N26: tutti vogliono il mobile banking

N26 ha esteso il round di investimento di 100 milioni confermando la valutazione di 3,5 miliardi di dollari. Dello stato dell’arte e del futuro di una delle società Fintech con la più alta valutazione al mondo ne abbiamo parlato con Andrea Isola, General Manager di N26 Italia.

N26: tutti vogliono il mobile banking

N26 si conferma una delle società Fintech con la più alta valutazione al mondo. La banca fondata nel 2013 da Valentin Stalf e da Maximilian Tayenthal, che serve 5 milioni di clienti in 25 mercati, ha annunciato l’estensione del round di investimento Series D a 570 milioni di dollari, con un ulteriore aumento di oltre 100 milioni di dollari proveniente da tutti i principali investitori dell’azienda.

I fondi verranno utilizzati, riporta la nota dell’istituto, “per accelerare lo sviluppo dell’offerta di N26 e rafforzare la sua presenza nei suoi mercati principali, dove la richiesta di soluzioni di Mobile Banking è più elevata che mai”. Ad oggi, N26 ha raccolto circa 800 milioni, portando la sua valutazione a 3,5 miliardi.

“L’adozione del digital banking sta accelerando in un momento in cui il mondo si sta adeguando a una nuova normalità. Come una delle principali challenger bank al mondo, N26 è in prima fila in questo profondo cambiamento, guidando l’innovazione globale dall’Europa. In questo momento in cui gestire le proprie finanze da casa è più importante che mai, vogliamo essere sicuri che chiunque possa aprire un conto in pochi minuti, per esplorare la libertà e la sicurezza che il mobile banking offre", ha affermato Valentin Stalf, co-fondatore e CEO di N26.

Nei prossimi mesi, N26 continuerà a investire per accrescere la sua presenza nei suoi 24 mercati europei e negli Stati Uniti. La Mobile Bank sta inoltre gettando le basi per il suo prossimo ingresso sul mercato brasiliano ed è in procinto di richiedere una licenza FinTech locale in Brasile.

Per conoscere meglio N26 abbiamo contattato Andrea Isola, General Manager di N26 Italia.

Sono passati quasi sei anni dall’uscita del libro Breaking Banks di Brett King, un’opera giustamente considerata il manifesto del nuovo modo di fare banca. È decisamente probabile che, come per altri servizi innovativi, l’attuale contesto emergenziale finirà per rafforzare un trend, quello del passaggio da un sistema bancario tradizionale ad uno “totalmente digitale”, già in atto. Qual è il vostro giudizio?

Il nostro è un settore che ha registrato e che continuerà a registrare tantissimi cambiamenti. Credo che assisteremo ad un’accelerazione del processo di trasformazione digitale del comparto bancario: ci sarà meno necessità di andare fisicamente in filiale, questo soprattutto nel caso delle operazioni “semplici”, quelle più di routine. Ovviamente quando si tratta di prodotti complessi, come ad esempio un mutuo, la consulenza di un esperto, sia in termini di assistenza frontale che in videoconferenza, continuerà ad essere importante.

Qual è la lezione che le banche tradizionali possono ricavare dall’esperienza di N26?
Da sempre, nelle banche tradizionali, l’investimento in tecnologia è stato visto come un costo. Noi invece, oltre ad essere una banca, siamo anche una “tech company”, un’azienda per la quale la componente tecnologia è basilare. Oltre a continuare ad investire in tecnologia per migliorare prodotti e servizi, le banche tradizionali dovrebbero puntare sempre più sul rapporto con la clientela. Alle banche tradizionali oggi è richiesto di rivitalizzare tutta la parte che riguarda l’acquisizione di nuovi clienti, offrire servizi incentrati sulle reali necessità degli utenti e proseguire nel processo di riduzione dei costi, soprattutto per quanto riguardo la parte relativa le filiali.

Del rapporto con la clientela avete fatto un marchio di fabbrica.
Lavoriamo tantissimo con i nostri clienti per capirne i bisogni e le necessità. Anche in piena emergenza, abbiamo mantenuto il nostro supporto alla clientela operativo dal lunedì alla domenica dalle 7 alle 23. Degno di nota è anche il fatto che offriamo assistenza ai clienti sul territorio italiano in cinque lingue differenti.

Parliamo del vostro modello di business. Come combinate i servizi bancari “core”, quelli dell’“everyday banking”, con quelli che potremmo definire collaterali, come ad esempio i conti deposito, le assicurazioni e tutta quella galassia di servizi che fanno parte dell’infrastruttura fintech?
L’obiettivo di N26 è quello di diventare un App bancaria tramite la quale effettuare i pagamenti di tutti i giorni. Vogliamo offrire un servizio semplice, con notifiche istantanee, che si combina con le enormi possibilità offerte dalle collaborazioni con altre “Challenger Banks” e le “Incumbent” sulla parte assicurativa.

L’emergenza sanitaria ha finito per rivoluzionare interi settori. Quali differenze avete notato rispetto al passato?
Vediamo forti cambiamenti nel comportamento dei clienti: stiamo registrando minori prelievi da Atm ed un incremento dei pagamenti digitali. Secondo studi recenti, con il “lockdown” i pagamenti digitali, a livello globale, sono cresciuti di circa 5-10 punti percentuali ed in Italia, dove partiamo da un livello di digitalizzazione inferiore, ci attendiamo un incremento a due cifre. In particolare, per il nostro Paese negli ultimi tempi abbiamo riscontrato un incremento delle transazioni di e-commerce particolarmente marcati, tra il 10 e il 13 per cento, nelle fasce da 35 a 65 anni e oltre. Nel complesso, il “lockdown” ha portato ad un maggiore interesse per il “digital banking” e per l’apertura di nuovi conti.

Uno dei vostri slogan è “la prima banca che amerai”. Per alcune tipologie di clienti, penso ai millennial, siete l’unico modo possibile di fare banca. Altri stanno invece scoprendo la comodità e l’immediatezza del sistema bancario “mobile”. In Italia siete presenti dal 2017, qual è la situazione del mercato italiano, quali sono le armi a vostra disposizione che faranno innamorare i clienti italiani?
Lo scorso 26 marzo abbiamo realizzato la richiesta n.1 dei nostri clienti: l’Iban italiano. Si tratta di un servizio indispensabile per chi, già cliente, vuole far diventare N26 il conto primario. Particolarmente degno di nota è il fatto che il lancio dell’Iban italiano è avvenuto nel bel mezzo del “lockdown” e le oltre 100 persone coinvolte in questa operazione hanno operato da casa.
Tra gli altri prodotti che abbiamo lanciato c’è quello dell’Instant Issuing. In piena emergenza sanitaria ci siamo accorti che i nostri clienti a volte erano costretti ad attendere troppo, 7-10 giorni, per ricevere le carte a causa dei ritardi nelle consegne. Tramite l’emissione istantanea, dopo pochi minuti dall’apertura del conto N26 i clienti sono in grado di iniziare immediatamente la carta, sia per effettuare pagamenti digitali che nei negozi tradizionali, tramite Apple Pay e Google Pay.
Tra le nuove funzionalità c’è anche la ricarica istantanea e la funzionalità chiamata “Spaces”. La prima permette di ricaricare il conto tramite carta di debito, prepagata o da carta di credito mentre con “Spaces” è possibile mettere soldi da parte in vista di obiettivi o progetti futuri.

Avete notato differenze su ciò che vi viene chiesto dai clienti italiani rispetto agli altri Paesi o sotto questo punto di vista rilevate una certa uniformità nei vari Paesi in cui operate?
A fronte di alcuni prodotti che sviluppiamo per tutti i mercati in cui operiamo, come ad esempio Spaces, ce ne sono altri, come i pagamenti locali, che vengono richiesti dai consumatori di particolari Paesi. Ad esempio, pre-Covid dai clienti italiani sono arrivate diverse richieste per i versamenti di contanti.

Quella del versamento dei contanti rappresenta una sfida ricorrente per le banche digitali. Come avete risolto?

In questo caso la soluzione adottata da N26 è allo stesso tempo semplice e innovativa e si chiama “Cash26”. Cash26 è il servizio sviluppato da N26 che permette ai clienti di depositare e di prelevare contanti nei supermercati italiani. Inizialmente richiesto dalla clientela del Nord Italia, il servizio è stato via via allargato a tutto il territorio nazionale ed oggi è complessivamente disponibile in circa 600 punti vendita PAM & Panorama e nei negozi Penny.

In pochissimi anni siete stati in grado di entrare su un mercato “difficile” come quello bancario crescendo in maniera esponenziale. La sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Ci può anticipare quali saranno i prossimi passi di N26? Quali gli obiettivi sulla restante parte del 2020 e sul 2021?
Ci attendiamo di continuare l’attuale trend di crescita, ci vogliamo affermare come la migliore soluzione per quanto riguarda il “digital banking”. Per quanto riguarda l’Italia, dove anche in periodo di Covid abbiamo continuato a registrare incrementi nell’utilizzo di conti e servizi, vogliamo continuare a crescere sviluppando i servizi che i nostri clienti ci chiedono. Nelle prossime settimane, focus particolare sarà riservato alla componente “educational” per quei clienti che per la prima volta si trovano ad utilizzare i servizi digitali.

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