovo Patto sembra scontentare tutti. Lasciando più margine a chi, per motivi opposti, vuole cambiare le regole proposte dall’esecutivo comunitario.

La proposta di riforma, in sostanza, non piace a nessuno. Da una parte c’è chi lamenta che l’austerity non verrà cancellata, come invece richiesto da diversi Stati membri dell’Ue; dall’altra il timore è che si lasci troppa flessibilità a chi ha un debito pubblico eccessivamente elevato.

La discussione sulla riforma è stata avviata al Parlamento europeo e, per il momento, sembrano praticamente tutti critici. Anche se per motivi diversi. Il sostegno, seppur parziale, alla riforma ideata dalla Commissione arriva solamente da Irene Tinagli, presidente della commissione Affari economici dell’Europarlamento: “Le proposte vanno nella giusta direzione, ma va fatto di più per garantire gli investimenti pubblici”.

Un sostegno, altrettanto parziale, arriva dai liberali, come dimostra Stéphanie Yon-Courtin, che comunque chiede qualche margine in più di spesa. Le critiche mosse alla proposta di riforma, però, potrebbero rappresentare un vantaggio per l’Italia: il governo andrà all’assalto dell’Ue, sfidando la Germania, per provare a ottenere ancora più flessibilità?

Patto di stabilità, chi chiede più flessibilità

A chiedere più flessibilità, come visto, è Tinagli, esponente del Pd. Ma, dalla parte opposta, fa lo stesso il leghista Marco Zanni, presidente del gruppo Identità e democrazia: “Non si dà spazio agli investimenti”, lamenta. Lo stesso dicono anche i Verdi con Philippe Lamberts, che chiede di scorporare dal deficit le spese per riforme e interventi strategici (soprattutto quelli green). Quindi il debito può aumentare se per spese utili alla transizione ecologica.

Da sinistra gli stessi concetti sulla maggiore flessibilità vengono espressi da Marc Botenga. E a queste considerazioni si associa anche il Movimento 5 Stelle. Di fatto sulla maggiore flessibilità si è venuta a creare un’asse tra la sinistra (dai più ai meno moderati) e i sovranisti.

Chi vuole più austerità nel Patto di stabilità

Sul versante opposto si schierano, neanche a dirlo, i tedeschi. Lo fa Markus Feber, esponente del Ppe, contrario alla riduzione del debito personalizzata e a tempi troppo lunghi per il rientro. A suo giudizio la riforma della Commissione garantisce troppa flessibilità.

Come lui la pensa anche il vicepresidente dei Popolari, Siegfried Muresan, secondo cui bisogna limitare il debito e servono “regole chiare e non esenzioni”. Dal Belgio una posizione simile viene espressa anche dai Conservatori, con Johan van Overtveld che punta a una riduzione di deficit e debito. L’asse del rigore, quindi, è tra Popolari e Conservatori. Con l’eccezione di chi, nei Conservatori, fa capo a Fratelli d’Italia: il partito al governo con Giorgia Meloni in Italia punta a una maggiore flessibilità, ovviamente.

Il governo Meloni all’assalto della Germania?

I più rigoristi restano i tedeschi, come dimostrano anche le parole pronunciate al Parlamento Ue dal cancelliere Olaf Scholz: va bene la solidarietà, ma bisogna sostenere “anche la sostenibilità” dei conti pubblici, a suo avviso. Il che vuol dire limitare l’indebitamento, come ha sottolineato chiaramente.

L’Italia si oppone ovviamente a questa linea e chiede più flessibilità. Lo fa da anni e, ancor di più, lo fa ora con il governo Meloni. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo, spiega in un’intervista ad Affariitaliani.it che è sbagliato prediligere la stabilità alla crescita. E la richiesta che l’Italia fa è semplice: scorporare alcuni investimenti dal computo del deficit. Una richiesta in linea con quella di sovranisti e sinistra al Pe.

I malumori sulla riforma del Patto di stabilità potrebbero giovare a Roma: se tutti sono scontenti, c’è sicuramente più margine di manovra per modificare la proposta della Commissione e provare a puntare - magari formando un’asse con la Francia - a una maggiore flessibilità. Oppure, potrebbe succedere esattamente il contrario: tutti scontenti, ma non troppo, e così alla fine la riforma non si tocca e ognuno porta a casa un risultato, seppur minimo: né troppa flessibilità né troppa austerity. La partita è appena iniziata, staremo a vedere.

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