Taglio pensioni d’oro e nuova rivalutazione degli assegni: la relazione del Governo

Pensioni d’oro e nuova rivalutazione: ufficializzata nella relazione tecnica presentata dal Governo la misura dei tagli sugli assegni previdenziali di importo elevato. Così il Governo riduce le pensioni.

Taglio pensioni d'oro e nuova rivalutazione degli assegni: la relazione del Governo

La riforma delle pensioni, come confermato da Conte al Senato, va avanti e nei prossimi giorni il Governo farà chiarezza sul funzionamento di Quota 100, tramite un decreto legge dedicato.

Nel frattempo, nella giornata di ieri è stata depositata la relazione tecnica allegata all’emendamento del Governo alla manovra finanziaria, nella quale vengono finalmente svelati i progetti relativi al taglio delle pensioni d’oro e alla stretta sul meccanismo della rivalutazione delle pensioni.

Quindi, dopo diverse settimane di attesa, finalmente sappiamo in che modo il Governo intende tagliare le pensioni d’oro e quante risorse verranno recuperate. In realtà, come vedremo di seguito, i risparmi per lo Stato non sono molti: nella relazione tecnica, infatti, si parla di un risparmio di poco più di 76 milioni di euro per il 2019. Pensate che Quota 100 da sola costa 4,7 miliardi di euro, mentre per reddito e pensione di cittadinanza saranno stanziati 7 miliardi di euro.

Insomma, non sarà di certo dal taglio delle pensioni d’oro che il Governo reperirà le risorse necessarie per anticipare l’accesso alla pensione e per aumentare gli importi degli assegni previdenziali e assistenziali. Eliminare alcuni privilegi in ambito previdenziale, però, era necessario, quindi non bisogna sottovalutare l’importanza di questo intervento; ma vediamo come funzionerà il taglio delle pensioni d’oro e quali (e quanti) saranno gli assegni interessati.

Taglio delle pensioni d’oro

Il taglio riguarderà, secondo i calcoli effettuati dal Governo, circa 24mila pensioni elevate, ossia quelle con importo lordo superiore a 100mila euro annui che hanno quote dell’assegno calcolate con il metodo retributivo.

Su queste (24.287 per la precisione) si applicherà un “contributo di solidarietà” con riduzioni dell’assegno progressive a seconda dell’importo dello stesso.

Nel dettaglio, per la parte superiore ai 100mila euro scatterà un prelievo del 15%. Successivamente, invece, si applicano le seguenti fasce di prelievo:

  • 25% sopra i 130 mila euro;
  • 30% sopra i 200 mila euro;
  • 35% sopra i 350 mila euro;
  • 40% sopra i 500 mila euro.

Al netto degli effetti fiscali, come anticipato, il risparmio atteso sarà di 76,1 milioni di euro nel 2019; salirà poi con il passare degli anni, passando a 79,6 milioni nel 2020, 83,3 milioni nel 2021, 86,7 milioni nel 2022 e 89,9 milioni nel 2023.

Agli assegni d’oro, inoltre, si applicherà una rivalutazione “ristretta” con una perequazione di appena il 40% rispetto all’indice di riferimento rilevato dall’Istat.

Nuova rivalutazione delle pensioni

Il Governo, inoltre, con la Legge di Bilancio 2019 interviene nel modificare il meccanismo della rivalutazione delle pensioni. Ricordiamo che la perequazione è quello strumento con cui gli importi delle pensioni vengono rivalutati in base alla variazione dell’inflazione rilevata dall’Istat, così da mantenere inalterato il potere d’acquisto dell’assegno previdenziale con il passare degli anni.

Per il 2019 il tasso di rivalutazione ufficializzato nelle scorse settimane dal MEF è dell’1,1%; tuttavia, la perequazione piena ci sarà solamente per quegli assegni di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo, ossia per i trattamenti fino a 1.539€.

Per gli importi superiori si applica una stretta sulle rivalutazioni. Nel dettaglio:

  • importo superiore a 3 volte, ma inferiore a 4 volte (2.052,04€): 97% del tasso di riferimento, ossia 1,067%;
  • importo superiore a 4 volte, ma inferiore a 5 volte (2.565,05€): 77% del tasso di riferimento, ossia allo 0,847%;
  • importo superiore a 5 volte ma inferiore a 6 volte (3.078,06€): 52% del tasso di riferimento, ossia lo 0,572%;
  • importo superiore a 6 volte ma inferiore a 8 volte (4.104,08€): 47% del tasso di riferimento, ossia lo 0,517%;
  • importo superiore a 8 volte ma inferiore a 9 volte (4.617,09€): 45% del tasso di riferimento, ossia lo 0,495% per il 2019;
  • importo superiore a 9 volte il trattamento minimo: 40% del tasso di riferimento, lo 0,44%.

Ricordiamo che gli adeguamenti con l’inflazione, secondo i tassi suddetti, scatterà dal 1° gennaio 2019; ad aumentare, quindi, saranno le pensioni erogate da gennaio in poi (qui trovate il calendario con le date dei pagamenti).

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