«Non perderete il lavoro a causa dell’AI, ma del collega che utilizza l’AI». La profezia del CEO di Nvidia

Giulia Sami

20 Maggio 2026 - 17:49

Secondo Jensen Huang, CEO di Nvidia, i lavoratori rischiano di essere sostituiti più dalle persone che sanno come utilizzare l’intelligenza artificiale che dalla tecnologia stessa.

«Non perderete il lavoro a causa dell’AI, ma del collega che utilizza l’AI». La profezia del CEO di Nvidia
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Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, durante una tavola rotonda alla Stanford Graduate School of Business, ha parlato di intelligenza artificiale e della conseguente evoluzione del mercato del lavoro, visto che sempre più aziende stanno sfruttando questa tecnologia nelle attività quotidiane.
Secondo Huang, è improbabile che l’intelligenza artificiale sostituisca completamente il ruolo dell’uomo. Ciò che farà, invece, è automatizzare le attività ripetitive, rendendo i dipendenti notevolmente più produttivi.

Ma la sua profezia non si esaurisce qui. Secondo il CEO, più che della tecnologia stessa, i lavoratori dovrebbero preoccuparsi di integrare l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro. Per Huang, infatti, l’AI sarebbe destinata a diventare uno strumento quotidiano in quasi ogni settore, e chi non imparerà a utilizzarla rischierà inevitabilmente di restare indietro rispetto alla trasformazione del mercato.
Il punto, quindi, non sarebbe tanto la sostituzione dell’uomo con la macchina, quanto il vantaggio competitivo ottenuto da chi saprà collaborare con questi sistemi. Altrimenti, il rischio è quello di essere sostituiti da chi, invece, è capace di sfruttarla in maniera efficace.

La risonanza mediatica dell’intervento è stata poi amplificata da un tweet di Elon Musk su X, che ha condiviso il video commentandolo con una sola parola: “Vero”.

L’intelligenza artificiale all’interno di Nvidia

Huang ha affermato durante la tavola rotonda che gli agenti basati sull’intelligenza artificiale stanno già entrando a far parte del flusso di lavoro di ingegneria del software di Nvidia. Anzi: a suo avviso, “gli ingegneri del software che sanno come utilizzare l’intelligenza artificiale e i sistemi agentici sono i più richiesti e quelli che ottengono i migliori risultati”.

Quindi, stando alle sue parole, l’automazione dei compiti non comporta necessariamente l’eliminazione del lavoro stesso. Huang ha spiegato che, prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale gli ingegneri elaboravano un’idea e poi dedicavano del tempo a programmarla. Oggi, invece, l’intelligenza artificiale contribuisce ad abbreviare tale processo, consentendo ai team di passare più rapidamente all’idea successiva.
Il CEO ha inoltre spiegato che gli agenti AI interagiscono continuamente con gli ingegneri durante lo sviluppo, chiedendo istruzioni, suggerimenti e indicazioni sui passaggi successivi.

“Chi non userà l’AI rischierà di perdere il lavoro”

Huang ha incoraggiato i lavoratori a imparare a utilizzare gli strumenti di AI, dato che la loro diffusione si sta estendendo a tutti i settori. Ha affermato che “l’AI è una tecnologia incredibile che tutti dovrebbero saper usare”.
E, di fatto, il suo non è solo un consiglio, bensì una strategia di sopravvivenza. Perché poi ha aggiunto:

I lavori di tutti cambieranno a causa dell’intelligenza artificiale. Alcuni lavori scompariranno; è ovvio che in ogni rivoluzione industriale alcuni lavori vengono semplicemente eliminati, ma ne vengono creati moltissimi di nuovi. Tutti dovranno utilizzare l’intelligenza artificiale, perché se non lo faranno, perderanno il posto di lavoro a favore di chi invece la utilizza”.

Quindi, l’idea del CEO è questa: tutti dovremmo imparare a utilizzare l’intelligenza artificiale. Altrimenti, il rischio è di essere superati da chi saprà sfruttare meglio queste tecnologie. L’intelligenza artificiale non è più una mera competenza “extra”, ma una nuova forma di alfabetizzazione professionale destinata a diventare essenziale in ogni settore.
Secondo questa visione, il problema non sarebbe l’intelligenza artificiale in sé, ma l’incapacità di adattarsi al cambiamento. E, se si vuole sopravvivere, e restare competitivi, bisogna evolversi. Perché remare contro il progresso non solo non è possibile, ma è anche - ormai - uno svantaggio professionale del tutto evitabile.

Il futuro del lavoro passa dall’intelligenza artificiale?

Sebbene le sue dichiarazioni possano suonare allarmanti, Huang si è mostrato ottimista sul valore che l’intelligenza artificiale può apportare al lavoro. In sostanza, non si parla di una sostituzione, ma di imparare nuove abilità, e di utilizzare questa tecnologia come alleata nella nostra quotidianità.
L’idea, dunque, non è quella di considerare l’AI come un rivale destinato (inevitabilmente) a batterci, bensì come uno strumento capace di aumentare la produttività e velocizzare le attività lavorative. Per citare le parole di Huang:

“ciò che l’intelligenza artificiale farà è rendere più efficienti le attività che svolgiamo nel nostro lavoro. Il nostro lavoro non consiste nel destreggiarci con un foglio di calcolo, né nel digitare su una tastiera. Il nostro lavoro è in genere molto più significativo di questo. Sono abbastanza convinto che l’intelligenza artificiale stimolerà la produttività, la crescita dei ricavi e, di conseguenza, un aumento delle assunzioni”.