Grazie al principio del ne bis in idem nessuno può essere punito due volte per lo stesso fatto, ma neanche soltanto giudicato nuovamente. Ecco come funziona.
“Ne bis in idem” non è sicuramente il brocardo più conosciuto o citato fuori dal settore giuridico, ma è allo stesso tempo un principio di massima rilevanza. È proprio grazie a questo principio che una sentenza può diventare davvero definitiva, impedendo che chi ha già affrontato un processo e sia risultato innocente sia nuovamente riportato a difendersi tra le aule di tribunale. Allo stesso modo, nessuno può essere punito due volte per lo stesso fatto. Ecco come funziona.
Ne bis in idem, cosa vuol dire e cos’è
L’uso della locuzione latina non è un vezzo. Questo principio affonda le sue radici nel diritto romano, che tuttora influenza lo scheletro ordinamentale di moltissimi Paesi del mondo, sia di civil law che di common law, e ovviamente ciò vale a maggior ragione per l’Italia. Letteralmente “non due volte per la stessa cosa”, il principio del “ne bis in idem” è un pilastro fondamentale esistente in quasi tutti gli ordinamenti giuridici moderni del mondo, per quanto scarsamente applicato in contesti autoritari e/o con debole tutela della legalità.
È affermato a livello Ue, con riconoscimento transnazionale del giudicato penale tra gli Stati membri, mentre per i Paesi extracomunitari bisogna rifarsi esclusivamente a trattati specifici e accordi bilaterali, che di norma privilegiano comunque l’interesse dei singoli Stati alla repressione dei reati all’interno della propria giurisdizione. Il principio del ne bis in idem si trova nell’articolo 4 del protocollo n. 7 della Cedu (Convenzione dei diritti dell’uomo) come «diritto di non essere giudicato o punito due volte» a meno che la sentenza sia inficiata da gravi motivazioni, secondo la legge dello Stato interessato.
In Italia, è disciplinato dall’articolo 649 del Codice di procedura penale, che vieta di porre nuovamente sotto processo penale l’imputato prosciolto o condannato con una sentenza irrevocabile. In mancato rispetto del divieto, il giudice è obbligato al proscioglimento, mentre in presenza di più sentenze si applica sostanzialmente quella più favorevole (secondo specifici criteri definiti dall’articolo 669 del Codice di procedura penale).
È un principio indispensabile nel diritto penale a garanzia del giusto processo, ma che di fatto influenza anche il giudizio di fatti rilevanti sotto doppi profili, soprattutto amministrativo e penale. È utile a tal proposito richiamare la sentenza n. 45974/2024 della Cassazione, secondo cui le sanzioni amministrative sono compatibili con quelle penali anche avendo ad oggetto lo stesso fatto se perseguono finalità complementari, nel rispetto dei criteri di proporzionalità e necessità.
I rischi di impunità
Sebbene indispensabile per garantire certezza e salvaguardare la cittadinanza, il rispetto del ne bis in idem può essere criticato per i rischi di impunità che inevitabilmente comporta. Gli appassionati di gialli avranno già intuito la questione. Nel suo esordio letterario (Poirot a Styles Court) l’investigatore belga impedisce che un assassino la faccia franca, smontando il piano criminale con cui intendeva sfruttare proprio il ne bis in idem, o, visto che parliamo del diritto anglosassone, del double jeopardy. Siamo però nell’Inghilterra degli anni ‘10, dove il giudizio di primo grado con giuria era tendenzialmente unico e definitivo.
Al giorno d’oggi, grazie ai numerosi correttivi previsti negli anni nei vari Paesi, questi rischi sono pressoché marginali e in ogni caso più che compensati dalle esigenze pubbliche. Nell’ordinamento italiano, nello specifico, il rischio di impunità è reso trascurabile soprattutto dalla precisa e rigida definizione del «medesimo fatto». La sentenza n. 18822/2024 della Cassazione ne fornisce un esempio perfetto, chiarendo che il principio non viene violato in caso di più giudizi su condotte analoghe avvenute in momenti temporali differenti.
Idem: cosa si intende per medesimo fatto
Arrivando direttamente dal diritto processuale romano, il principio “ne bis in idem” impedisce che siano proposte più domande giudiziali differenti sullo stesso fatto. Quest’ultimo deve essere interpretato nella concezione di fatto storico, una o un insieme di azioni che si sono verificate in un tale momento temporale e luogo. Questa definizione prescinde dalla classificazione giuridica dell’azione compiuta, altrimenti sarebbe proponibile un nuovo giudizio per ogni diversa classificazione del reato o modifica del Codice penale.
Non importa cioè il nome attribuito al reato, ma l’esatta condotta contestata, circoscritta per tempo e luogo. La sopracitata pronuncia è particolarmente importante perché riguardava la criminalità organizzata, in cui gli illeciti sono sempre prolungati nel tempo (si tratta infatti di un reato permanente). L’imputato in questione è stato quindi legittimamente processato due volte per associazione di tipo mafioso (rispetto alla stessa organizzazione criminale) relativamente a periodi di tempo diversi.
Ne bis in idem, limiti ed eccezioni
Il principio del ne bis in idem non è da intendersi in maniera assoluta, è di fatto molto raro che un reato, tale o presunto, venga analizzato una sola volta. Questo perché il nostro ordinamento riconosce la possibilità di appello e il ricorso in Cassazione, che possono essere esercitati entro i tempi previsti, ossia fino a quando la sentenza passa in giudicato.
È soltanto a questo punto, quando la sentenza è definitiva e dunque inappellabile, che comprendiamo davvero la portata del divieto. Se una persona è stata già giudicata per un crimine commesso (o non commesso), non può essere nuovamente portata a processo per lo stesso fatto dopo la sentenza definitiva. In caso contrario verrebbero meno le esigenze di certezza della giustizia e i cittadini sarebbero esposti, privi di tutela, all’arbitraria azione dello Stato.
Quest’ultimo, disponendo di risorse ben più considerevoli rispetto al singolo individuo, sarebbe infatti legittimato a ripetere il processo fino a ottenere l’esito sperato. Ecco perché il principio del ne bis in idem e i mezzi di impugnazione delle sentenze sono tra i fondamentali strumenti a garanzia del giusto processo.
Non bisogna poi dimenticare che il nostro ordinamento ammette anche la revisione del processo, limitata a casi eccezionali e solo a vantaggio dell’imputato. La libertà personale viene privilegiata, limitando il pericolo di una continua ansia processuale, proprio in virtù del ne bis in idem. La possibilità di introdurre una revisione contra reum (a sfavore dell’imputato) è molto dibattuta, anche ai sensi dell’orientamento internazionale, ma al momento è da considerarsi inesistente.
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