Gli Stati Uniti sono entrati in una fase di ottimismo: la recessione si allontana e l’atterraggio morbido è ormai considerato molto probabile.
Rispetto all’Europa, dove invece soffiano ancora i venti di crisi, la potenza americana è vista uscire dal periodo più nero, nonostante permangano dei dubbi sugli effetti dei tassi alti della Fed - che potrebbe ancora inasprire la politica a settembre - e sulla tenuta dei conti americani. Fitch ha fatto scalpore con il suo downgrade sulla potenza pochi giorni fa, chiamando in causa anche un debito in aumento e forse poco sostenibile.
In generale, però, domina un clima di ottimismo. Gli economisti di JPMorgan Chase hanno abbandonato il loro appello alla recessione, unendosi a un crescente coro di Wall Street che ora pensa che una contrazione non ci sarà.
Pur rilevando che i rischi sono ancora elevati e che la crescita futura sarà probabilmente lenta, i previsori della banca ritengono che il flusso di dati indichi che è possibile un atterraggio morbido. È davvero così o ci sono rischi?
Perché la recessione Usa non ci sarà: la stima di JP Morgan
Michael Feroli di Jp Morgan, ha detto ai clienti che le metriche recenti indicano una crescita di circa il 2,5% nel terzo trimestre per gli Usa, rispetto alla precedente previsione per un’espansione di appena lo 0,5%. Così riferisce l’analisi di Cnbc.
La lieve contrazione, quindi, dovrebbe essere scongiurata. I dati positivi, infatti, si sono uniti alla risoluzione dell’impasse del tetto del debito al Congresso come segnale di fiducia. Inoltre, il contenimento di una crisi bancaria a marzo ha spazzato via i venti finanziari avversi.
Secondo Jp Morgan ci sono anche guadagni nella produttività, dovuti in parte alla più ampia implementazione dell’intelligenza artificiale e una migliore offerta di manodopera, anche se le assunzioni si sono attenuate negli ultimi mesi.
C’è da evidenziare, inoltre, che l’umore a Wall Street è cambiato per quanto riguarda l’economia.
All’inizio di questa settimana, anche Bank of America ha escluso la recessione. La banca vede ora una crescita quest’anno del 2%, seguita dallo 0,7% nel 2024 e dall′1,8% nel 2025.
Anche Goldman Sachs ha recentemente abbassato la probabilità di una recessione al 20%, dal 25%.
Le proiezioni del Pil della Federal Reserve a giugno indicavano i rispettivi livelli di crescita annuale superiori all′1%, 1,1% e 1,8%. Il presidente Jerome Powell ha detto la scorsa settimana che gli economisti della Fed non pensano più che una contrazione del credito porterà a una lieve recessione quest’anno.
Cosa può andare storto negli Usa? I rischi
Feroli di JP Morgan ha affermato che il rischio di recessione non è del tutto escluso. In particolare, ha citato il pericolo della politica della Fed che ha visto attuati 11 aumenti dei tassi di interesse da marzo 2022. Tali aumenti hanno totalizzato 5,25 punti percentuali, ma l’inflazione si mantiene ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca centrale.
Sebbene una recessione non sia più il nostro scenario modale, il rischio è ancora molto elevato secondo l’esperto. Da considerare ci sono i possibili effetti ritardati della stretta creditizia per esempio.
Anche i prezzi di mercato indicano fortemente una recessione.
Un indicatore della Fed di New York che tiene traccia della differenza tra i rendimenti del Tesoro a 3 mesi e a 10 anni indica una probabilità del 66% di una contrazione nei prossimi 12 mesi, secondo un aggiornamento di venerdì. La cosiddetta curva dei rendimenti invertita è stata un affidabile previsore di recessione.