A distanza di un mese dalla prima raccolta, Societé Generale (SG) è ritornata sul mercato con un doppio prestito obbligazionario denominato in dollari USA ed euro. Come allora, anche l’attuale dual tranche presenta alcuni tratti in comune ed altri di divergenza, per cui si rivela opportuno analizzarli separatamente.
Vediamo qui l’emissione in valuta estera. Anticipiamo solo che il nuovo corporate bond in dollari ha una super cedola a scadenza o anche prima essendo del tipo cumulative e callable.
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Le caratteristiche dell’obbligazione bancaria callable e cumulative
Il titolo ha codice ISIN XS2970972704, data emissione 7 febbraio 2025 e scadenza alla stessa data del 2040. Si tratta tuttavia della durata massima possibile, vista la possibilità dell’esercizio della call sul prestito che l’emittente si è riservata. A partire dal primo anno, e poi ad ogni 7 febbraio fino al termine, la banca francese potrebbe esercitare l’opzione del richiamo del prestito e rimborsarlo.
L’eventuale esercizio sarebbe comunicato 10 giorni lavorativi antecedenti la data di estinzione. In caso contrario continuerebbe a maturare cedole a tasso fisso, che tuttavia sono pagate in un’unica soluzione a scadenza o alla data della call. In entrambi i casi la banca procederà al rimborso integrale del debito nominale sottoscritto.
Il titolo è quotato sul mercato Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana e al momento prezza sotto la parità, a 96,76 USD (finora il minimo è stato a 96,16), a beneficio del rendimento. Il taglio minimo di sottoscrizione è di 2mila $ USA, un ‘taglio retail’ potremmo definirlo. Al cambio attuale di 1,043 servono quindi 1.917 €, più le spese di commissioni, per sottoscriverne 2mila di nominale alla pari. Tuttavia, considerato che già prezza sotto cento basta ancora meno per acquistare un titolo.
La struttura dei rendimenti del corporate bond Societé Generale
La banca francese ha previsto per questo bond una cedola annua a tasso fisso dell’8,00% lordo (base di calcolo: 30/360), il 5,92% al netto della ritenuta fiscale del 26%. Tuttavia, come già anticipato la cedola è del tipo cumulative per cui sarà pagata o tutta a scadenza o tutta alla data di esercizio della call.
Che vuol dire?
Facciamo un esempio e ipotizziamo che l’emittente decide di rimborsare il prestito a metà percorso, ad esempio il 7 febbraio del 2032, dopo 7 anni di vita. A quella data il titolare del bond si ritroverebbe accreditato il capitale nominale sottoscritto (2mila $ USA per ogni titolo posseduto) più il netto delle 7 cedole annue nel frattempo maturate. E così via nel caso di call in una data differente da quella da noi ipotizzata, sempre fino al 7 febbraio 2039.
Un anno dopo, infatti, il bond arriverebbe a naturale scadenza e la banca rimborserebbe il debito più le cedole dei 15 anni precedenti. Per cui moltiplicando l’8% annuo lordo per i 15 anni di vita complessiva ne verrebbe fuori un super cedolone del 120% lordo.
Tuttavia, un conto è il rendimento nominale e un altro quello effettivo, dato che il payout non arriva al termine del periodo di riferimento, l’anno appunto, ma a distanza di anni. E difatti un conto (e un valore) è ricevere quell’8% dopo 365 giorni, a sua naturale maturazione, altra cosa (e minor valore) è incassarlo a data futura. Ad esempio quello medio effettivo annuo a scadenza sarebbe del 6,05% se acquistato alla pari, e maggiore nel caso di un acquisto sotto cento come ai prezzi attuali, per esempio.
Infine, il titolo è negoziato al corso secco per cui il suo prezzo di negoziazione non incorpora il rateo di interesse della cedola.
Nuovo corporate bond in dollari con una super cedola a scadenza o anche prima
In genere l’”affare” sul reddito fisso passa per l’investimento di medio-lungo fatto in un’epoca in cui rendimenti sono ai loro massimi di periodo. Quando poi si sgonfiano, essi genereranno ritorni reali positivi. Pensiamo a chi ha sottoscritto buoni postali o BTP a 30 anni sul finire del secolo scorso: si è assicurato ricchi ritorni a lungo termine mentre l’inflazione virava verso lo zero.
Ora, l’8% annuo lordo del bond non sarebbe male, dato che il mercato si attende uno scenario futuro di tassi in discesa. Al netto del binomio tasse e spese, e anche del suo “rimando al futuro”, il bond avrebbe le carte in regola per generare per anni un ritorno reale positivo. Tuttavia, il vero dilemma dell’investitore sarebbe un altro. Ossia confidare nel non esercizio della call per portare a casa una maxi cedola finale o sperare il contrario per beneficiare del maggior rendimento effettivo possibile? Difficile rispondere, anche perché si tratta di valutazioni soggettive. Fermo restando, inoltre, che una discesa marcata e durata dei tassi spingerebbe l’emittente a sostituire il debito con uno nuovo a costi più contenuti.
Infine occhio all’altra grande variabile del titolo, il cambio euro/dollaro. Quale sarà il cross valutario al tempo della possibile call o a scadenza o della propria rivendita del titolo sul mercato? Se a quella data il biglietto verde si sarà ulteriormente apprezzato, allora saranno extra gioie finanziarie per l’investitore. In caso contrario sarà tutto da valutare: il flusso cedolare potrebbe servire per coprire parte delle perdite da cambio o, nei casi peggiori, non risultare affatto sufficiente.