Mutui, ecco quando il tasso variabile tornerà ad essere più conveniente del fisso. La scelta del mutuo rappresenta una delle decisioni finanziarie più importanti per le famiglie, in quanto influisce sul bilancio familiare nel lungo termine.
Gli ultimi anni hanno visto una netta preferenza per il tasso fisso, grazie alla sua stabilità in un contesto di inflazione elevata e di rialzi dei tassi da parte della Bce. Tuttavia, il 2025 potrebbe segnare un’inversione di tendenza.
La progressiva riduzione dei tassi di interesse apre la strada a scenari più favorevoli per i mutui a tasso variabile.
Ma quando il tasso variabile tornerà ad essere più conveniente del fisso? La risposta dipende dall’evoluzione dell’Euribor, dai tagli ai tassi previsti e dalle dinamiche di mercato che influenzano le scelte dei consumatori. Secondo le previsioni, l’Euribor potrebbe scendere significativamente entro il 2025, parallelamente a ulteriori tagli dei tassi da parte della Bce. Questo cambiamento potrebbe rendere i mutui variabili nuovamente competitivi.
Analizziamo di seguito quando e come si potrà assistere a questa svolta.
Mutuo variabile o fisso, quale conviene adesso?
Le recenti decisioni della Banca Centrale Europea di ridurre i tassi di interesse hanno già avuto un impatto significativo sull’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile. Tuttavia, per il momento il mutuo a tasso fisso resta l’opzione più conveniente: a ottobre, i mutui fissi presentavano un TAEG medio del 2,79%, con una rata mensile di circa 584 euro per un finanziamento di 150.000 euro in 20 anni, nettamente inferiore rispetto al tasso variabile, che si attestava al 4,10%, con una rata mensile di 714 euro. A metà dicembre, la situazione è migliorata, ma il tasso fisso garatisce ancora una rata più bassa, con un tasso medio del 2,4%, contro il 3,5% del tasso variabile.
Questo trend riflette l’impatto delle decisioni di politica monetaria, ma evidenzia anche come il tasso variabile necessiti ancora di tempo per tornare a essere competitivo rispetto al fisso.
Secondo gli esperti, il percorso di allentamento monetario potrebbe proseguire anche nel 2025, con tre ulteriori tagli da 25 punti base ciascuno, portando l’Euribor vicino al 2%. La riduzione dell’Euribor, tuttavia, è un processo graduale e non dipende unicamente dalla politica monetaria, ma da diversi fattori, tra cui la stabilizzazione dell’inflazione e le dinamiche macroeconomiche globali.
Quando il tasso variabile sarà più conveniente del fisso?
Le previsioni per il 2025 suggeriscono che il tasso variabile potrebbe tornare competitivo nella seconda metà dell’anno, mentre il tasso fisso dovrebbe rimanere sui livelli attuali. Questo scenario si spiega con il legame diretto tra i tassi dei mutui a tasso fisso e i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. Con un fabbisogno di rifinanziamento del debito pubblico italiano stimato in 170 miliardi di euro per il 2025, i rendimenti dei nuovi BTP potrebbero restare elevati, favorendo una riduzione dello spread tra tassi fissi e variabili.
Se il TAN medio dei mutui variabili scendesse sotto il 3%, alcune offerte sul mercato potrebbero diventare più vantaggiose rispetto ai tassi fissi attuali.
A quel punto, la differenza tra il fisso e il variabile diventerebbe marginale, rendendo quest’ultimo un’opzione più interessante per chi desidera sfruttare eventuali ulteriori riduzioni dei tassi.
Nel 2026, il vantaggio del variabile potrebbe concretizzarsi definitivamente, con un TAN medio vicino al 2,50%, mentre i tassi fissi dovrebbero stabilizzarsi tra il 2,40% e il 2,60%. Questo scenario è particolarmente rilevante per chi prevede di estinguere anticipatamente il mutuo o per chi è disposto ad assumere un rischio calcolato, scommettendo su una ulteriore discesa dei tassi.
Tuttavia, non si tratta solo di numeri: la scelta tra tasso fisso e variabile dipenderà anche da fattori esterni, come le prospettive economiche globali e le decisioni di politica monetaria di altre banche centrali, e dalle esigenze finanziarie del richiedente.
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