Competitor sì, avversari anche ma «nemici esistenziali» no. Stati Uniti e la Russia sembrano pronte non solo a negoziare la fine della guerra in Ucraina, ma anche a inaugurare una nuova fase di «coesistenza pacifica» tra potenze.
Un segnale concreto di questo «disgelo» diplomatico è arrivato con l’approvazione da parte degli Stati Uniti della nomina di Alexander Darchiev come nuovo ambasciatore russo a Washington, un posto rimasto vacante per mesi.
La conferma del nuovo Ambasciatore
Il Ministero degli Esteri russo ha confermato venerdì scorso che “la parte americana ha emesso una nota ufficiale dando il via libera alla nomina di Alexander Darchiev, direttore del Dipartimento Nord America del Ministero, come nuovo Ambasciatore della Federazione Russa negli Stati Uniti". Darchiev, un diplomatico di lungo corso, aveva guidato giovedì la delegazione russa a Istanbul per sei ore di negoziati con diplomatici americani, culminati nell’approvazione formale della sua nomina. Con un passato all’ambasciata russa a Washington alla fine degli anni 2000 e sei anni come ambasciatore in Canada, Darchiev succede ad Anatoly Antonov, rientrato a Mosca nell’ottobre 2024.
È un passo necessario per ristabilire le «piene relazioni diplomatiche» tra le due potenze a seguito dei colloqui avvenuti in Arabia Saudita, nelle scorse settimane. Colloqui che non riguardano appunto solamente la guerra in Ucraina, come molti media hanno riportato, ma più in generale i rapporti tra Mosca e Washington, che Donald Trump - e Vladimir Putin - vogliono riportare al livello di una coesistenza pacifica. Significa che Usa e Russia sono amiche o alleate? Certo che no. Ma è ben diverso dall’essere «nemici esistenziali» com’è stato in questi anni. È per questo motivo che Trump si è rifiutato di definire un «criminale» il presidente durante il rocambolesco incontro con Zelensky nello Studio Ovale: perché una dichiarazione di questo tipo avrebbe minato gli sforzi diplomatici in corso, a cui evidentemente il leader ucraino si oppone.
Trump: “È tempo di fermare questa follia”
Il presidente Trump ha accolto con entusiasmo i segnali di apertura provenienti sia dall’Ucraina che dalla Russia, come ha spiegato durante il suo discorso dello State of Union pronunciato al Congresso. “L’Ucraina è pronta a sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile per avvicinare una pace duratura”, ha dichiarato Trump, citando una lettera ricevuta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Allo stesso tempo, ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno «ricevuto forti segnali» della disponibilità russa a perseguire la pace. «È tempo di fermare questa follia. È tempo di fermare le uccisioni. È tempo di porre fine a questa guerra insensata», ha affermato con chiarezza.
Ma cosa c’è dietro tutto questo? Il fatto che gli Stati Uniti di Trump non considerino la Russia una minaccia alla propria sicurezza nazionale di primaria importanza. Un cambio di rotta che, in realtà, era già stato sancito dal precedente documento sulla sicurezza nazionale redatto dall’amministrazione: ruolo - quello di avversario strategico numero uno - che spetta altresì alla Cina su cui l’amministrazione Usa vuole concentrare tutti gli sforzi, archiviando il prima possibile la partita ucraina. Uno scontro che più che militare potrebbe profilarsi in un ambito commerciale.
In un mondo dove la Cina emerge come principale sfida strategica per gli Stati Uniti, il disgelo con Mosca potrebbe rappresentare non solo la fine della guerra in Ucraina, ma anche l’inizio di una pragmatica rivalità tra potenze, lontana però dai toni di uno scontro esistenziale.