Acqua potabile gratis in bar e ristoranti? Non è un diritto del consumatore. A ribadirlo una recente sentenza della Corte di Cassazione.
A chi non è mai capitato di entrare in un bar e chiedere un bicchiere d’acqua, accontentandosi di quella potabile del rubinetto? Ovviamente non ci si aspetta che il bar lo faccia pagare, anche perché esiste una credenza popolare secondo cui il libero accesso all’acqua potabile rappresenti un diritto al quale nessun esercizio - quindi anche ristoranti o hotel - può opporsi.
Ebbene, non è così. A ribadirlo è una recente sentenza della Cassazione, che di fatto riconosce la possibilità per bar e ristoranti di negare il classico bicchiere d’acqua del rubinetto o, comunque, di farselo pagare.
Una sentenza che rischia di incidere su alcune delle abitudini più frequenti dei consumatori: si pensi, ad esempio, a chi insieme al caffè chiede anche un bicchiere d’acqua, ritenendo che si tratti di un servizio compreso. Ma non solo, perché, come nel caso preso in esame dalla Cassazione, situazioni di questo genere possono riguardare anche importi ben più alti, come accade negli hotel di lusso, dove le bottiglie d’acqua possono arrivare a costare cifre particolarmente elevate.
Il caso di specie
Come anticipato, la sentenza in oggetto affronta un caso che prevede cifre ben diverse da quelle che potrebbero scaturire dalla richiesta di pagamento di un bicchiere d’acqua al bar.
Tutto, infatti, parte da una donna che, nel Natale del 2019, ha soggiornato a Corvara in Badia, in Trentino-Alto Adige, in una struttura a 5 stelle, a fronte di un costo di oltre 5.700 euro. Un prezzo particolarmente elevato, che a quanto pare aveva già inciso in modo significativo sul budget a sua disposizione. Per questo motivo, nel tentativo di contenere ulteriori spese, la cliente ha chiesto che durante la cena le venisse servita l’acqua del rubinetto, pur dichiarandosi disponibile a pagare il servizio.
D’altronde, nonostante il prezzo elevato del soggiorno, nella formula era escluso il consumo di bevande, ragion per cui la donna ha preferito provare a risparmiare sul costo di 10 euro previsto per ogni bottiglia d’acqua naturale.
Tuttavia, la struttura si è opposta alla richiesta, facendo scattare un contenzioso arrivato fino in Cassazione. Qui i giudici, nel dare ragione all’hotel - negando così alla donna il risarcimento di circa 2.700 euro richiesto per danno economico e disagio personale - hanno ribadito un principio molto importante: non esiste alcun diritto a pretendere, né gratuitamente né tantomeno a pagamento, l’acqua potabile del rubinetto.
Tutto dipende dalla politica commerciale della singola struttura, che può negare il servizio senza incorrere in conseguenze giuridiche.
leggi anche
Frutta piena di pesticidi: la classifica 2026 che preoccupa gli italiani (e come difendersi)
Nuove regole per l’acqua potabile in bar e ristoranti?
La sentenza della Cassazione rafforza quindi il potere di bar, ristoranti e alberghi di decidere liberamente se permettere o meno il consumo dell’acqua potabile del rubinetto al posto di quella in bottiglia, così come se farla pagare oppure no.
Ad esempio, se entrate in un bar e chiedete un bicchiere d’acqua, spetta al gestore decidere se accettare o meno la richiesta, come pure se offrirlo gratuitamente o farlo pagare, fermo restando che anche l’esercente sostiene il costo dell’acqua in bolletta.
Ovviamente, l’eventuale prezzo deve essere sempre indicato al consumatore, così da consentirgli una scelta consapevole.
Allo stesso tempo, il gestore può anche rifiutare di servire acqua del rubinetto, proponendo in alternativa l’acquisto di una bottiglietta d’acqua.
Non bisogna quindi pensare che esista un libero accesso all’acqua potabile negli esercizi commerciali, né che questo rappresenti un diritto assoluto del consumatore.
Anche l’acqua, dunque, rientra nelle regole del libero mercato: se viene offerta gratis o a pagamento dipende dalle scelte del titolare dell’attività, nel rispetto degli obblighi di trasparenza nei confronti del cliente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA