Nonostante le piogge, c’è crisi di acqua. Vi spiego perché il cambiamento climatico non c’entra nulla

Guido Salerno Aletta

29/11/2024

Tra esondazioni e siccità, l’Italia vive in un continuo scontro tra gestione fallimentare del territorio e soluzioni temporanee. La vera sfida è la visione d’insieme. Il caso Sicilia.

Nonostante le piogge, c’è crisi di acqua. Vi spiego perché il cambiamento climatico non c’entra nulla

Non serve a niente affermare che è tutta colpa dei cambiamenti climatici, che ci dobbiamo abituare ad eventi calamitosi estremi passando dalle piogge torrenziali alla siccità estrema, e che solo la decarbonizzazione dell’economia si combatte solo riducendo le emissioni di CO2 di origine antropica: è solo un modo per guardare una metà della realtà, quella del mondo animale di cui l’uomo è la specie più dannosa per l’ambiente, mentre si trascura il mondo vegetale che è la vita del territorio. Altrimenti è tutto un deserto.

Se il territorio ha bisogno di cura nel suo complesso, l’agricoltura è solo una delle attività che incidono sulla sua gestione complessiva: nella Pianura padana, ad esempio, i fiumi non scorrono in alvei naturali profondi, scavati nella roccia come in Sicilia, ma vengono regimati dall’uomo con sponde di terra che se non vengono costantemente ed adeguatamente manutenute non resistono alla furia delle acque. Servono bacini irrigui, ma soprattutto canali scolmatori ed aree golenali, destinate ad essere allagate con le acque che non riescono ad essere smaltite all’interno dell’alveo dei fiumi.

La desertificazione del territorio, per via dell’abbandono dell’attività agricola da parte dei piccoli produttori, comporta conseguenze pesantemente negative per il territorio: il venir meno di una adeguata copertura vegetale, ed il mancato impianto di alberature boschive sostitutive, da una parte riduce l’assorbimento di CO2 e l’emissione di ossigeno, e dall’altra produce una erosione del terreno ed il trasporto a valle della componente fertile. A quel punto, se rimane solo la roccia nuda, anche un rimboschimento diviene estremamente difficoltoso: il degrado si è fatto praticamente irreversibile.
Non ci si può dunque lamentare degli effetti disastrosi che derivano dall’esondazione dei fiumi per via di fenomeni piovosi improvvisi ed estremamente intensi, e neppure dalla siccità estiva che colpisce ampie aree del territorio, quando ormai da decenni non si investe in infrastrutture.

Lo stesso vale per la distribuzione dell’acqua potabile nelle città: non arriva, perché è divenuta insufficiente la captazione essendosi rinsecchite le fonti di approvvigionamento, oppure si disperde per via della scarsa manutenzione delle reti.
C’è stata una parcellizzazione del governo del territorio e della gestione delle acque tra troppi soggetti e livelli istituzionali, mentre talune Regioni tuttora ricorrono ai vecchissimi Consorzi di bonifica per cercare di ricostruire un quadro di insieme: in Sicilia si rimettono in funzione vecchi dissalatori, abbandonati per via delle tecnologie obsolete, mentre l’acqua dei tanti fiumi continua a riversarsi al mare essendo state abbandonate da decenni le opere di costruzione dei bacini.
Quando tutto diviene urgente, si fa molto prima a costruire un impianto industriale di dissalazione dell’acqua del mare piuttosto che a costruire una diga: ma sono entrambi dei palliativi, delle scorciatoie, se manca una visione complessiva ed organica del territorio ed interventi sistemici e continui.

Basta citare il caso di una città della Sicilia in cui le acque derivanti dalla depurazione degli scarichi fognari urbani vengono bellamente scaricate a mare, immettendole nel porto che ospita impianti per la stabulazione di mitili eduli, cozze ed ostriche, e le cui sponde sono destinate ad attività balneari, invece di essere trasportate nella vicina grande area industriale che le utilizzerebbe benissimo, senza dover ricorrere all’acqua piovana accumulata in un lago che dovrebbe essere riservata all’agricoltura ed all’uso umano.
Tutto questo accade perché usare l’acqua del lago costa meno di quella depurata: perché scende dal cielo.
Questa è la realtà: con il territorio e con l’acqua, in Italia, ognuno fa come gli pare.

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