Grazie al boom di Nokia chi ha acquistato azioni dell’azienda finlandese negli anni 70 si è ritrovato con un tesoro, ammesso sia riuscito a vendere nel momento giusto.
In Finlandia Hannu Virtanen è un nome comune, un po’ come Mario Rossi in Italia. Ma c’è un Hannu Virtanen che negli anni Ottanta fece qualcosa di straordinario nella sua semplicità: comprò azioni Nokia quando costavano ancora 10 marchi finlandesi, circa 1,70 euro di oggi, e attese. Due decenni dopo, grazie alla crescita travolgente dell’azienda tecnologica, era diventato milionario.
La sua storia non è un caso isolato. Nokia è probabilmente il titolo azionario che ha creato più milionari pro capite nella storia europea. Chi comprò azioni negli anni Ottanta, quando l’azienda era ancora un conglomerato industriale che produceva di tutto, carta, cavi, stivali, televisori e telefoni, e le mantenne per un decennio, visse una delle rivalutazioni più spettacolari mai registrate in Borsa.
Tra il 1990 e gli anni Duemila il titolo Nokia crebbe dell’80.000%. No, non è un errore di battitura: 80.000% in dieci anni. Chi investì 1.000 marchi nel 1990 si ritrovò con 800.000 marchi al culmine del boom, quando il titolo toccò i 65 euro per azione e Nokia era diventata la nona società più capitalizzata al mondo.
Quando Hannu Virtanen comprò le sue azioni, Nokia stava attraversando una trasformazione silenziosa. Sotto la guida del CEO Kari Kairamo, nominato nel 1975, l’azienda aveva deciso di diventare troppo grande per la sola Finlandia e di puntare sull’elettronica. Nel 1979 aveva fondato con Salora la joint venture Mobira per sviluppare la telefonia radio. Nel 1983 acquisì Salora, diventando il più grande produttore scandinavo di televisori. E nel 1987 lanciò il primo telefono portatile a marchio proprio.
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All’epoca pochi investitori finlandesi ebbero la pazienza di seguire questi piani a lungo termine. Più della metà delle nuove azioni emesse da Nokia nel 1987 finì infatti in mani straniere. Chi invece resistette con i suoi 10 marchi per azione, come fece Virtanen, fu ricompensato oltre ogni aspettativa.
La Finlandia degli anni Novanta è piena di storie simili. Il caso più documentato è quello del comune di Pukkila, 1.700 abitanti: nel 1962 un anziano amministratore di condominio, Onni Nurmi, lasciò in eredità al paese 780 azioni Nokia, con il vincolo che non potessero mai essere vendute. Per anni sembrò una limitazione. Poi Nokia esplose e quelle azioni, grazie agli split ripetuti e alla rivalutazione, trasformarono il piccolo comune in una delle municipalità più ricche della Finlandia.
Ma i Virtanen erano ovunque. Operai, impiegati, insegnanti che negli anni Ottanta avevano messo da parte qualche risparmio e comprato azioni di quella strana azienda che faceva un po’ di tutto. La Finlandia del 2000 era profondamente diversa da quella del 1985, e Nokia ne era una delle ragioni principali.
Poi, come spesso accade nelle grandi storie di successo, arrivò anche il capitolo amaro. Se nel giugno 2000 il titolo valeva 65 euro per azione, nel 2012, con l’avvento di iPhone e Android, le azioni erano scese sotto i 2 euro. Chi vendette nel momento giusto diventò ricco. Chi invece rimase aggrappato troppo a lungo a quei titoli vide evaporare gran parte della propria fortuna.
Nokia vendette poi il business dei telefoni a Microsoft nel 2013 per 5,4 miliardi di euro. Hannu Virtanen, come tanti altri, fece la scelta giusta: comprò quando quasi nessuno ci credeva ancora e incassò quando era il momento di farlo. Una decisione semplice, quasi banale solo in apparenza, che lo trasformò in un uomo ricchissimo.