Non solo oro e argento, previsioni super bullish per questo metallo a causa della grande paura

Laura Naka Antonelli

17 Dicembre 2025 - 06:53

Attenzione a questo metallo, i cui prezzi secondo gli analisti avrebbero ancora ampi margini di crescita. Qualcuno intravede livelli “stratosferici”.

Non solo oro e argento, previsioni super bullish per questo metallo a causa della grande paura

Non solo oro e argento. La comunità degli analisti, guardando a cosa accadrà al mercato dei metalli nel corso del 2026, sta attenzionando anche i prezzi di un altro illustre componente del settore, che darà a loro avviso grandi soddisfazioni a chi deciderà di investirvi.

I motivi attengono non tanto ai fondamentali economici del comparto quanto, piuttosto, alla psicologia degli investitori, esattamente al fattore paura. Certo, questo metallo beneficia di una grande domanda, che vede protagoniste le aziende che scommettono sulla transizione energetica e sull’AI (intelligenza artificiale). Ma, riguardo all’offerta, più che di scarsità sono i timori sui dazi USA di Donald Trump che stanno condizionando la disponibilità di questa commodity.

Di conseguenza, sono diversi gli analisti che ritengono che i prezzi di questo metallo continueranno a correre anche l’anno prossimo, e che hanno sfornato di conseguenza previsioni decisamente bullish.

Rame, nuovi rally anche dopo la buona performance nel 2025? L’assist dell’opportunità di arbitraggio

Il metallo in questione è il rame, noto come metallo rosso, i cui prezzi hanno già riportato una performance in forte rialzo nel corso di quest’anno.

I futures sul rame con scadenza a tre mesi scambiati sul London Metal Exchange si aggirano attorno a $11.515 la tonnellata, mentre i futures sul mercato americano COMEX sempre con scadenza a tre mesi - marzo - viaggiano attorno a $11.814.

Il divario garantisce opportunità di arbitraggio, consentendo agli operatori di acquistare rame dove costa meno, ovvero sull’LME, dunque sul mercato di Londra, per poi rivenderlo dove costa di più, ovvero sul Comex e di guadagnarci, laddove i costi di trasporto, assicurazione, stoccaggio e conversione dei contratti siano inferiori al differenziale del prezzo.

Questo differenziale, tuttavia, esiste per una ragione ben precisa, essendo il riflesso dei timori sui dazi USA.

Come il timore di nuovi dazi USA sta condizionando i prezzi del metallo

Il fenomeno è, infatti, il seguente: chi teme l’introduzione di dazi sui beni importati dagli Stati Uniti — in questo caso sul rame — sta spostando rame fisico direttamente sul COMEX, svuotando di conseguenza le scorte al di fuori degli USA, in particolare quelle presenti in Europa e in Asia, e restringendo così l’offerta globale.

Parallelamente, a causa di queste dinamiche, negli Stati Uniti le scorte di rame stanno aumentando.

Attenzione, però: in questo caso l’incremento delle scorte statunitensi non implica un surplus di offerta, bensì un fenomeno di hoarding legato ai timori sui dazi, ovvero un’accumulazione che, nel sottrarre il metallo alla circolazione globale, alimenta le tensioni sul mercato e spinge i prezzi al rialzo.

Previsioni Citi, prezzi rame fino a $15.000 entro secondo trimestre 2026

E’ in questo contesto che gli analisti di Citi hanno detto di ritenere che i prezzi del rame continueranno a balzare, salendo fino a $13.000 la tonnellata agli inizi del 2026, per poi avanzare anche fino a $15.000 entro il secondo trimestre dell’anno prossimo.

Gli esperti del colosso di Wall Street hanno spiegato che, a loro avviso, la corsa delle quotazioni continuerà grazie alla domanda più solida, che sarà trainata dai settori della transizione energetica e dell’intelligenza artificiale.

Gli stessi hanno poi ricordato che, in generale, i processi di elettrificazione, di espansione delle reti elettriche e di costruzione di data center richiedono grandi quantità del metallo per cablaggi, trasmissione di energia e infrastrutture di raffreddamento.

Citi ha poi citato, motivando la sua view bullish, sia la presenza di fenomeni come i deficit previsti, dovuti alla limitata capacità produttiva delle miniere, che il continuo “ accaparramento ” negli Stati Uniti legato alle opportunità di arbitraggio.

Saranno tutti questi fattori insomma che, secondo la sua divisione di ricerca, contribuiranno a sostenere i prezzi del metallo rosso, in una fase in cui le previsioni indicano che “gli Stati Uniti accumuleranno le scorte globali di rame e, in uno scenario rialzista, attingeranno ulteriormente a stock al di fuori degli USA, di per sé già limitati”.

C’è chi scommette su massimi stratosferici

Tra i tori sul rame anche Andrew Glass, CEO di Avatar Commodities, secondo il quale i prezzi della commodity schizzeranno a “ nuovi massimi stratosferici ”, soprattutto perché l’accaparramento fisico negli Stati Uniti continua a ridurre la disponibilità a livello mondiale.

Glass ha spiegato che il rally in corso riflette una “ distorsione decisamente irregolare ”, condizionata principalmente dalla grande paura di nuovi dazi, piuttosto che dai tradizionali fondamentali della domanda e dell’offerta, facendo notare come la domanda di rame in Cina, di fatto, abbia deluso negli ultimi mesi.

Più cauta Ewa Manthey, strategist della divisione delle materie prime di ING, che prevede prezzi fino a 12.000 dollari per tonnellata nel secondo trimestre del 2026, e che ha avvertito allo stesso tempo che il trend al rialzo delle quotazioni finirà con il comprimere i margini nei settori ad alta intensità energetica.

Prudente anche la divisione di ricerca di Morgan Stanley, che ha confermato il suo scenario base per il 2026 a 10.650 dollari per tonnellata, annunciando al contempo uno scenario più ottimistico che punta a $12.780 dollari per tonnellata.

Gli esperti di Morgan Stanley hanno avvertito inoltre, sebbene le stime siano di rischi al rialzo sui prezzi, di non escludere rischi al ribasso, in particolare proprio quello che la grande paura legata alle tariffe sia in realtà esagerata.

Se quest’ultimo scenario dovesse realizzarsi e gli Stati Uniti dovessero dunque escludere in modo definitivo la possibilità di imporre dazi sul rame raffinato, l’effetto potrebbe essere il rilascio del metallo precedentemente accumulato in previsione di tali misure, e la conseguente pressione sui prezzi.

Alla base delle previsioni bullish ci sono anche motivi di natura fondamentale

Ma rischi al rialzo, e non solo per motivi legati alla paura dei dazi di Trump, sono stati individuati anche dalla divisione di ricerca di Deutsche Bank, che si è riferita anche alle continue interruzioni dei lavori di estrazione nelle miniere che hanno impattato negativamente sulle aspettative sulla crescita futura dell’offerta.

In una nota, Deutsche Bank ha definito il 2025 un anno caratterizzato da pesanti interruzioni, o ritardi nella produzione che hanno costretto diversi importanti produttori a rivedere al ribasso le stime di output.

Nell’ultima settimana, hanno rivelato i suoi analisti, diversi produttori chiave di rame hanno inoltre aggiornato le rispettive previsioni di produzione, riducendo l’outlook sui livelli di produzione, nel corso di 2026, di circa 300.000 tonnellate.

Nel complesso, vediamo un mercato chiaramente in deficit, con la produzione mineraria più debole nel quarto trimestre del 2025 e nel primo trimestre del 2026”, hanno scritto gli analisti del colosso tedesco, precisando di stimare dunque nuovi picchi per i prezzi del rame e tensioni sul mercato nella prima metà del 2026.