Nord Stream: NYT, “Gasdotti fatti esplodere da un gruppo pro-Ucraina. Mosca non c’entra”

Enrica Perucchietti

9 Marzo 2023 - 10:00

Secondo fonti dell’intelligence americana e di investigatori tedeschi, a compiere il sabotaggio dei gasdotti sarebbe stato un gruppo pro-Ucraina. La Russia torna a chiedere un’indagine internazionale.

Nord Stream: NYT, “Gasdotti fatti esplodere da un gruppo pro-Ucraina. Mosca non c’entra”

«È stato un gruppo pro-Ucraina a sabotare i due gasdotti Nord Stream lo scorso settembre, quando le due condotte sono state danneggiate con ordigni esplosivi sottomarini».

Ennesimo colpo di scena nella ricostruzione sui possibili mandanti ed esecutori del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, costruiti per portare il gas russo in Europa e che passano per il mar Baltico per arrivare in Germania.

Dopo la deflagrante inchiesta del decano del giornalismo, Seymour Hersch, il New York Times, che cita le dichiarazioni di alcune fonti anonime dell’intelligence degli Stati Uniti, scrive in un lungo articolo che a compiere il sabotaggio sarebbe stato un gruppo favorevole all’Ucraina composto da cittadini ucraini e forse russi, che avrebbe piazzato cariche esplosive sui gasdotti.

Al momento l’intelligence americana esclude che il governo ucraino o i comandi dell’esercito abbiano avuto un ruolo nel sabotaggio o che ne fossero a conoscenza: «Funzionari statunitensi hanno affermato di non avere prove che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky o i suoi principali luogotenenti fossero coinvolti nell’operazione, o che gli autori agissero sotto la direzione di funzionari del governo ucraino».

Kiev: non c’entriamo

Dopo la pubblicazione di questo articolo, il consigliere del presidente ucraino Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha pubblicato su Twitter che l’Ucraina «non ha nulla a che fare con l’incidente del Mar Baltico». Podolyak ha aggiunto di non avere informazioni sui «gruppi di sabotaggio» filoucraini.

A commentare l’inchiesta anche il ministro della difesa Oleksii Reznikov che ha detto che prende come un complimento le indiscrezioni del New York Times, secondo cui il sabotaggio dei gasdotti Nordstream 1 e 2 sarebbe opera di gruppi ucraini, ma ha negato qualsiasi coinvolgimento del suo Paese.

Smontare l’inchiesta di Hersch

Guarda caso, il quotidiano insiste su un punto: i funzionari statunitensi hanno specificato che nell’operazione non sono coinvolti cittadini americani o britannici.

Il motivo è chiaro: cercare di smontare la ricostruzione del premio Pulitzer, Seymour Hersh, che, come anticipato, in una precedente inchiesta, aveva ipotizzato che le esplosioni possano essere state il risultato di un’operazione segreta ordinata dalla Casa Bianca, in collaborazione con la Norvegia. Sia la Casa Bianca sia la CIA avevano smentito questa versione.

La ricostruzione del NYT e del Zeit

Secondo quanto detto al New York Times dalle fonti dell’intelligence, a piazzare le cariche il 26 settembre sarebbe stato un gruppo di esperti sommozzatori, i cui membri, però, non sarebbero affiliati ad alcun esercito o agenzia governativa, anche se non è da escludere che abbiano avuto in passato un addestramento militare.

Sempre martedì è stato pubblicato un articolo del giornale tedesco Zeit, in collaborazione con le tv pubbliche ARD e SWR, che sembrerebbe avvalorare questa tesi.

L’articolo cita alcune prove raccolte dagli investigatori che in Germania stanno indagando sulla vicenda, secondo cui il sabotaggio sarebbe stato effettuato da una squadra di sei persone (cinque uomini e una donna, di cui non si conosce la nazionalità) arrivate nei pressi dei gasdotti nella notte tra il 26 e il 27 settembre a bordo di uno yacht noleggiato da una società con sede in Polonia, di proprietà di due cittadini ucraini.

Sempre secondo l’ipotesi citata da Ard-Swr-Zeit, il gruppo sarebbe stato composto da un capitano, due sommozzatori, due assistenti subacquei e una dottoressa, che avrebbero trasportato gli esplosivi e li avrebbero piazzati. La nazionalità dei responsabili non è apparentemente chiara. Il gruppo avrebbe utilizzato passaporti falsi, che sarebbero stati usati, tra l’altro, per noleggiare la barca. Gli investigatori avrebbero però localizzato la posizione dell’imbarcazione nel giorno successivo al sabotaggio nei pressi dell’isola danese di Christians, a nord-est di Bornholm, vicino al luogo del sabotaggio. L’imbarcazione sarebbe stata poi restituita da chi l’ha affittata e gli investigatori avrebbero trovato tracce di esplosivo sul tavolo della cabina.

Un servizio di intelligence occidentale avrebbe trasmesso già in autunno ai servizi partner europei l’ipotesi che responsabile del sabotaggio del Nord Stream fosse stato un commando ucraino. Eppure per mesi si è lasciato intendere che la responsabilità fosse dei russi, nonostante non avesse alcun senso.

In seguito, ci sarebbero state ulteriori indicazioni di intelligence che suggerivano la responsabilità di un gruppo filo-ucraino. Come spiega Tagesschau, nonostante la pista porti in Ucraina, non verrebbe nemmeno esclusa l’ipotesi di un’operazione false flag, cioè un’operazione “sotto falsa bandiera” organizzata da russi per far ricadere la colpa sull’Ucraina. Gira e rigira, la stampa occidentale sembra voler lasciare aperta la pista dell’autosabotaggio.

La reazione di Mosca

Sulla vicenda è intervenuta anche Mosca. Le notizie dei media sugli attacchi al gasdotto Nord Stream sono uno sforzo coordinato per sviare l’attenzione e il Cremlino è perplesso su come i funzionari statunitensi possano supporre qualsiasi cosa sugli attacchi senza un’indagine, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, all’agenzia di stampa russa RIA Novosti.

«Ovviamente, gli autori dell’attacco vogliono sviare l’attenzione. È evidente che si tratta di un’operazione coordinata per riempire i media», ha detto Peskov . «Come possono i funzionari americani supporre qualcosa senza un’indagine?», ha aggiunto sottolineando che i Paesi azionisti di Nord Stream dovrebbero insistere su un’indagine urgente e trasparente. «Non siamo ancora ammessi alle indagini. Solo pochi giorni fa abbiamo ricevuto note in merito da parte di danesi e svedesi», ha concluso: «Questo non è solo strano. C’è odore di un crimine mostruoso».