NASpI, guida all’indennità di disoccupazione: requisiti, durata e importi 2021

Simone Micocci

4 Ottobre 2021 - 16:38

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NASpI, la guida: dal calcolo dell’importo alla durata, ecco come funziona e quali sono le regole alla base dell’assegno di disoccupazione INPS. Importi e limiti in vigore per tutto il 2021.

NASpI, guida all'indennità di disoccupazione: requisiti, durata e importi 2021

La NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) è quell’indennità mensile di disoccupazione - con importo e durata variabili a seconda della situazione contributiva di chi ne fa domanda - riconosciuta a coloro che perdono involontariamente il lavoro. Spetta in caso di interruzione di un contratto di lavoro subordinato, mentre per le collaborazioni vi è un altro strumento: la DIS-Coll.

La NASpI, riconosciuta a patto che vengano soddisfatti determinati requisiti, è stata introdotta dall’articolo 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n° 22, in sostituzione di atre due prestazioni di disoccupazione, quali l’ASpI e la MiniASpI.

Si tratta dunque di uno strumento di prioritaria importanza per chi improvvisamente si trova senza lavoro, il quale può perlomeno godere di un’indennità sostitutiva - con la relativa copertura previdenziale - per alcuni mesi in cui risulta disoccupato, con la speranza che questo periodo finisca quanto prima.

Tuttavia, vista la complessità nel calcolo della durata, ma anche dell’importo, sono in molti coloro che vogliono effettivamente capire come funziona la NASpI, specialmente chi che ne ricorre per la prima volta.

Nelle righe che seguono vedremo punto per punto le istruzioni utili a saperne di più su questo strumento, così da aver chiaro quello a cui si avrà diritto qualora se ne soddisfino tutte le condizioni.

NASpI: chi ha diritto all’indennità di disoccupazione

Come anticipato, questa indennità spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione. Nei suddetti lavoratori sono compresi anche:

  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Non possono accedere alla prestazione, invece,

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • operai agricoli a tempo determinato e indeterminato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per i quali resta confermata la specifica normativa;
  • lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la NASpI.

Per disoccupati si intende quei soggetti privi di impiego che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. Con “involontariamente” si comprendono anche coloro che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa, come pure i lavoratori licenziati per motivi disciplinari.

E ancora, rientrano nei casi in cui si parla di perdita involontaria del lavoro:

  • dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità, ossia a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, purché sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro secondo le modalità di cui all’articolo 7, legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall’articolo 1, comma 40, legge 92/2012;
  • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso altra sede della stessa azienda distante più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in 80 minuti o più;
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione di cui all’articolo 6, decreto legislativo 22/2015;

Altro requisito è quello per cui sono necessarie almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. A ta proposito, sono valide tutte le settimane contributive, a patto che risulti erogata una retribuzione non inferiore ai minimi settimanali.

NASpI dipendenti pubblici

Come abbiamo appena visto l’indennità di disoccupazione NASpI spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti, del settore pubblico e di quello privato. Nel settore pubblico, però, è necessario fare un distinguo.

La NASpI spetta al dipendente pubblico solo nel caso abbia un contratto a tempo determinato; per i lavoratori a tempo indeterminato la NASpI non spetta. Di fatto, quindi, l’insegnante precario che viene assunto con contratto a termine alla conclusione del rapporto di lavoro può richiedere l’indennità di disoccupazione mentre l’insegnante assunto a tempo indeterminato che viene licenziato per motivi disciplinari o per superamento del periodo di comporto non ha diritto alla NASpI.

I dipendenti pubblici, da sempre, denunciano una disparità di trattamento rispetto ai dipendenti privati (che non emerge solo per quel che riguarda l’indennità di disoccupazione ma anche, per esempio, nella liquidazione del trattamento di fine rapporto) ma tant’è: la legge questo prevede.

La NASpI, quindi, non solo non prende in considerazione nei quattro anni precedenti l’evento di disoccupazione i periodi lavorati alle dipendenze della Pubblica Amministrazione con contratto a tempo indeterminato per il calcolo delle retribuzioni che danno luogo all’importo dell’indennità, ma neanche i periodi che, di fatto, potrebbero far crescere la durata del beneficio.

Per il lavoro svolto nella Pubblica Amministrazione a livello di NASpI, quindi, è determinante il tipo di contratto sottoscritto se a tempo determinato o a tempo indeterminato.

NASpI: requisiti per colf e lavoratori domestici

Come anticipato prima, nel calcolo della contribuzione utile che dà luogo alla NASpI si prende in considerazione solo quella per cui è dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. Ebbene, questa disposizione non si applica ai seguenti lavoratori:

  • lavoratori domestici (comprese colf e badanti);
  • lavoratori a domicilio;
  • dipendenti con periodi di lavoro estero;
  • lavoratori interessati da neutralizzazione con contribuzione di interesse molto datata;
  • lavoratori agricoli.

Nel caso del lavoro domestico, dunque, anche se la retribuzione è più bassa, ad esempio in caso di part-time, si considera comunque l’anno come coperto interamente qualora il part-time corrisponda a un minimo di 24 ore lavorative a settimana.

Per tutti gli altri lavoratori, invece, per i periodi lavorativi con part-time si applicano delle regole differenti.

NASpI e politiche attive

Prima di fornire tutte le istruzioni su come si calcolano importo e durata della NASpI, soffermiamoci su alcuni chiarimenti preliminari relativi a cos’è e come funziona il sussidio di disoccupazione introdotto dal Jobs Act.

La NASpI è l’indennità di disoccupazione che viene erogata ai lavoratori dipendenti in caso di cessazione involontaria dell’attività lavorativa e tra i requisiti per il riconoscimento vi è quello di impegnarsi nella ricerca attiva di lavoro.

I percettori di NASpI che non si impegneranno nel trovare un nuovo lavoro e non parteciperanno ai servizi messi a disposizione dai Centri per l’Impiego potranno essere sanzionati, sulla base di quanto previsto dal decreto legislativo 150/2015, fino alla revoca del beneficio.

Coloro che presenteranno domanda di NASpI e che saranno ammessi al beneficio dovranno recarsi presso i CPI e stipulare un Patto di Servizio volto alla ricerca di nuova occupazione e che impegna il disoccupato a partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Anche nel 2021 la NASpI si incrocia con il reddito di cittadinanza: chi ha perso il lavoro e percepisce l’indennità di disoccupazione potrà anche fare domanda per il RdC.

Ad illustrare istruzioni in merito a regole e modalità di calcolo della NASpI è stata la circolare Inps n. 224 del 15 dicembre 2016, con la quale sono state fornite le indicazioni operative a seguito delle modifiche introdotte con i decreti legislativi n. 150/2015 e 185/2016.

Circolare INPS n. 224 del 15 dicembre 2016
Misure di condizionalità e regime sanzionatorio per i percettori delle prestazioni di disoccupazione.

Nelle istruzioni pubblicate dall’Inps viene inoltre previsto che in caso di mancato rispetto delle regole previste nel Jobs Act i lavoratori sono sottoposti a sanzioni che possono comportare fino alla revoca del diritto a percepire l’assegno di disoccupazione.

Va detto comunque che negli anni questa regola viene applicata sempre meno, tant’è che sono rari i casi in cui l’Inps fa decadere il beneficio per mancata presentazione al Centro per l’impiego.

NASpI: calcolo della durata

La durata dell’indennità di disoccupazione è calcolata in base alla storia contributiva del beneficiario.

La NASpI è infatti erogata dall’INPS per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Per determinare la durata dell’assegno di disoccupazione, non si calcolano i periodi contributivi che ne hanno già dato diritto.

La NASpI, sulla base di quanto previsto dalla normativa di riferimento e da ultimo con il decreto 150/2015 avrà durata massima di 24 mesi.

NASpI: calcolo dell’importo

Per il calcolo dell’importo della NASpI è preso a riferimento il reddito del lavoratore negli ultimi 4 anni di lavoro.

Il calcolo della NASpI corrisponde al 75% dell’imponibile medio degli ultimi 4 anni, e solitamente con una decurtazione del 3% a partire dal quarto mese di fruizione e per ogni mese successivo di percezione dell’indennità di disoccupazione. Questa decurtazione, però, è stata per il momento disapplicata, causa Covid: tornerà a decorrere dal 1° gennaio 2022.

Per capire a quanto ammonta l’importo del sussidio di disoccupazione bisognerà prima di tutto calcolare la retribuzione media settimanale percepita negli ultimi quattro anni. La cifra dovrà essere moltiplicata per il coefficiente fisso 4,33 per ottenere lo stipendio di riferimento sulla base del quale determinare il calcolo dell’importo riconosciuto.

Nel 2021, la NASpI è pari al 75% dell’importo dello stipendio medio, qualora pari o inferiore a 1.227,55€. Per i titolari di stipendi superiori all’importo di cui sopra, la somma riconosciuta sarà pari al 75% del proprio stipendio più il 25% della cifra in eccesso. L’importo massimo mensile della NASpI per il 2021 non può in ogni caso essere superiore a 1.335,40€.

Contributi figurativi NASpI

Quando un lavoratore è titolare di indennità di disoccupazione NASpI, i contributi figurativi sono riconosciuti automaticamente dall’INPS senza bisogno di presentare apposita domanda.

Si chiamano contributi figurativi perchè sono accreditati, senza alcun onere per il lavoratore, e vanno a coprire periodi per i quali la contribuzione effettiva è assente.

Ai fini del calcolo della pensione spettante i periodi di NASpI, quindi, vengono considerati come se il lavoratore avesse percepito una retribuzione (che viene rapportata alla media mensile delle retribuzioni dei 4 anni precedenti) entro un tetto mensile stabilito dalla norma e moltiplicato 1,4.

Ai fini della pensione, quindi, i periodi in cui si è percepito indennità di disoccupazione sono validi esattamente come quelli effettivamente lavorati.

Da notare che ai fini del calcolo della quota retributiva della pensione la stessa viene elaborata eseguendo un doppio calcolo, uno che esclude i contributi figurativi della NASpI, ed una che li include. Confrontando i due calcoli poi, l’INPS liquida la pensione con quello che è più favorevole al lavoratore.

NASpI e nuovo lavoro

Il lavoratore in NASpI è obbligato a comunicare all’INPS la nuova attività se avvia una nuova attività. Se invece trova nuovo lavoro subordinato non sempre l’obbligo sussiste. Vediamo come comportarci.

In caso di nuovo lavoro subordinato, l’obbligo non sussiste poiché la comunicazione dell’assunzione tramite modello Unilav assolve l’obbligo di comunicazione posto a carico del lavoratore.

In teoria, quindi, la comunicazione all’INPS in caso di assunzione subordinata non è dovuta ma in alcuni casi la stessa è necessaria ugualmente come nel caso di assunzione da parte di datore di lavoro nel pubblico impiego non privatizzato.

La comunicazione all’INPS, in ogni caso, serve anche a non vedersi sospendere la NASpI; comunicando il reddito presunto, invece, l’indennità viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto e solo in rapporto al periodo di tempo intercorrente tra l’inizio e la fine del contratto.

Per presentare la comunicazione all’INPS si utilizza il modello Naspi-com.

NASpI e ritenuta d’acconto

È bene chiarire che c’è una grossa differenza tra lavoro occasionale con ritenuta d’acconto e contratto di lavoro a chiamata.

La NASpI, infatti, è interamente cumulabile con lavoro occasionale con ritenuta d’acconto entro i 5.000€ l’anno così come previsto dall’articolo 54 bis del decreto legge numero 50 del 2017. Tali prestazioni lavorative, infatti, non incidono sullo stato di disoccupazione e pertanto è possibile svolgerle senza che esse vadano a diminuire l’importo del sussidio spettante.

In base, poi, a quanto previsto dalla circolare INPS numero 174 del 23 novembre 2017, entro i 5.000€ di reddito con ritenuta d’acconto per lavoro occasionale il titolare della NASpI non è tenuto neanche a dare comunicazione all’INPS dei compensi percepiti con l’attività occasionale.

Il contratto a chiamata, invece, si configura come lavoro intermittente e, solo nel caso non sia abbia obbligo di disponibilità, la NASpI viene interrotta solo nei giorni di lavoro prestato. Nei casi, invece, ci sia obbligo di disponibilità con l’erogazione dell’indennità di disponibilità occorre verificare il reddito che l’attività produce e solo se il guadagno è inferiore agli 8.145,00€ si mantiene la NASpI.

Di fatto, quindi, si può in ogni caso richiedere la NASpI ed accettare il lavoro tenendo presente che se si tratta di lavoro occasionale che da luogo a guadagni inferiori ai 5mila euro non si è tenuti a darne comunicazione all’INPS. Se si tratta di lavoro con contratto a chiamata, invece, bisognerà comunicare all’INPS ogni giornata che lavora (per la quale è prevista la sospensione della NASpI).

NASpI e collaborazione sportiva

Chiariamo subito che percepire compensi sportivi non comporta la decadenza della NASpI e a specificarlo è l’INPS nella circolare 174 del 23 novembre 2017. Con la circolare l’INPS chiarisce che svolgere attività sportiva dilettantistica percependo i relativi compensi non comporta sospensione, riduzione o decadenza della NASpI.

I compensi derivanti dall’attività sportiva sono interamente cumulabili con la NASpI e, anzi, il beneficiario dell’indennità di disoccupazione non è tenuto neanche a dare alcuna comunicazione all’INPS per l’attività sportiva e i compensi percepiti.
Fino a 10mila euro, tra l’altro, il compenso in questione è anche esente da tassazione fiscale e di conseguenza l’indennità per prestazioni sportive dilettantistiche non concorre alla formazione del reddito.

I compensi che rientrano in questa tipologia, interamente cumulabili con la NASpI, come si legge nell’ex articolo 67 , lettera m del TUIR sono quelli erogati “nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”.

Chi quindi presta attività di collaborazione con una società o un’associazione sportiva dilettantistica non è tenuto a comunicare all’INPS l’inizio dell’attività e i compensi percepiti per la stessa.

Domanda di NASpI

La domanda di NASpI va effettuata entro 68 giorni, pena decadenza, dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Per il licenziamento per giusta causa il suddetto termine decorre dal 38° giorno la data di cessazione.

La domanda va presentata telematicamente dal sito Inps, oppure chiamando il contact center (numero 803 164 gratuito da rete fissa, oppure 06 164 164 da rete mobile) oppure tramite enti di patronato e intermediari dell’Istituto.

Ticket licenziamento NASpI

Il ticket licenziamento NASpI è il contributo che il datore di lavoro deve obbligatoriamente versare in caso di cessazione del rapporto di lavoro involontaria. Il contributo deve essere corrisposto solo ed esclusivamente per le interruzioni involontarie di rapporti a tempo indeterminato e solo qualora il rapporto di lavoro si concluda per motivi non imputabili alla volontà del lavoratore stesso.

Il ticket, quindi, non deve essere versato qualora il dipendente presenti dimissioni volontarie.

Il contributo da versare all’INPS per la cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato è apri al 41% del massimale mensili di NASpI per 12 mesi di anzianità aziendale per gli ultimi 3 anni (sia per rapporti full time che part time) e per l’anno 2021 è pari a 503,30€ l’anno (che per 3 anni equivale a un ticket licenziamento massimo di 1.509€) che è, praticamente, il 41% di 1.227,55€, ovvero il massimale NASpI.

Si tratta, quindi, di un contributo che il datore di lavoro deve versare all’INSP all’atto di licenziamento del dipendente quale contributo NASpI e non riguarda, quindi, il dipendente che dal ticket, di fatto, non guadagna assolutamente nulla.

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