Musk rinuncia a Marte. La sua nuova scommessa? Colonizzare la Luna in meno di 10 anni

P. F.

09/02/2026

Cambio di rotta clamoroso per SpaceX. Elon Musk abbandona (temporaneamente) il progetto per colonizzare Marte, ora punta a costruire una città autosufficiente sulla Luna in meno di 10 anni.

Musk rinuncia a Marte. La sua nuova scommessa? Colonizzare la Luna in meno di 10 anni

Per oltre vent’anni Marte è stato il faro ideologico e tecnologico di Elon Musk e della sua società aerospaziale SpaceX. Per il CEO di Tesla, il “Pianeta Rosso” era visto come un’assicurazione sulla sopravvivenza della civiltà, la seconda casa per gli esseri umani in caso di catastrofi terrestri. Oggi, però, quel sogno sembra fare un passo indietro. Almeno per adesso.

In un messaggio pubblicato su X, Musk ha annunciato un cambio di priorità che segna una svolta narrativa e strategica: “Per chi non lo sapesse, SpaceX ha già spostato l’attenzione sulla costruzione di una città autosufficiente sulla Luna”. Una scelta che, nelle sue parole, risponde a un criterio di urgenza più che di fascino.

La Luna come scorciatoia per il futuro di SpaceX

Secondo Musk, costruire una città autosufficiente sulla Luna sarebbe possibile in meno di dieci anni, un orizzonte temporale drasticamente più breve rispetto ai vent’anni (o più) necessari per un insediamento stabile su Marte.

Il motivo è soprattutto logistico. La Luna dista appena due giorni di viaggio dalla Terra e può essere raggiunta con lanci frequenti, ogni dieci giorni circa. Marte, invece, impone finestre di lancio rigide legate all’allineamento dei pianeti, che si aprono solo ogni 26 mesi e richiedono viaggi di sei mesi.

In quest’ottica, la Luna diventa la soluzione più rapida per quello che Musk definisce “l’obiettivo prioritario”: mettere al sicuro il futuro della civiltà umana. Resta però poco chiaro cosa intenda davvero per città “autosufficiente” e quanto questo progetto sia compatibile - o concorrente - con i piani già in campo delle altre agenzie spaziali.

Marte non scompare (ma slitta)

Il cambio di rotta non equivale a un addio definitivo all’insediamento su Marte. Musk sostiene che SpaceX inizierà comunque a lavorare a una città marziana entro 5-7 anni. Si tratta, tuttavia, di un ridimensionamento evidente, se si considera che fino a pochi mesi fa parlava di un primo razzo Starship senza equipaggio diretto sul pianeta già nel 2026.

Questa revisione delle tempistiche arriva in un momento delicato per l’impero di Musk. La recente acquisizione di xAI da parte di SpaceX ha ridisegnato le priorità industriali del gruppo, fondendo spazio e intelligenza artificiale in un’unica, gigantesca visione. Non a caso Musk guarda allo spazio anche come possibile sede futura di data center orbitanti, più efficienti dal punto di vista energetico.

La svolta è ancora più significativa se si guarda al passato recente. Solo un anno fa Musk liquidava i programmi lunari come una perdita di tempo, definendo la Luna una “distrazione” rispetto all’obiettivo marziano. Oggi quella stessa Luna diventa il fulcro della strategia SpaceX.

Dietro questa scelta, in realtà, c’è lo zampino della NASA, che da anni punta proprio sul ritorno dell’uomo sul territorio lunare. Il programma Artemis prevede di riportare astronauti sul satellite entro il 2028, più di mezzo secolo dopo l’ultima missione Apollo del 1972. SpaceX è un partner chiave: ha ottenuto contratti miliardari per sviluppare il lander lunare basato su Starship.

L’incognita Starship

Allo stesso tempo, è proprio Starship l’anello più fragile della catena di SpaceX. Il razzo più grande mai costruito è ancora in fase sperimentale, con test spesso spettacolari quanto distruttivi. Inoltre, il vettore non ha mai completato una missione orbitale operativa e il suo ruolo nel programma Artemis è oggetto di crescenti tensioni politiche e industriali.

Negli Stati Uniti cresce infatti la pressione per non perdere terreno nella corsa lunare con la Cina. Alcuni esponenti dell’amministrazione Trump hanno già messo in dubbio la capacità di SpaceX di rispettare le scadenze, minacciando l’ipotesi di affidarsi maggiormente a Blue Origin, la società concorrente di Jeff Bezos anch’essa impegnata nello sviluppo di un lander lunare.

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