Cambiano le regole del Fisco e dal 1° gennaio 2026 per chi ha debiti con il Fisco e tasse non pagate i rischi si moltiplicano. Vediamo cosa cambia.
Dal 1° gennaio 2026 il Fisco si inasprisce e i contribuenti dovranno adeguarsi non solo a nuovi obblighi, ma anche alle novità introdotte per il pignoramento e le liquidazioni Iva. Per chi non paga le tasse le conseguenze potrebbero essere, dal prossimo anno, anche più spiacevoli rispetto agli anni passati.
Con il passare degli anni la lotta all’evasione si è molto inasprita e per chi ha debiti con il Fisco diventa sempre più difficile non essere “pizzicato”. La Legge di Bilancio 2026 porta notevoli cambiamenti in ambito fiscale prevedendo un nuovo taglio all’Irpef per il ceto medio: la seconda aliquota, quella riferita allo scaglione di reddito da 28.000 a 50.000 euro passa dal 35% al 33%. Contestualmente viene introdotta una nuova sanatoria per chi intende saldare i propri debiti con il Fisco. Si tratta della tanto attesa rottamazione quinquies, che dovrebbe essere la soluzione definitiva per chiudere tutte le pendenze.
Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, quando ha illustrato la misura, però, aveva avvertito che a chi non paga sarebbe stata fatta la “guerra”, le novità attese per il 2026 confermano questa volontà di recuperare il non versato dagli evasori fiscali.
Collegamento tra Pos e registratori
Il primo cambiamento che interviene nella lotta all’evasione fiscale è l’obbligo, dal 2026, di collegamento tra strumenti di pagamento elettronico e registratori di cassa telematici. Il collegamento non è fisico, ma avviene tramite un servizio online che sarà messo a disposizione sul sito dell’Agenzia delle Entrate a partire dai primi giorni di marzo 2026. Gli esercenti dovranno associare la matricola del registratore di cassa ai dati che identificano lo strumento di pagamento elettronico.
Grazie al collegamento l’Agenzia delle Entrate potrà incrociare gli scontrini emessi con i pagamenti ricevuti e controllare che per ogni pagamento sia emesso effettivamente uno scontrino, rendendo più difficile l’evasione fiscale.
Cambia la liquidazione Iva
Dal 2026 arriverà anche quella che è stata definita come liquidazione sprint dell’Iva. Grazie ai dati presenti sulle fatture elettroniche e sugli scontrini emessi, l’Agenzia delle Entrate potrà calcolare l’imposta dovuta (l’Iva) anche laddove il contribuente non abbia presentato la dichiarazione Iva. Il contribuente riceverà dall’Agenzia delle Entrate un avviso di pagamento con l’Iva presunta dall’Agenzia delle Entrate e in mancanza di una risposta entro 60 giorni l’imposta evasa è iscritta a ruolo con sanzioni pari al 120%.
Non si parla di controlli manuali o di verifiche a campione, ma di una caccia automatizzata che fa in modo che il silenzio del contribuente si trasformi in una sorta di trappola.
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Pignoramento sprint
La Legge di Bilancio 2026 introduce anche una sorta di pignoramento sprint per recuperare il dovuto. Si tratta del pignoramento sprint verso terzi, il quale permette la regolarizzazione coatta della posizione fiscale con il blocco dei pagamenti in arrivo. Il blocco si attua direttamente sulle fatture emesse e sui pagamenti che il cliente deve effettuare prima che arrivino sul conto corrente del debitore.
L’obiettivo concreto del pignoramento sprint è quello di individuare i clienti del debitore attraverso la fatturazione elettronica per bloccare i soldi prima che vengano versati.
Blocco dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni
Per i professionisti che lavorano per le pubbliche amministrazioni avere debiti con il Fisco potrebbe essere ancora più pericoloso. Oggi serve un debito di almeno 5.000 euro per arrivare al blocco dei pagamenti dei professionisti, con la Legge di Bilancio 2026 il limite dei 5.000 euro viene meno e i professionisti che lavorano per le Pa che hanno debiti rischiano di veder bloccati i pagamenti che gli spettano.
Nella versione definitiva della norma la pubblica amministrazione prima di effettuare un pagamento a un professionista deve verificare che non abbia pendenze fiscali: se sono presenti, prima di liquidare il professionista dovrà versare le somme dovute all’agente di riscossione fino a concorrenza del debito, poi pagherà il beneficiario.
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