No, il virus non è diventato più buono: parola dell’infettivologo Galli

L’infettivologo Galli ha esposto la sua teoria sulla forza del coronavirus. La sua idea, da esperto in materia, è chiara: no, il virus non si è indebolito e non è diventato più buono

No, il virus non è diventato più buono: parola dell'infettivologo Galli

Coronavirus più buono, con meno carica infettiva in questa fase dell’epidemia? No, secondo il direttore di malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano.

L’infettivologo Galli ha respinto come vere e proprie “sciocchezze” le teorie secondo le quali l’epidemia oggi sarebbe meno forte e il virus trasformato in più buono. Non ha risparmiato critiche ai suoi “illustri colleghi” il medico milanese, che ha poi dato alcune sue indicazioni scientifiche sull’andamento epidemiologico del momento.

Il coronavirus, a suo dire, resta lo stesso. La situazione secondo Galli.

Il virus non è più buono: la spiegazione di Galli

Intervistato nella trasmissione del martedì sera Cartabianca, l’infettivologo Galli ha voluto chiarire la teoria secondo la quale il virus sarebbe diventato più buono.

Una dichiarazione assolutamente infondata secondo l’esperto di malattie infettive, che manca proprio di fondamento medico. Galli ha offerto una sua spiegazione di quanto sta accadendo oggi in Italia e nel mondo con i contagi del coronavirus, parlando con una certa veemenza anche contro i suoi illustri colleghi, sostenitori di tesi poco attendibili.

Queste le considerazioni dell’infettivologo:

“Un virus diventato buono? No, il solito virus. Quarant’anni di studio, qui si continua a parlare. Gli esperti dicono una cosa e l’opposto. I miei illustri colleghi si sono improvvisati una competenza su virus e epidemia, venendo magari da fantastici curricula da altri campi”

Una valutazione di metodo innanzitutto, che secondo Galli va sottolineata perché alla base di ogni dichiarazione medico-scientifica devono esserci competenza, riscontro pratico, conoscenza.

E poi c’è il merito della questione e la teoria è chiara: non c’è nessun virus più buono, considerando anche i focolai riaccesi in Italia proprio in queste settimane. Chi lo afferma, quindi, dovrebbe:

“giustificare i pazienti che in questo momento a Tor Vergata hanno purtroppo una ventilazione meccanica venendo dal focolaio del San Raffaele. Dobbiamo distinguere, tra la coda di un’epidemia – con casi di minore gravità perché quelli che dovevano andar male sono già andati male – e la continua volontà di andare a dire in giro che il virus è diventato buono. È una grossolana sciocchezza, vale la pena di dirlo una volta per tutte”

Galli, inoltre, ha ricordato che anche quello che sta accadendo in altre parti del mondo mette in evidenza quanto il virus sia uguale a prima. Come spiegare, altrimenti, i contagi scoppiati in Cina, in Germania e la tragedia in Brasile?

Asintomatici: ce ne sono di più adesso?

Altro tema caldo e smentito da Galli è quello degli asintomatici. Ce sono di più adesso rispetto a prima?

No secondo l’infettivologo. Anche questa teoria, infatti, sarebbe da smentire poiché non è affatto provata su base scientifica e medica.

“Sfatiamo il mito che gli asintomatici ci siano solo ora. C’erano anche all’inizio. Su 100 casi, quelli gravi sono 10, forse anche meno. Non stravolgiamo i criteri dell’epidemiologia per favore”

Il coronavirus, quindi, c’è ed è sempre uguale. Quello che cambia sono la fase dell’epidemia e le misure adottate per arginarla, oltre alla carica infettiva che dipende dallo sviluppo del virus in ogni persona. L’infettivologo Galli ha queste convinzioni.

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